HomeCulturaQuella Riccione bambina costretta a diventare di colpo grande


Quella Riccione bambina costretta a diventare di colpo grande


25 Settembre 2022 / Paolo Zaghini

Debora Grossi: “Il mare non l’ha fatto Lui” – Minerva.

Il romanzo di Debora Grossi racconta di una Riccione a cavallo fra la fine degli anni ’30 e il termine della guerra nell’autunno 1944. Protagonista e voce narrante il giovane Navarro, un Figlio della Lupa, ambizioso e costantemente alla ricerca di idoli: Benito Mussolini, Gino l’amico più grande, Dio. Navarro cresce mentre il regime fascista porta l’Italia alla guerra e alle distruzioni delle città, Riccione compresa. La fede fascista del giovane si perde con l’avanzare degli eserciti alleati in Italia.

Navarro, figlio del falegname Silvio, e il suo amico Orlando, figlio del bagnino Bianchi, nel 1939 hanno otto anni. Guardano il Duce giocare a tennis, lo vedono arrivare con il suo idrovolante o con il panfilo Aurora nelle acque di fronte al porto, notano il forte servizio di sicurezza attorno a Lui, assistono ai giochi dei suoi figli più piccoli nel giardino di Villa Margherita, la casa voluta e acquistata nel 1934 da donna Rachele.

Il racconto della Grossi si appoggia a fatti storici reali, per i quali si è documentata sulla ormai ricca bibliografia esistente. Le presenze del Duce a Riccione sono infatti ampiamente testimoniate dai numerosi articoli di giornale dell’epoca, dai filmati LUCE, dalle memorie dei riccionesi che hanno avuto a che fare con Lui in occasione delle sue visite e permanenze in Riviera.

La Grossi, riccionese, classe 1990, ha esordito nel 2019 con il suo primo romanzo, edito dalla Fandango, e scritto con l’amica Eleonora Calesini, “Il movimento dei sogni”. Dall’inizio di quest’anno collabora con “Il Resto del Carlino” e settimanalmente, nella sua rubrica “Il Segna-Libro”, recensisce un volume, con una preferenza per i libri per i ragazzi scritti dalla ormai numerosa schiera di autori riminesi per giovani. Inoltre dal 2018 gestisce a Riccione una piccola libreria gratuita, il Rifugio dei Libri, dove organizza eventi culturali e gruppi di lettura.

E’ una scrittura accattivante quella della Grossi, che racconta, in maniera delicata, anni difficili. I sogni, le speranze dei bambini protagonisti del racconto vengono messe a dura prova con lo scoppio della guerra, anche se nei primi tempi la vita prosegue quasi normalmente. “Quando la parola ‘guerra’ era arrivata nelle loro case si erano da subito immaginati una pioggia di fuoco sulla loro testa, non di poter fare il bagno in tranquillità”. Ma Navarro “ha in testa solo la guerra” e rispondendo al padre “Babbo, ma come fai a non pensarci?”. E il padre: “Se inizio a pensarci tutti i giorni smetto di vivere. Preferisco pensarci quando arriverà il momento”.

E poi quel momento arrivò: il 25 luglio 1943 cadde Mussolini: “Lui era stato per vent’anni l’uomo più ascoltato di tutti e tutti improvvisamente esultavano alla possibilità di non ascoltarlo più. Si erano stancati di quegli urli, di quelle invettive, delle leggi e delle regole, dei saluti in un modo, di una moda così e di quella dottrina lì. Improvvisamente tutti quanti avevano tirato un sospiro di sollievo”.

Ma per Navarro non è semplice capire gli adulti: “Perché mi facevate fare tutte quelle cose se non vi piaceva? Mi avete deluso, siete una delusione. Mi avete cresciuto dicendomi bugie!”. L’illusione che la guerra, con la caduta di Mussolini, fosse finita durò poche settimane. La fuga del Re l’8 settembre, la calata dell’esercito tedesco, l’occupazione militare dell’Italia, la lenta avanzata alleata della penisola, le prime formazioni partigiane sui monti, l’inizio dei terribili bombardamenti aerei sulle città. Anche su Rimini: il primo devastante bombardamento avvenne l’1 novembre 1943, a cui ne seguirono molte altre centinaia. Riccione non fu risparmiata.

Navarro “era cresciuto in un mondo che nel giro di pochi giorni era stato spazzato via”. “I turisti non esistevano più in nessun angolo d’Italia. Non c’erano le signorine allegre e vivaci, non c’era la fisarmonica nei locali del centro. Era tutto perduto”. I mesi del 1944 sono i peggiori: i tedeschi pattugliano le strade, il cibo scarseggia, le scuole sono chiuse, sono lunghe le ore del coprifuoco, la paura costante dei bombardamenti e le fughe verso i rifugi. Ed infine a settembre i giorni dello scontro fra gli eserciti fra le case semidistrutte e abbandonate di Riccione.

Navarro, con la famiglia, è costretto a scappare e trova rifugio presso un contadino in una valletta fra le colline corianesi. “Il fuoco delle mitragliatrici era accompagnato dal frastuono degli apparecchi che volavano a bassa quota, mentre la fanteria a terra, con i mortai, rispondeva con odio ai bersagli più vicini (…). Chiusi, al riparo in una cantina minuscola, se ne stavano stretti e sudati tutti e nove (…). Era quasi impossibile pensare alla salvezza anche se ogni città stava per essere liberata”.

“La prima divisione corazzata inglese aveva sfondato l’ultima roccaforte di collina dei tedeschi. Navarro si concentrò a osservare i movimenti di quegli uomini mai visti. Scoprirono che l’esercito dell’VIII armata britannica era molto diverso da quanto ci si poteva aspettare. Per la prima volta quei ragazzi e quei contadini si ritrovarono davanti ai loro occhi uomini indiani e nepalesi. Quell’incontro rappresentava la cosa più esotica e straniera mai provata nella loro vita. Avevano innanzi loro un popolo che solo pochi fortunati avevano sentito nominare a scuola”.
Ed infine il rientro a Riccione, dove ancora si scontravano tedeschi e militari alleati. Navarro rischia di essere ucciso …
L’epilogo del racconto, per la Grossi, tanti anni dopo: “Guardai mio nonno finire di raccontare la sua storia in mezzo alla tavolata di figli e nipoti, senza capire se tutto quello che aveva appena raccontato era vivo e fermo nella sua mente come fotografie o se era solo memoria annebbiata dagli anni. Non potrò mai saperlo, come non si potrà mai sapere se tutta questa storia è sua o di tutti”.

Paolo Zaghini