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Il Teatro di Rimini com’era e com’è rinato

Francesco Amendolagine – Livio Petriccione: “Il Teatro Galli. Tecniche e materiali per la ricostruzione degli apparati decorativi del capolavoro di Luigi Poletti” Maggioli.

Forse era necessario. Certamente però non per un pubblico largo. Un libro tecnico, largamente illustrato, dedicato alla ricostruzione del lavoro dell’arch. modenese Luigi Poletti (1792-1889) per la realizzazione del Teatro di Rimini fra il 1842 e il 1857 e a quello per la ricostruzione del Teatro fra il 2014 e il 2018.

Gli Autori sono due tecnici di grande valore: Francesco Amendolagine è storico dell’Architettura dell’Università di Venezia ed è uno degli artefici della rinascita del teatro veneziano La Fenice dopo l’incendio del 29 gennaio 1996. Livio Petriccione, architetto e Dottore di Ricerca in Ingegneria Civile, nella ricostruzione del Teatro “Galli” di Rimini ha ricoperto il ruolo di Direttore operativo di cantiere per gli apparati decorativi e gli arredi.

Essi hanno dato vita ad un’opera che racconta le tappe della prima edificazione e quella della ricostruzione odierna su progetto di Elio Garzillo, Corrado Azzolini con la collaborazione di Pierluigi Cervellati.

“La ricostruzione del teatro di Rimini ha richiesto, dal 1996 al 2018, una serie di studi e di ricerche al fine di appropriarsi di tutti gli strumenti conoscitivi attinenti l’attività dell’ingegnere e architetto Luigi Poletti, da una parte per la concreta attuazione del progetto ricostruttivo e dall’altra per una più profonda conoscenza di tutta l’avventura nell’architettura e nelle arti decorative del modenese”. La ricerca è stata eseguita dagli storici Giovanni Rimondini e Attilio Giovagnoli, coordinati dall’arch. Pierluigi Cervellati.

Poletti lasciò la sua biblioteca e il suo archivio in dono alla Città di Modena: dal 1924 la Biblioteca di Storia dell’Arte Luigi Poletti si trova nel palazzo dei Musei di Modena. Qui sono stati ritrovati i carteggi, i disegni dell’architetto modenese inerenti la costruzione del teatro di Rimini.

La pubblicazione inoltre vuol mettere in risalto gli aspetti legati all’impegno della ricostruzione degli apparati decorativi del teatro: “La ricerca sul teatro Galli di Rimini ha portato alla considerazione del sistema storico dei teatri dell’Emilia-Romagna, che costituisce per numero e qualità, un fenomeno eccezionale non solo a livello italiano, ma anche a livello europeo”. “Il teatro Galli rappresenta la summa delle specifiche conoscenze tecniche costruttive, delle raffinate sperimentazioni acustiche e costituisce in un certo modo ‘il canto del cigno’ dell’utilizzo del linguaggio architettonico e decorativo del neoclassicismo”.

I nuovi studi sull’opera dell’architetto Poletti, a cavallo del passaggio dallo Stato Pontificio al nuovo Stato italiano, rivelano essere stato esso un’artista più complesso di quanto finora la critica avesse considerato. “Il suo successo professionale e accademico lo portò a erigere tre teatri d’opera in un lasso di tempo fra il 1830 e il 1850, in cui il trionfo europeo della lirica italiana era indiscusso”: quello di Terni nel 1836, quello di Rimini nel 1842 e quello di Fano nel 1845.

Per Rimini “il Poletti elaborò un progetto di teatro maestoso, di espirazione neoclassica, con spirito innovativo, data la sua avversione alla ripetitività degli ordini dei palchetti, ai loggioni, alle ‘piccionaie’, alle scale ristrette, scomode e poco illuminate; contemplò la previsione di un colonnato a ordine gigante, un foyer ampio, scaloni spaziosi e scenografici, una sala strategicamente studiata per l’acustica e senza ostacoli per la visione dello spettacolo, un ampio loggione a balconata con la volta che si fissa sulla muratura perimetrale della sala e non sul prolungamento dei palchi”.

L’8 marzo 1843 fu posta la prima pietra della costruzione. Nel 1850 fu eseguito il collaudo. Nell’agosto del 1857 vi fu l’inaugurazione e l’apertura della stagione teatrale con la rappresentazione dell’opera “Aroldo” di Giuseppe Verdi. Nel 1859 esso fu intitolato a Vittorio Emanuele II.

Il teatro venne bombardato il 28 dicembre 1943, cento anni dopo la posa della prima pietra. Negli anni del dopoguerra ebbe inizio il lungo processo decisionale su cosa fare. Gli Autori ricostruiscono tutti i vari passaggi, le diverse soluzioni, l’intervento dei cittadini e di associazioni varie.

Alla fine “la filosofia progettuale, sottesa al lavoro dei progettisti, partendo dal progetto originale, considerando le modifiche intercorse, fa pensare all’evoluzione dell’intervento di restituzione dell’opera legato al fil rouge filologico, che porta alla ricostruzione progettata della sala, del palcoscenico e degli spazi connessi, secondo il ‘com’era, dov’era’. Nel ragionamento si deve considerare e riconoscere che l’evoluzione, nel tempo, delle tecnologie e delle normative costituisce inevitabilmente condizione di modificazione, sia rispetto al progetto originale, sia rispetto al residuato postbellico, ciò per adeguare la ricostruita struttura alle esigenze attualizzate, anche l’utilizzo di tecnologie avanzate è parte integrante del processo. La resitutio dell’opera darà alla macchina teatrale la capacità di soddisfare e rispondere alle moderne richieste di programmazione teatrale della città”.

Ancora una volta il Sindaco Andrea Gnassi nel suo Introibo (oibò, son dovuto andar a vedere sul dizionario il significato: “entrare nel discorso”) mette in evidenza l’importanza di ciò che è stato fatto, ridando a Rimini il Teatro Galli in tutto il suo splendore. “All’alba del secondo decennio del Duemila, il tema della ricostruzione del manufatto polettiano si trova a far i conti con un mutato contesto generale: dalla crisi economica e finanziaria mondiale ad un cambio d’epoca che modifica la società (…)”.

“Rimini affronta una inedita stagione, messa davanti al bivio se ‘conservare il conservabile’ oppure scommettere su una nuova stagione dello sviluppo urbano. Si decide per la seconda opzione, attraverso una visione urbana e di società che trae energia e ispirazione nel Piano strategico. La filosofia di questo strumento d’orizzonte ampio, condiviso dalla comunità riminese, è incentrata sul superamento degli interventi a compartimenti stagni, sul concetto di città compatta e omogenea in cui ogni elemento si mette ed è messo in relazione con tutti gli altri, in un respiro sincronizzato. Tutto ciò con l’obiettivo di fare di Rimini un’area urbana moderna ed europea, dall’alta sostenibilità sociale e ambientale, raggiungibile solamente investendo su azioni ad altissima concentrazione qualitativa”.

In questo contesto “il Teatro Galli non potrà essere ‘solo’ un luogo dove sedersi davanti a un palcoscenico per ascoltare e vedere musica, balletto e prosa ‘com’era’. E’ l’intero patrimonio storico della città che si avvia a una rinascita complessiva, tenendosi unito in un progetto d’insieme”.

Paolo Zaghini

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