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21 marzo 1518 – Verucchio diventa Città

Il 21 marzo 1518 papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de’ Medici) concede a Verucchio il titolo di “città”.  Come sottolinea Enrico Angiolini (“Statuta castri Veruchuli – Gli statuti quattrocenteschi di Verucchio”, 2011), non si tratta affatto di un semplice titolo onorifico: la qualifica di “città” comporta per la culla dei Malatesta «la definitiva cessazione di ogni sua residua soggezione giuridico-amministrativa a Rimini».

Papa Leone X ritratto da Raffaello

La disgregazione dello “stato riminese”, che i Malatesta avevano governato e ingrandito a partire dal “Mastin vecchio” da Verucchio nel XIII secolo, aveva avuto inizio con la rovina di Sigismondo nel 1462. Dopo la cacciata dei Malatesta da Rimini e il breve dominio veneziano, la sempre insofferente Santarcangelo  rammenta a Roma che il suo Vicariato è del tutto autonomo dalla Diocesi di Rimini.

Il titolo di “città”, però, sarà concesso ai santarcangiolesi solo nel 1828, quando davvero ormai è solo un riconoscimento simbolico. Gli altri castelli del contado vengono dati in feudo a questa o quella famiglia, sia per nepotismo, che per retribuire servizi resi ai pontefici. Benefici che spesso e volentieri vengono revocati dal successore, che provvede alla loro redistribuzione.

E infatti, prosegue Angiolini, «Verucchio conobbe nuovi periodi di governo pontificio diretto seguiti da svariate concessioni in feudo, in cui come molti altri luoghi delle “Terre della Chiesa” fu utilizzato dai pontefici quale strumento “patrimoniale”, mezzo per compensare economicamente e politicamente i servigi e i crediti di personaggi dell’entourage papale, come quel Giovanni Maria de’ Medici che aveva iniziato la sua carriera come ebreo convertito di origine tedesca, che aveva adottato nome e casato del pontefice suo benefattore Leone X e che da lui fu investito feudalmente di Verucchio assieme al figlio Camillo col titolo di conte nel 1516».

Papa Adriano VI

Nel 1521, alla morte di Leone X, questi Medici “acquisiti” vengono spodestati dal nuovo papa Adriano VI (l’olandese Adriaan Florenszoon, ultimo papa non italiano prima di Karol Wojtyła). Ma nel 1523 l’olandese muore e il nuovo pontefice è di nuovo un Medici, Giulio Zanobi di Giuliano, che assume il nome di Clemente VII e rimette i parenti al loro posto quali Conti di Verucchio. Ancora due anni e costoro vendono i loro diritti al congiunto Zanobi de’ Medici. Egli muore nel 1530. Resta Contessa di Verucchio la vedova Ippolita Comneno, figlia di Costantino principe di Macedonia e appartenente a una delle famiglie imperiali di Costantinopoli. Ippolita si risposa con Lionello da Carpi, che acquisisce pertanto la contea Verucchio fra i beni della sua famiglia, i Pio.

Papa Clemente VII

Verucchio passa poi al terzo figlio di Lionello, Alberto Pio. Ma nel 1580, con la bolla di revisione dei titoli feudali di Gregorio XIII del 1º giugno, Verucchio rientra nei domini diretti della Chiesa. Ormai la politica di Roma è cambiata, perché sta cambiando il mondo: il potere non è più delegato ai piccoli feudatari locali, ma sempre più accentrato.

Papa Gregorio XIII

Santarcangelo, Scorticata e tante altre microscopiche comunità locali seguono le sorti di Verucchio; poi toccherà a interi Ducati come quelli di Urbino e di Ferrara o ad antichissime Contee come quella di Sogliano che apparteneva ancora all’ultimo ramo dei Malatesta. Qua e là, come relitti della storia, resteranno ancora staterelli semi-indipendenti quali Scavolino, Gattara e Carpegna, in pieno possesso dei loro Principi ancora fino al 1818, dopo quasi mille anni di dominio. Solo allora il medio evo potrà dirsi  ufficialmente chiuso dalle nostre parti.

Salvo un’eccezione: la Repubblica di San Marino. Resistendo caparbiamente ai tentativi di Roma di cancellarla (l’ultimo nel 1739), conserverà le sue istituzioni da comune medievale fino a oggi.

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