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25 febbraio 2020 – A Rimini viene accertato il primo caso di contagio da coronavirus

Il 25 febbraio 2020 viene accertato il primo caso di coronavirus in Romagna dall’inizio della pandemia. Il paziente, subito ricoverato all’Ospedale Infermi di Rimini al mattino, è un uomo di 71 anni residente a Cattolica, titolare di un ristorante a San Clemente in Valconca appena rientrato da un viaggio in Romania.

Erano passati solo cinque giorni dal 20 febbraio, il giorno in cui a Codogno fu isolato il primo paziente paziente italiano positivo, e tre dal 22 febbraio, quando l’Italia pianse la prima vittima di Covid, il 78 di Vo’ Euganeo Adrian Trevisan . Ed erano i giorni in cui i riflettori di tutto il mondo erano puntati sull’Italia che di fatto era diventata, perlomeno agli occhi dell’opinione pubblica, il secondo epicentro dell’epidemia a livello mondiale dopo la Cina.

Al 25 febbraio, la gran parte dei contagi accertati in Italia risiedeva in Lombardia in un’area che nelle settimane successive sarebbe diventata il centro dell’epidemia di coronavirus, assieme a alle Province di Bergamo e Brescia. In Emilia Romagna, quel giorno, all’indomani dalla chiusura delle scuole, erano stati accertati 23 casi, quasi tutti riferiti a pazienti residenti nel piacentino e nel parmense terre non troppo lontane da quel  versante lombardo in cui si erano verificati i primi focolai e in cui gli Ospedali per primi dovettero fare i conti con un’emergenza che di là ai mesi successivi gli ospedali di tutto il mondo avrebbero conosciuto.

Il primo caso di coronavirus accertato nel riminese diventa subito una notizia di rilievo a livello nazionale.  “Il virus sbarca in Riviera, isolato il paziente 1” titola in apertura mercoledì 26 febbraio l’edizione bolognese de “La Repubblica”, mentre la notizia rimbalza già nella tarda mattinata sui quotidiani  online di tutte le principali testate nazionali.

“Primo caso di contagio accertato di Coronavirus in Romagna, sulla Riviera – scrive il Corriere della Sera già nel primo pomeriggio del 25 febbraio – si tratta di un settantunenne di Cattolica, comune a sud di Rimini al confine con le Marche. L’uomo ha un ristorante a San Clemente in Valconca, nell’entroterra della provincia di Rimini ed era appena rientrato da un viaggio in Romania, dove è rimasto dal 18 al 22 febbraio, quando è rientrato a tarda notte in Italia. Nella mattinata di lunedì, il settantunenne si è presentato in pronto soccorso a Cattolica con i sintomi tipici del contagio. I medici dell’ospedale romagnolo lo hanno quindi trasferito al reparto di malattie infettive dell’Ospedale di Rimini. Quattro sanitari dei nosocomi romagnoli, che lo hanno preso in carico, sono ora in quarantena“.

Il 27 febbraio ne parlano anche le autorità rumene. “Primo paziente positivo al Coronavirus in Romania – viene scritto ancora sul Corriere della Sera/Bologna – l’annuncio è arrivato nella tarda serata di ieri, a darlo è stato il ministro della sanità rumeno Victor Costache. «L’uomo che ha contratto la malattia è stato a contatto con un italiano arrivato e poi rientrato a Rimini». Residente a Gorj, stando a quanto riportano i media rumeni non sarebbe in pericolo di vita, ma in buone condizioni e in isolamento, ricoverato a Bucarest. L’agenzia Mediafax spiega che il paziente è un ventenne dipendente di un ristorante. La sua famiglia, composta da sette persone è stata posta in quarantena. Si tratta del quarto paziente contagiato dal ristoratore cattolichino di 71 anni, ricoverato all’Ospedale Infermi di Rimini, anche lui in buone condizioni al reparto malattie infettive”.

Nei giorni immediatamente successivi in Valconca vengono isolate decine di casi di contagio di coronavirus in parte legati a clienti e personale del ristorante di cui à titolare il primo paziente contagiato di cui si è ha avuto notizia nel riminese, ma non solo. Il virus aveva dunque iniziato a circolare in tutta l’area e il contact tracing non era sufficiente a ricostruire la catene dei contagi. E, forse, a posteriori, non fu nemmeno un caso.

Proprio nella Valconca e la zona sud della Riviera, assieme al versante settentrionale della Provincia di Pesaro, di lì a pochi giorni e poi ancora nelle settimane successive e fino al termine del primo lockdown  (e della cosidetta prima ondata) l’epidemia di coronavirus si sarebbe propagata a rapido ritmo, riempiendo gli ospedali e le terapie intensive, e mietendo, purtroppo, anche centinaia di morti.

Il 7 marzo 2020 con un anticipo di due giorni sull’Italia intera, la Provincia di Rimini e quella di Piacenza furono dichiarate “zone rosse” entrando di fatto in lockdown e nei mesi successivi nella Provincia riminese furono adottati provvedimenti più restrittivi che altrove.

La sera del 7 ottobre 2020, intervistati dal cronista de La Repubblica Rosario Di Raimondo al Cinema Fulgor di Rimini, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e l’allora commissario ad acta per l’emergenza Sergio Venturi rivelarono che nelle prime settimane “l’epidemia a Rimini andava propagandosi con percentuali di contagio simili a quelle registrate in Lombardia“, una delle aree – come è noto – più colpite dalla pandemia a livello globale. Allo stesso modo, tuttavia, sindaco e commissario spiegarono che “con le misure restrittive adottate l’emergenza era poi rientrata e lo scenario più drammatico era stato scongiurato“.

 

 

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