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28 dicembre 1543 – Muore l’ultimo Sigismondo Malatesta

Il 28 dicembre 1543 Sigismondo Malatesta muore a Reggio Emilia. Del suo glorioso avo porta solo il nome: questo Sigismondo (II) è figlio di Pandolfaccio e di Violante Bentivoglio, nato nel novembre del 1498. Avrà per fratelli Roberto, Isabella, Annibale, Ginevra, Malatesta e Galeotto.  Zio di Giacomo e di Lamberto Malatesta da Sogliano, sposerà Giulia della Mirandola, figlia del conte Giovan Francesco, da cui avrà Ercole e Roberto.

Sempre accanto al padre Pandolfo IV fino alla definitiva cacciata da Rimini nel 1528, Sigismondo conduce la vita del soldato, o soldataccio, di ventura, raccogliendo ben poca gloria e tirando avanti alla meno peggio, fra repentini cambi di bandiera, duelli (sempre perduti) e litigi con le autorità. Fino all’ultimo spera di tornare ad essere il signore di Rimini, provando a chiedere aiuto perfino ai Turchi.

Così Carlo Tonini rievoca gli ultimi mesi della sua tormentata esistenza:

«Apparteneva questi a una branca malatestiana passata a Cesena, ed era condottiere de’ VenezianiPortava anch’egli il nome di Sigismondo; il quale non avendo tuttavia deposto il pensiero di riconquistare la patria, come vide al tutto disperata l’impresa, finalmente nel 1543 fece la risoluzione di ricorrere all’ajuto del Turco. Empia risoluzione, al biasimo della quale non sono parole che bastino; ma di cui non faremo tanta meraviglia, sé ci ridurremo alla mente, che altrettanto operava, appunto in questi medesimi anni, il re cristianissimo (Francesco I re di Francia),  per le sue particolari vendette contro Carlo V».

Ha del patetico immaginare questo malconcio condottiero che prende il mare e arriva fino a Ragusa (Dubrovnik) nella speranza di raggiungere Costantinopoli per convincere il Sultano Solimano il Magnifico a scatenare una guerra con la Cristianità apposta per lui.

Solimano il Magnifico

E lo stesso Sigismondo, una volta nella Repubblica ragusea, deve essersene reso conto:

«Ma pòi dissuaso da si folle pensiero, ritornò a Venezia, e indi’ passo à Reggio negli stati Estensi, dove preso da mortale infermità fini la travagliata vita la notte tra il 27 e il 28 decembre del 1543. Delle varie azioni sue, in genere, per vero, assai biasimevoli, andammo toccando tratto tratto, secondo l’ordine de’ tempi, molte cose nel corso di questa storia, e qui non prenderemo a ricordarle. Bensì ricorderemo, che i figliuoli suoi, Ercole e Roberto, mossero poi, sotto Paolo IV, causa a Roma per rivendicare il feudo di Rimini, ma con tutto a loro danno, perché questo fu giudicato perduto per la fellonia di Pandolfo loro avo».

Gli ultimi Malatesta non ricevono neanche uno straccio di indennizzo, di cui probabilmente si sarebbero ben accontentati. Ormai la Rimini malatestiana non esiste più.

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