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29 dicembre 1808 – A Rimini rimangono solo sei parrocchie

Alla fine del 1808 avviene a Rimini una «nuova riduzione delle parrocchie pubblicatasi dal Vescovo il 29 decembre, la quale poi ebbe effetto nel gennaio del 1809».

Così Carlo Tonini, che aggiunge: «Le parrocchie della città furono ristrette a sei. Dalle chiese e dagli oratorii chiusi furono detratte le pitture e ogni altra opera d’arte, delle migliori delle quali impadronissi il Governo. Furono insieme eccitati i parrochi a curare l’iscrizione esatta de’ matrimonii, delle nascite e delle morti nell’ufficio dello Stato civile; e fu cessato il costume della distribuzione delle candele benedette nella solennità della Purificazione di M. Vergine».

Monsignor Gualfardo Ridolfi, Vescovo di Rimini dal 1807 al 1818

Le sei parrocchie supersiti sono: San Giovanni Evangelista (Sant’Agostino), Santa Maria in Trivio (San Francesco, ovvero il Tempio Malatestiano), San Bartolomeo (San Giovanni Battista nell’omonimo Borgo), San Giuliano, Santa Maria dei Servi, San Nicolò.

Sono tutti provvedimenti conseguenti al decreto promulgato fin dall’8 luglio 1805, in esecuzione del Concordato stipulato fra la Santa Sede e il Bonaparte. Ma l’operazione non è semplice e si procede con un certo riguardo; Napoleone ora è imperatore incoronato in Notre-Dame e non si presenta più come nemico della religione.

Fra l’altro, permette che a Rimini il Vescovo Ferretti possa riaprire il Seminario, chiuso nel 1799. E quando nel 1809 la cattedrale viene trasferita da S. Giovanni Evangelista (S. Agostino) al Tempio Malatestiano, l’imperatore dona al Vescovo Ridolfi un nuovo altare in marmo; per la sua salvezza ai giorni nostri si batteranno fra gli altri Vittorio Sgarbi e l’antiquario riminese Maurizio Balena .

Quanto alle “pitture” che furono “detratte”, è vero che molte divennero pubblica proprietà del Demanio, ma solo tre lasciarono Rimini: la “Sant’Eufemia” di Donato Creti (proveniente dall’omonimo monastero soppresso), la “Deposizione” del Cotignola (proveniente dall’oratorio di Santa Maria in Acumine, la “Madonna della Gomma” in Corso d’Augusto) e il “San Giacomo in gloria” di Simone Cantarini (proveniente dall’oratorio dei SS. Giacomo e Filippo in via Cairoli, anch’esso soppresso).

Come scrive il Ponte (“Il miracolo dell’Epifania”, 29 luglio 2012): «Una volta accatastati nell’ex convento milanese della Passione, questi dipinti presero direzioni opposte: l’opera di Donato Creti finì ad abbellire i muri della chiesa parrocchiale di Osnago (in Lombardia), la mal ridotta tavola raffigurante la deposizione del Cristo rimase per molti anni nei depositi di Brera fino a quando, per merito di Corrado Ricci, fu restaurata e trasportata su tela ed esposta nella pinacoteca. Infine la bella tela del marchigiano Cantarini era destinata alla Reale Galleria milanese, ma, fortunatamente, dopo la sconfitta di Napoleone, nel 1816, fu restituita alla nostra città e a tutt’oggi è esposta al secondo piano dei Musei Comunali».  

Simone Cantarini detto Simone Pesarese (1612-1648): “S. Giacomo in gloria”)

Prima delle soppressioni napoleoniche, Rimini era suddivisa in ben 23 parrocchie. Possiamo individuarle nella tavola (da “Le città nella storia d’Italia- Rimini” di Grazia Gobbi e Paolo Sica, Laterza 1982), dove le parrocchie (con le loro pertinenze evidenziate graficamente) sono indicate con numero bianco in campo nero (il cerchio nero indica quelle soppresse); i quadrati indicano monasteri e conventi; il triangolino, le Confraternite con chiesa propria; gli Oratori con cerchietto nero. Un elenco tuttavia incompleto, che non cita per esempio la seicentesca Madonna della Scala, S. Giuseppe al Porto, i luoghi sacri suburbani come quelli di Covignano, o S. Lazzaro del “Terzo” a Miramare.

Erano parrocchie (le ultime 3 fra parentesi furono creare in occasione della soppressione):

  1. S. Maria al Mare
  2. S. Maria in Corte
  3. S. Tommaso
  4. S. Vitale
  5. S. Cataldo
  6. S. Croce
  7. S. Michele in Foro
  8. S. Giorgio in Foro
  9. S. Innocenza
  10. S. Maria in Trivio
  11. SS. Simone e Giuda
  12. S. Bartolo
  13. S. Agnese
  14. S. Colomba
  15. S. Maria in Agumine
  16. S. Gregorio
  17. SS. Giovanni e Paolo
  18. S. Giovanni Evangelista
  19. S. Martino ad Carceres
  20. S.Giuliano in Borgo
  21. S. Giovanni Battista in Borgo
  22. SS. Crocefisso in Borgo
  23. S. Maria della Neve
  24. (S. Maria dei Servi)
  25. (S. Nicolò)
  26. (S. Bartolomeo)

Ciascuna comprendeva una miriade di monasteri, abbazie e oratori, spesso appartenenti a Confraternite: a fine ‘700 c’era in tutto una sessantina di edifici religiosi solo entro la cerchia delle mura e nei Borghi. Senza contare quelli già scomparsi o sconsacrati, come la chiesa dei SS. Andrea Donato e Giustina (VI sec.?) che diede il nome alla Porta e al Borgo; quella, anch’essa antichissima, di S. Silvestro nell’odierna piazza Cavour demolita a metà ‘500; S. Maria in Torre muro, eretta sui resti dimenticati dell’Anfiteatro e poi inglobata dai Cappuccini; l’oratorio di S. Biagio (o Biagino) a Montecavallo; la Cella dei Cruciferi che diede il nome alle Celle.

L’oratorio di S. Biagino a Montecavallo (B) in un cabreo del 1768

Alcune parrocchie erano minuscole e comprendevano praticamente un solo isolato o perfino meno: la più piccola, S. Maria della Neve, nel 1786 aveva una sola casa, con 9 famiglie e 72 anime; a S. Giorgio in Foro non apparteneva per intero neppure tutto l’isolato in cui sorgeva, quello della Torre dell’Orologio in piazza tre Martiri. 

All’opposto, la più estesa entro le mura era la parrocchia di S. Bartolo e nonostante la chiesa fosse assai piccola (sorgeva presso l’Arco d’Augusto all’angolo con Via S. Chiara) comprendeva ben 413 edifici, 690 famiglie, 2231 anime; un territorio tanto vasto derivava dal lontano passato alto-medievale, quando tutta la parte sud orientale di Rimini era rimasta spopolata e grandi estensioni di terreno abbandonato erano state poi occupate da monasteri. Le altre grandi parrocchie erano quelle dei Borghi o che, come S. Maria al Mare, vi avevano appartenuto prima di essere inglobate in nuove cerchie di mura: 361 edifici e 1992 anime per la chiesa che arrivava a servire tutto il Borgo Marina, poiché gli altri luoghi sacri o erano chiese conventuali (come San Nicolò, dei frati Celestini) o piccoli oratori (S.Antonio al porto, S. Antonio abate). S. Giuliano aveva giurisdizione sulle 294 case e 1340 anime do tutto il Borgo omonimo; S.Giovanni Battista, all’estremità opposta, comprendeva 205 edifici e 739 anime. 

Gli edifici religiosi e i monumenti di Rimini evidenziati nella carta della Biblioteca Vaticana (1660 ca.)

Dal censimento dei danni del terremoto del 1786 redatto dal Valadier, sappiamo che Rimini aveva allora poco più di 12 mila abitanti, 570 dei quali erano religiosi distribuiti in 14 conventi, 3 ospizi di frati, 7 monasteri di monache, 3 “conservatorii” e 14 case di vedove.

Monasteri e conventi erano:

  1. Cassinesi di S. Giuliano
  2. Celestini di S. Nicolò
  3. Serviti
  4. Monache del Cuor di Gesù
  5. Domenicani
  6. Celibate di S. Cecilia
  7. Agostiniani
  8. Canonichesse Lateranensi di S. Sebastiano
  9. Monache degli Angeli
  10. Teatini
  11. Conventuali di S. Francesco
  12. Paolotti
  13. Monache di S. Eufemia
  14. Zoccolanti di S. Bernardino
  15. Cappuccini
  16. Canonici Lateranensi di S. Marino
  17. Monache di S. Matteo
  18. Monache di S. Chiara
  19. Carmelitani
  20. Cistercensi
  21. Francescani della Colonnella.

Le Confraternite che avevano chiese proprie erano: 

  1. S. Caterina
  2. SS. Marco e Sebastiano
  3. S. Filippo Neri “dell’Aspettazione”
  4. B. Vergine del Suffragio
  5. S. Giacomo
  6. S. Rocco
  7. S. Girolamo
  8. S. Omobono
  9. S. Nicola da Tolentino
  10. S. Antonio in Piazza
  11. S. Giuseppe
  12. S. Croce

C’erano poi gli oratori, alcuni dei quali (S. Stefano, S. Gregorio fuori le mura) erano stati chiese e monasteri in tempi antichissimi:

  1. S. Antonio da Padova
  2. S. Antonio Abate
  3. SS. Rosario
  4. S. Francesco Saverio
  5. B. Vergine del Giglio
  6. S. Barbara in Fortezza
  7. la Colonnellina
  8. S. Stefano
  9. S. Michele
  10. S. Spirito
  11. S. Gregorio

L’oratorio di S. Francesco Saverio (per i rimines, la Chiesa del Suffragio) era annesso al grande Collegio dei Gesuiti, poi divenuto Ospedale e oggi Museo della Città.

Dopo la caduta di Napoleone, la restaurazione pontificia lasciò le cose come stavano. Impossibilitata a ripristinare il regime delle decime e gli anacronistici privilegi ormai invisi a tutti, non c’erano più i mezzi per sostenere questo mastodontico apparato. Ed è a partire da allora che gran parte di questi edifici scomparve: venduti a privati e adibiti ad abitazioni e magazzini, ma per lo più demoliti per recuperare materiale edilizio e per costruire abitazioni al loro posto; solo pochissimi saranno quelli distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

(nell’immagine di apertura, Papa Pio VII firma il Concordato del 1805)

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