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3 febbraio – “Sen Bies e’ porta la niva me nes”

Il 3 febbraio tutte le Chiese cristiane commemorano San Biagio (Sebastea d’Armenia, III secolo –  3 febbraio 316), vescovo e martire.

San Biagio nel Libro d’Ore di Catherine de Cleves (1440, Morgan Library Museum)

Secondo la tradizione Biagio (dal latino Blesus, “balbettante”, nomignolo attribuito comunemente agli stranieri: l’Armenia era allora un regno indipendente dall’impero romano, convertito al Cristianesimo prima di esso) era in origine un medico.   Sarebbe stato torturato dai romani di Licinio  con pettini di ferro per cardare la lana e poi decapitato. Fra i suoi miracoli, l’aver salvato dalla morte un bambino che aveva ingoiato una lisca di pesce. Si ritiene che questo prodigio alluda a una guarigione dalla difterite, una delle principali cause di morte dei bambini fino al ‘900, prima delle vaccinazioni.

“Il supplizio di San Biagio ” in una miniatura della  Legenda sanctorum aurea (1362-Bayerische Staatsbibliothek, Monaco)

San Biagio è pertanto invocato contro ogni mal di gola: è tra i quattordici “Santi ausiliatori”. Durante la sua celebrazione liturgica, in molte chiese i sacerdoti benedicono le gole dei fedeli accostando ad esse due candele, spesso benedette il giorno prima, quello della Candelora. E’ stato eletto a patrono da otorinolaringoiatri, pastori, agricoltori, cardatori, fiatisti, materassai e “in mancanza di un santo patrono a loro dedicato, a cavallo tra il 2013 e il 2014 alcune équipe d’animazione l’hanno eletto a protettore, indicandolo come patrono degli animatori” (Wikipedia).

“San Biagio torturato” in un frammento del Messale di Clemente VII (1523-1534, British Library)

Sen Svir par prim, Senta Maria Candlora, Sen Bies cavalir, la Madona de fug”, San Severo per primo, Santa Maria Candelora, San Biagio cavaliere, la Madonna del Fuoco:  in questa filastrocca romagnola che ricorda i primi quattro giorni di febbraio, San Biagio è definito “cavaliere”, il che ne attesta l’antichità. L’Ordine religioso e militare dei Cavalieri di San Biagio e della Vergine Maria fu istituto in Palestina da Guido di Lusignano (1150-1194), re di Gerusalemme e poi di Cipro: uno degli ordini cavallereschi nati durante le crociate, come i Templari e i cavalieri di San Giovanni. Ma l’Ordine di San Biagio non sopravvisse alla fine della regno dei Lusignano su Cipro, nel 1489. 

La chiesa parrocchiale di San Biagio a Saludecio

“Par San Bies, do or sques”, per San Biagio due ore quasi, in più di luce per il giorno: più un auspicio che la realtà astronomica.

Però, sempre nel Ravennate, “Par San Bies, da e’ fred us mor sques”, per san Biagio si muore quasi di freddo. E nel Riminese può anche succedere che “Sen Bies, e’ porta la niva me nes”, San Biagio fa arrivare la neve al naso.

San Biagio è veneratissimo in tutta la cristianità e solo in Italia è patrono di almeno 150 località, mentre diverse decine affermano di possederne le reliquie, dato che parte suo corpo sarebbe giunto nel 732 a Maratea e quindi suddiviso fra moltissimi santuari.

L’interno della chiesa di San Biagio a Saludecio

Dalle nostre parti, San Biag è patrono di Misano, oltre che di Sassofeltrio e Monte Cerignone in Valconca. Lo era anche di Saludecio, prima che subentrasse Sant’Amato Ronconi, il cui corpo è venerato nella splendida chiesa parrocchiale dedicata appunto a San Biagio. Il santo armeno ha una chiesa anche a Montescudo, il cui patrono è peraltro San Sebastiano, suo probabile compatriota. A Rimini esisteva una chiesetta dedicata a San Biagino nel Rione Montecavallo.

L’oratorio di S. Biagino (B) a Montecavallo in un cabreo del 1768

3 febbraio 1561 – Nasce Cesare Clementini, il primo a scrivere la storia di Rimini

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