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A pensar male non sempre si fa peccato

Non è bello quando ti vengono dei pensieri che non dovresti né vorresti avere senza riuscire a scacciarli sul nascere. Poi te ne penti e ti censuri, ma purtroppo non hai una moviola per tornare indietro.

Come ad esempio quel mio “Va là che se l’è cercata! Vedi mo a fare il pataca…”, che mi è “dal sen fuggito” non appena ho saputo che Briatore, dopo tanto sbruffoneggiare sul “coronavirus che non c’è più” e che “è tutto un complotto”, alla fine se l’è preso.

Sia però chiaro che in quello stesso momento gli ho anche augurato di guarire presto e bene. E ora che è uscito dall’ospedale, apprezzo pure il fatto che abbia scelto di trascorrere la convalescenza ospite a casa della Santanché, con l’evidente e apprezzabile bisogno di punirsi per avere “tirato dietro” nel coronavirus anche una sessantina di dipendenti del suo Billionaire.

Il super-ego l’aveva spinto a frequenti irrisioni verso gli inviti alla cautela, espresse nell’abituale “italiano sui generis” di cui fa uso. Era insomma sicuro che mai e poi mai il covid avrebbe osato contaminare un vip della sua stazza. Invece no, quel maledetto virus colpisce indifferentemente tutti: ricchi e poveri; persone colte o, come nel suo caso, semianalfabete.

Ma non sempre è il “cattivo pensare”, contro qualcosa o qualcuno, a meritare di essere represso sul nascere; talvolta anche quello portatore di consenso.

È proprio vero che nella vita “mai dire mai”. Chi l’avrebbe infatti mai detto che un giorno mi sarei esibito in una “ola metaforica” per inneggiare a Clemente Mastella?

Questo perché se del “Mastella di ieri” continuo a non avere un bel ricordo, l’odierno Mastella Sindaco di Benevento s’è invece appena meritato il mio plauso. A lui va infatti il merito di essere stato il primo a fare ciò che tanti altri, in questi mesi, non hanno saputo o voluto fare nei confronti della pachidermica e provocatoria sguaiataggine di Salvini, che si fa riprendere in Tv ostentando il rifiuto della mascherina e fregandosene, lui come il suo gregge, del metro di distanza.
Il Sindaco Mastella ha così compiuto il suo dovere, mandando la Polizia Municipale a comminare la dovuta sanzione al caporione leghista e ai tirapiedi che gli facevano corona. Di qui il mio plauso, che però non è privo di faziosità; e questo non andrebbe bene.

Naturalmente quella multa è piccola cosa, l’equivalente di pochi rubli, ma come si suol dire “quel che conta è il pensiero”.

Nei primi tempi della pandemia, quando erano Fontana e gli altri suoi accoliti del Nord legaiolo a farsela sotto più di tutti, Salvini andava perfino a dormire con la mascherina in faccia, rigorosamente tricolore.

Quando invece il suo costosissimo apparato comunicativo e propagandistico (pagato con soldi pubblici), denominato “la bestia” (in omaggio al committente?), gli ha segnalato che il vento stava cambiando per l’arrivo di una diffusa coglionaggine “negazionista del coronavirus”, in buona parte imbevuta di cultura (si fa per dire) salviniana, ecco che lui è passato dal “cosa aspettate a far chiudere tutto?” a “ve lo state inventando che ci sia ancora pericolo, solo per fare del terrorismo”.

Non sempre, però, l’aver seguito a briglia sciolta il primo istinto ti provoca poi un rimorso, ma in qualche caso può farti addirittura sentire a posto con la coscienza, come mi è successo tre volte in questi giorni.

La prima è per il “vergognatevi per quell’infamia cialtronata” (più tanto altro che censuro) nell’apprendere che in Basilicata il pregiudicato Giulio Leonardo Ferrara, appena condannato in via definitiva a due anni e mezzo per violenza sessuale nei confronti di una dipendente del suo ufficio, era stato bellamente riconfermato presidente del consorzio regionale che sovrintende ai trasporti pubblici.

Prima che la Ministra De Micheli provvedesse a far cacciare quel figuro, l’assessora regionale ai trasporti, tal Donatella Merra, in perfetta coerenza con la sua “anima leghista”, non solo si era mostrata infastidita dallo sconcerto e dallo scalpore suscitati da quella turpe promozione, ma aveva pure avuto l’impudenza di dichiarare che chi, come lei, «si trova a gestire il delicato mondo dei trasporti non può abbandonarsi a una semplice caccia alle streghe».

Un po’ come dire: “Ma che nesso vi potrà mai essere fra quella condanna subita dal Ferrara e la sua riconferma a presidente del consorzio dei trasporti? Mica ha violentato quella signora a bordo di un autobus”.

La seconda auto-assoluzione me la sono concessa per essermi lasciato andare a irrefrenabile turpiloquio all’indirizzo della repellente banda di miserabili, per lo più neonazisti, che a Berlino ha dato vita ad una violenta manifestazione negazionista. Come pure non mi pento di essermi rammaricato che la polizia non li abbia riempiti di legnate e dispersi con gli idranti.

Fino a qualche mese fa si poteva pensare che il massimo del fetore prodotto da ignoranza e superstizione fosse quello che fuoriesce dalla fogna no-vax. Invece no, in quella fogna si è nel frattempo depositato anche lo sterco no-mask.

Per fortuna in Italia non sono tanto i neo nazi-fascisti ad avere il monopolio dell’imbecillità negazionista del covid. Bastano e avanzano un bel po’ dei seguaci di Salvini e Meloni, i cultori di certa fighettosità pseudo-costituzionale, l’ala più cretina degli intossicati da movida e Vittorio Sgarbi.

Fra le tante performances buzzurre di costui c’è anche la sua attitudine a far ridere come sindaco di Sutri. È in quella veste che ha prodotto l’ultima delle sue pagliacciate: la multa non a chi senza mascherina mette a repenaeglio la sua e altrui salute, ma a chi si fa vedere a portarla.
Qui devo dire che l’inevitabile “vaffanculo” ha avuto il supporto di un pernacchione liberatorio.

Nando Piccari

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