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A Rimini un grande evento dopo il Beat Village: chi lavora sarà pagato

Qualcuno ha sogghignato alla notizia della Caporetto del Beat Village, con Al Bano e Romina infuriati e il pubblico, venuto anche da lontano, che minacciava di fare un macello. E il qualcuno non va cercato solo fra i nemici della giunta Gnassi e alla «politica dell’evento» che starebbe mostrando la corda – e un po’ ci sta: gli eventi, per loro natura, dovrebbero essere speciali, ma se ce n’è uno al giorno la specialità si perde, e con lei anche il soprassalto di dopamina che ci rende felici.

Perché la felicità è «un bicchiere di vino con un panino», ma è anche un ormone, la dopamina appunto, che ci stampa il sorriso sulla faccia ma che è incompatibile con la ripetitività.

Da questo punto di vista, però, gli ex coniugi Carrisi (o non più ex, è un po’ che non vado dal parrucchiere e non sono aggiornata sugli ultimi sviluppi) sono il classico calabrone: fanno le stesse canzoni da cinquant’anni ma il pubblico li adora e i loro concerti sono sempre il trionfo della dopamina, in Italia e soprattutto fuori.

A sogghignare per la débacle della rassegna in programma, anzi non più, alla darsena sono stati anche i malcapitati (fra cui chi scrive) che avevano comprato i biglietti per un evento precedente, il musical Grease nell’allestimento della Compagnia della Rancia.

E che alle 21 del 14 luglio, mentre già si preparavano a cantare insieme a Danny e a Sandy Summer Lovin’ e You’re The One That I Want, hanno scoperto leggendo il cartellone, malamente corretto con un pennarello nero, che lo spettacolo era rinviato per questioni di permessi non chiesti, o non concessi, in cui Comune e organizzatori del Beat Village si rimpallano le responsabilità, come nello schema-Bebawi descritto da Michele Serra in una recente «Amaca»: tutti accusano tutti e alla fine non puoi dare la colpa a nessuno, come nel famoso processo ai coniugi egiziani accusati di un omicidio Vip nel lontano 1964.

Secondo Serra lo schema-Bebawi inchioda tutta la politica italiana, dalle manovre per la formazione dei governi alle beghe interne del Pd; ma possiamo dire che qui in Riviera trova storicamente la sua massima glorificazione.

Ricordando la delusione del 14 luglio, noi orfani di Grease abbiamo trovato nella cancellazione del concerto di Al Bano e Romina un’acida soddisfazione: allora non siamo stati gli unici gabbati dal Beat Village.

Però per noi c’è stato uno straccio di titolo di giornale, e nessun consigliere ha alzato la voce in nostra difesa. Noi cultori del musical non contiamo nulla, rispetto a quelli di Al Bano, per ragioni numeriche ma soprattutto geopolitiche: il bardo di Nostalgia canaglia è venerato in tutti i paesi del gruppo di Visegrad e piace pure a Putin, mentre il musical non se lo fila nemmeno Trump, e in Italia il politico che più lo apprezza è Piero Fassino.

Si vocifera che Al Bano e Romina faranno un concerto “di riparazione” prima di Ferragosto, e sarà un grande evento. Non il concerto in sé, ma il fatto che questa volta i tecnici verranno pagati regolarmente – quello è il vero evento capace di scatenare soprassalti di dopamina. Perché, a Rimini come dappertutto, è sempre più raro.

Lia Celi

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