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Attento Presidente Mattarella, a Rimini c’è chi la bada!

Il Presidente della Repubblica, con la sensibilità che lo contraddistingue, ha rinunciato ad assistere al Simon Boccanegra, in segno di lutto per le giovani vittime di Corinaldo.

Nel comunicarlo al Sindaco Gnassi, Mattarella ha tuttavia specificato trattarsi di un rinvio della sua venuta al Teatro Galli; il che fa supporre che nessuno l’abbia informato della vibrata protesta che un “forzitaliota di dopo-scuola salviniano”, tal Walter Vicario da Santarcangelo, aveva elevato solo pochi giorni prima contro «le frequenti visite del Presidente della Repubblica Mattarella» nel riminese.

«Dietro alle quali – questa la sua esilarante teoria – è ormai assodato (…) ci sia la sequela di fallimenti politici» del centro sinistra riminese, nei cui confronti il Capo dello Stato si presterebbe a correre docilmente in soccorso, facendosi così cogliere in castagna dall’astuto berlusconiano: «Come non leggere consequenziali le presenze e le partecipazioni del presidente Mattarella in quel di Rimini? (…) Ci dispiace che il più alto ruolo della Repubblica si presti a coprire con la sua presenza, una nullità politica che risulta ormai evidente…».

Alla fine Vicario vuole però essere generoso con Mattarella, nonostante le delusioni che gli procura: «All’esimio sig. Presidente, (SIC!) un caloroso saluto da parte di Forza Italia provinciale (…) ma vorremmo sommessamente fare rilevare agli autorevoli “CONSIGLIORI DEL PRESIDENTE”, (SIC!!!) che il clima è cambiato…».

Non ho dubbi – lo dico senza ironia – che un “berlusconiano” dal tratto garbato quale Rufo Spina, o un “forzitaliota” corretto come Mignani, per non parlare del mio “amico centrodesro” Piacenti, si siano messi le mani nei capelli – loro che li hanno – nel leggere le farneticazioni di questo ingrugnito “pasdaran della Canonica”, la cui esistenza continua ad essere inesorabilmente minacciata dai “fantasmi di sinistra” che affollano le sue ossessive paranoie. Ne so qualcosa anch’io, divenuto più volte bersaglio di quelle contumelie piene di offese sia al “comunista di turno” che alla grammatica e alla sintassi.

Va però detto che il funambolico Vicario non è stato il solo ad essere “andato via di testa” per le recenti venute di Mattarella a Rimini. Un posto d’onore nelle spargere un po’ di letame via social se l’è infatti conquistato pure La Rimini che vorremmo, una delle ormai innumerevoli “discariche online” in cui viene conferita una quantità illimitata di mondezza culturale e di turpitudine del pensiero.

Fra i suoi tenutari vi è il neo-fascista di lungo corso Roberto Gabellini, che è stato il primo a lanciare il sasso: «Mattarella è venuto a Rimini ora va a Milano lunedì tornerà a Rimini ma chi paga?».

Perché tanto fastidio? Per la venuta del Presidente a rendere omaggio all’insopportabile “buonismo” dell’Associazione Giovanni XXIII e del suo fondatore Don Oreste, il che fa a pugni con il culto salviniano della “pacchia finita”, una musica per le orecchie (d’asino) degli innumerevoli razzisti che ormai si sentono sempre più ragliare anche dalle nostre parti.

Siccome un tocco di idiozia è d’obbligo in simili casi, una tipa ha pensato bene di rispondere al “quesito intelligente” di Gabellini inventandosi una “fake news” (che però io preferisco chiamare “stronzata”): «Per vedere Mattarella gli alunni dovevano pagare 4 euro. A mia nipote ho impedito di partecipare, spiegandole che questo presidente, non ci rappresenta»

Logica avrebbe voluto che a questo punto qualcuno chiamasse il 118 per soccorrere la tipa delirante. Ne è invece seguita una caterva di imbecillità a suon di «Non hanno vergogna!», «Non c’è mai fine al peggio!»; conclusasi con la profonda riflessione di un raffinato pensatore: «…se sei abituato alla cacca, quella te la fai piacere».
Lui evidentemente ci riesce benissimo.

Nando Piccari

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