HomeCulturaAttilio Venturi, l’umile fondatore del PCI a Rimini che non volle mai cariche pubbliche


Attilio Venturi, l’umile fondatore del PCI a Rimini che non volle mai cariche pubbliche


27 Gennaio 2018 / Paolo Zaghini

Ho conosciuto bene Attilio Venturi alla fine degli anni ’70 quando, per conto della rivista “Storie e Storia” dell’Istituto Storico della Resistenza di Rimini, curai la pubblicazione dei suoi appunti (poi apparsi nel n. 4/1980 della rivista) fatti da Giorgio Giovagnoli quando intervistò numerosi fondatori del PCI riminese per scrivere la sua tesi di laurea presso l’Università di Urbino nell’anno accademico 1970/1971, relatore il prof. Pasquale Salvucci, e poi utilizzate per il suo libro “Storia del Partito comunista nel Riminese, 1921/1940 : origini, lotte e iniziative politiche” (Maggioli, 1981).

Definire la vita di Attilio avventurosa forse è dire poco. Ma certo è stata piena di sacrifici ed anche tante sofferenze. Comunque una vita vissuta pienamente, a sostegno di un’ideale forte per il quale si è speso senza tregua. Il 3 ottobre 1990, in occasione della sua morte, il Resto del Carlino intitolò: “Si è spento Venturi, un simbolo comunista”: ritengo che per un militante come Lui questo fu il più bel epitaffio che un giornale non certo amico potesse scrivere.

Per Venturi valgono sicuramente le considerazioni che sia Giorgio Amendola che Paolo Spriano fecero nelle loro storie del PCI a proposito di “quella oscura schiera di militanti” che mantennero viva, negli anni del fascismo, l’organizzazione comunista in Italia, per poi essere la colonna portante delle forze resistenziali nella guerra di Liberazione.

Venturi nacque il 15 settembre 1896 a Longiano. A 16 anni si iscrisse al PSI e partecipò alle lotte del movimento operaio per le otto ore e contro il carovita.

Di mestiere fa il falegname. Allo scoppio della guerra nel 1915 viene richiamato alle armi e presta servizio militare per quattro anni, di cui due in zona di combattimento nelle trincee del Carso. Ritornato a Rimini si rituffa nella lotta politica e partecipa, assieme a tutto il movimento giovanile socialista, agli entusiasmi per la rivoluzione russa. Nel 1920 è già schierato con l’ala del PSI che vuole la scissione e la fondazione del Partito Comunista. Nel 1921 è tra i fondatori del PCdI a Rimini. Un partito caratterizzato dall’età giovane dei suoi aderenti (la FGSI era passata al completo al nuovo Partito) e dalla esuberanza ed attivismo dei suoi membri. Dati che non supplivano comunque all’estremo isolamento politico in cui il nuovo partito era stato relegato. I tempi non erano certo quieti e l’essere armati non era una cosa stranissima: violenza e aggressioni erano ricorrenti sia “per i rossi che per i neri”. Anche Venturi partecipa a questo clima: il 26 ottobre 1921 è arrestato per aggressione e porto abusivo d’armi per un’azione svolta a Santa Giustina con gli Arditi del Popolo, di cui fece parte. In quel periodo era segretario della Sezione Covignano. Nel settembre 1922 è nuovamente in prima fila negli scontri che culminarono nell’uccisione da parte dei fascisti di Olga Bondi nel Borgo San Giovanni, così come fu tra gli organizzatori del funerale a Libero Zanardi, figlio del Sindaco socialista di Bologna, morto a Rimini mentre era in cura per le ferite riportate nel corso di una aggressione fascista.

Nel 1924, insieme a Roberto Carrara e a Isaia Pagliarani, diventa responsabile del Comitato Mandamentale del partito. Nel 1929 si aggiunsero Igino Chesi e Renato Galimberti. Venturi mantenne la responsabilità del partito nel riminese (ridotto ad alcune decine di persone male organizzate) sino al 18 ottobre 1932, quando fu arrestato.

Leggiamo il suo cenno biografico steso da un anonimo impiegato di polizia in data 10 gennaio 1933 presente nel suo voluminoso fascicolo presso il CPC (Casellario Politico Centrale) all’Archivio di Stato di Roma: “Di carattere irrequieto è dotato di buona educazione e di intelligenza sveglia. Attivo a lavorare ne ritrae i mezzi del sostentamento. Non ha precedenti penali [la questione dell’arresto del 1921 non aveva avuto seguito] e verso la famiglia si è sempre comportato bene. Di fede comunista sin dal 1921, era per tale motivo, vigilato. Non è capace di tenere conferenze e non risulta che collabori su giornali sovversivi. Il 18-10-32 è stato tratto in arresto perché elemento di fiducia del Comune di Rimini, viene indicato come capo zona, e pertanto dirigente quell’organizzazione comunista, dagli altri comunisti componenti la federazione provinciale di Forlì e con i quali Venturi ebbe abboccamenti per la riorganizzazione del partito stesso (…)”.

In una segnalazione precedente l’arresto, il 24 aprile 1931, la polizia scriveva: “L’individuo contro scritto si è messo recentemente in rilievo per contatti avuti a Rimini col noto sovversivo confinato politico Tassinari Dante, che questo ufficio ha controllato con servizio confidenziale. Il Venturi fino al 1921 fu iscritto al partito socialista, ma dopo la scissione del medesimo passò al gruppo comunista. Di scarsa cultura, egli non ha mai svolto proficua propaganda delle sue idee ma si è rivelato elemento pericoloso all’ordine nazionale. (…)”.

Quello che emerge da questi rapporti, al di là dello stretto controllo della polizia su tutti gli antifascisti, è la figura umile, da operaio, del Venturi, il quale “pur non avendo cultura o non tenendo conferenze” è in realtà, nel concreto, un dirigente del partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale. E’ lui, insieme a tutti gli altri umili militanti che segna la continuità col partito nuovo che nascerà con la Resistenza.

Il giudice lo condanna, dopo il suo arresto, a cinque anni di confino all’isola di Ponza. Qui l’umile operaio illetterato comunista scopre l’importanza dell’organizzazione e il senso di appartenenza politica assieme ai numerosi dirigenti nazionali come lui confinati sull’isola. Venturi si riconoscerà in pieno nelle cose che scriverà Giorgio Amendola nel suo libro “Un’isola” (Rizzoli, 1980), nella parte seconda intitolata “Ponza” (p. 110-155). Ponza, Ventotene e altri luoghi di confino e di carcere sono stati per i tanti comunisti qui rilegati scuole importanti di formazione politica.

Venturi rientra a Rimini nell’aprile 1939 accompagnato dalla seguente nota di polizia: “non ha dato prove di ravvedimento serbando le proprie idee”. Le segnalazioni di polizia successive scrivono: “non dà luogo a rilievi con la sua condotta”. Invece Venturi ha già ripreso in mano l’organizzazione comunista riminese assieme ad Adamo Toni, Renato Galimberti e Gianni Quondamatteo.

I primi anni di guerra passarono con ben poche iniziative. Gli appunti stessi di Venturi non ne parlano. E’ solo dal ’42 che si rimette in moto la macchina clandestina dei partiti politici e dal ’43 la resistenza armata.

Venturi è arrestato nel periodo badogliano. Non partecipa alla costituzione della Federazione riminese del PCI alla fine di agosto 1943 dove segretario divenne il bolognese Gaetano Verdelli. Venturi, alla sua liberazione subito dopo l’8 settembre, viene nominato responsabile militare. Nei primi giorni del marzo 1944 nasce il CLN riminese. Venturi, insieme a Carlo Caldari, viene nominato all’interno del CLN, di cui è presidente Decio Mercanti arrivato a Rimini nell’agosto 1942, ufficiale di collegamento e vettovagliamento. Il 3 marzo 1944 si definisce anche il nuovo assetto della federazione comunista riminese con Decio Mercanti segretario, Guido Nozzoli all’organizzazione, Nicola Meluzzi alla stampa e propaganda e Venturi responsabile militare.

Assieme a Decio Mercanti, presidente del CLN, a Guglielmo Marconi, vice-comandante dell’8. Brigata Garibaldi, Attilio Venturi è sicuramente tra i protagonisti e gli artefici della guerra di liberazione nel riminese. Organizzatore instancabile, punto di riferimento continuo per tutti i resistenti riminesi, sempre presente nei momenti decisivi della lotta, militare e politica.

Rosina Donini (27 marzo 1907-7 settembre 1976), sua futura moglie, fu la responsabile delle staffette partigiane. Scrive nei suoi appunti Venturi: “Queste staffette erano sempre in marcia in ogni direzione per portare gli ordini del CLN e del Comitato militare, specialmente Donini Rosina che teneva il collegamento per il PCI nella clandestinità e per il CLN da Forlì, Rimini, Cattolica, Pesaro, portando direttive politiche e materiale militare, volantini in lingua tedesca, viveri ed armi“.
Il 20 ottobre 1945 Attilio sposò Rosina. All’età di 49 anni era arrivata l’ora di mettere su famiglia. Il 14 giugno 1946 nacque Carlo, che sarà il loro unico figlio.

Terminata la guerra Venturi decide di tornare a fare il falegname. Non assumerà cariche pubbliche nelle giunte CLN (rifiuta di fare l’assessore ai vigili urbani) e all’interno del partito già premono le forze nuove, dei giovani che si sono formati nel corso della Resistenza. Sarà nella lista comunista alle elezioni amministrative del 1946, del 1956 e del 1957, ma senza essere mai eletto. Entrerà nel dopoguerra nel comitato direttivo del partito del Comune di Rimini e sarà eletto al 3° Congresso circondariale (26-28 febbraio 1954) nel Comitato Federale, l’organismo ristretto (32 membri) che decide la politica dei comunisti riminesi. Invece al 4° Congresso (30 novembre-2 dicembre 1956) e al 5° Congresso (15-17 gennaio 1960) verrà eletto nella Commissione Federale di Controllo. Avrà per molti anni responsabilità nell’ANPI riminese, l’associazione dei partigiani, e sarà per tutti gli anni ’50 presidente dell’ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) riminese. Sempre presente a tutte le manifestazioni di partito sino all’ultimo.

Venturi morì l’1 ottobre 1990, all’età di 94 anni.

Paolo Zaghini

Maggio 1956. Immagine di Attilio Venturi apparsa su Nuova Voce per la campagna elettorale

1931. Copertina del fascicolo di Attilio Venturi al CPC (Casellario Politico Centrale) all’Archivio di Stato di Roma

1957. Rimini, Ridotto del Teatro Comunale. Da destra Rosina Donini, Attilio Venturi, Guglielmo Marconi

3 giugno 1968. Attilio Venturi nel picchetto d’onore alla camera ardente di Guglielmo Marconi (“Paolo”) (1903-1968), Vice-Comandante dell’8. Brigata Garibaldi Romagna, medaglia d’argento al Valor Militare

1968. Rimini, Piazza Tre Martiri. Ad una cerimonia dell’ANPI presso il Monumento ai Caduti. Da sinistra Roberto Carrara, Decio Mercanti, Attilio Venturi

Anni ’80. Da sin. Amerigo Zanotti, …, Francesco Alici, Attilio Venturi, Zeno Zaffagnini, Decio Mercanti, Vittorio Zanni

Anni ’70. Attilio Venturi