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25 luglio 1922 – A Rimini i fascisti uccidono Olga Bondi

Il 25 luglio 1922, alle 5.40, muore Olga Bondi, di ventun’anni. Era rimasta ferita il giorno prima da colpi di pistola sparati da un gruppo di fascisti.

Olga Bondi (in alcuni documenti risulta “Biondi”) era la compagna di Nello Rossi, un Ardito del Popolo da poco rimesso in libertà dopo un arresto.

«Così fu disposto di far precedere all’applicazione penale, una formale diffida a tutte le dette sezioni [degli Arditi del Popolo], per l’immediato loro scioglimento», scrive il commissario di Pubblica Sicurezza di Rimini. Nonostante la diffida ricevuta, gli Arditi del Popolo riminesi – oltre il centinaio – proseguono la loro attività. Secondo i Carabinieri del Re, il Gruppo Anarchico Pietro Gori – ex Giovanile – ndava considerata una vera e propria associazione per delinquere.

La sera del 29 Settembre 1921 vari Arditi del Popolo dopo una riunione percorrono la città cantando l’Internazionale con il ritornello «abbasso i tre / regie guardie / carabinieri e re». Interviene la forza pubblica ed effettua 11 arresti: fra gli altri Nello Rossi, nato a Borghi nell’aprile 1898, falegname. Nell’interrogatorio respinge tutte le imputazioni, ma il 30 novembre è condannato a 3 mesi di carcere. La pena restante risulta condonata e gli imputati posti in libertà.

Scrive Rossi dalla prigionia: «Carissimi Compagni […] non potrete sapere ciò che ci ànno fatto in caserma come per la strada portandoci in queste prigioni, e cioè schiaffi, sputi in faccia e colpi di moschetto alla schiena (come trattano i sovversivi) ma tutto ciò non ci incoraggia anzi sempre più ribelli», recita in una lettera collettiva che avevano tentato di fare ‘evadere’ dalla galera.

Il 26 giugno 1922 i fascisti pubblicano un manifesto che elenca:

  1. Nessuna fede politica: uno schiaffo
  2. Tessera Sindacato Ferrovieri: 2 schiaffi e una bastonata
  3. Tessera socialista: una scarica di bastonate
  4. Comunisti e Anarchici: Ospedale e bando.

La sera del 24 luglio 1922 una decina di squadristi armati di bastoni e rivoltelle percorre Borgo San Giovanni. In via XX Settembre sul lato opposto di Palazzo Ghetti qualcuno spara a Olga Bondi e Nello Rossi.

Olga muore il giorno dopo in ospedale. Nello Rossi resta ferito gravemente, ma si salva.

Poi, nella notte fra il 27 e il 28 luglio Italo Balbo guida l’assalto di tremila fascisti contro Ravenna: 9 morti, centinaia di feriti e incendiato fra l’altro l’ex hotel Byron, sede delle cooperative socialiste, sotto gli occhi del deputato socialista loro fondatore Nullo Baldini. 

Per la prima volta i fascisti indossano una divisa creata dallo stesso Balbo: camicia nerada contadino romagnolo” e pantaloni militari grigioverdi.

Da Ravenna parte “la colonna di fuoco di Balbo”: colonna di camion messi a disposizione della Questura di fronte alla minaccia di Balbo di continuare l’occupazione della città. Italo Balbo annota nel suo diario, “Siamo passati da Rimini, Santarcangelo, Cesena, per tutte le città tra la Provincia di Forlì e la Provincia di Ravenna, distruggendo tutte le case rosse e le sedi di organizzazioni socialiste e comuniste. È stata una notte terribile. Il nostro passaggio era segnato da alte colonne di fuoco e di fumo”. 

Italo Balbo

Come reazione a questi fatti il primo agosto i sindacati antifascisti proclamano lo sciopero generale in tutta Italia.

Finanziati ormai apertamente da agrari e industriali, benevolmente ritratti dalla maggior parte della stampa, tollerati dallo stesso governo giolittiano che pensa di potersene servire, i fascisti scatenano una reazione ancora più violenta. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal 15 agosto al 22 settembre le squadre commettono 74 omicidi, 79 lesioni personali, 75 violenze private, 72 danneggiamenti, 37 incendi.

Tutto ciò, sommato alle feroci divisioni fra le sinistre e di esse con i cattolici, segnano il fallimento dello sciopero. Una sconfitta che apre le porte alla marcia su Roma del 28 ottobre, di cui la marcia su Ravenna del 28 luglio era stata il prototipo. Il 1 novembre 1922 Mussolini riunisce il suo primo governo. Il 16 novembre pronuncia in parlamento quello che sarà ricordato come “il discorso del bivacco”: «Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto». Il 17 novembre 1922 quel parlamento gli vota la fiducia.

Il 26 marzo 1923, a Bologna, per quell’ormai lontano fatto di Rimini va a processo un solo squadrista, Clemente Capizzi. Gli vengono addebitati anche il ferimento anche di Lea Stagni ed Enrica Lazzari, violenza e minaccia a mano armata a Giuseppe Busignani e Guglielmo Marconi (anarchico, poi comunista), uso e possesso illecito di arma.

Il processo si conclude con un non doversi procedere. Testualmente la sentenza recita: «Il gruppo de’ fascisti procedette verso il Borgo [dopo lo scontro-incontro con Busignani e Marconi] ma poco dopo si incontrò con l’altro noto anarchico Rossi Nello che camminava a braccetto della sua fidanzata Olga Biondi – Che cosa fosse avvenuto tra questi due e il gruppo de’ fascisti non è accertato, per quanto la P.S. affermi che vi fu un vivo scambio di parole, sta in fatto però che subito dopo rintronarono molti colpi di rivoltella, per effetto dei quali la Bondi cadde ferita a morte, e rimase gravemente ferito anche il Rossi. Inoltre riportarono ferite anche Lazzari Enrica e Stagni Lea che accidentalmente si trovavano sulla strada, entrambe alla gamba sinistra. La Bondi moriva il giorno successivo, senza poter essere interrogata a causa delle sue gravi condizioni. Un proiettile d’arma da fuoco, penetrato nella regione mastoidea di sinistra, aveva traversata la regione laterale destra del collo ledendo nel suo percorso i ligamenti dell’articolazione dello atlante, nonché il bulbo nella sua faccia posteriore; lesione, secondo i periti settori, che era stata causa unica e determinante la morte».

«Il Marconi è stato trattenuto nelle locali carceri perché continuano sul conto suo le indagini per stabilire se anche egli sia stato partecipe, diremo così, del conflitto contro i fascisti, risultando pericoloso anarchico, capace di violenze e attentati».

Marconi era stato perquisito e picchiato dai fascisti poco prima della sparatoria. Lea Stagni aveva 9 anni ed Enrica Lazzari 30, ambedue abitavano in via XX Settembre (al 52) ed erano del tutto estranee allo scontro.

A Olga Bondi la città di Rimini ha dedicato il parco presso l’Arco d’Augusto, compreso fra via XX Settembre e la vecchia Circonvallazione.

(traiamo le notizie da La Bottega del Barbieri, foto Biblioteca civica Gambalunga Archivio fotografico)

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