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Care signore siete esasperanti? Benvenute in Afghanistan

Care signore, guardatevi allo specchio e rispondete con sincerità: siete esasperanti? In una scala da uno a dieci, quanto lo siete? È un dato importante quanto le analisi del sangue. Perché come il tasso di colesterolo cattivo e la glicemia, la vostra facoltà di esasperare può essere un indicatore della vostra speranza di vita.

Non ce l’ha rivelato un medico, ma una giornalista autorevole e preparata come Barbara Palombelli, che qualche giorno fa, dall’aula televisiva di Forum, si è domandata se dietro la recente grandinata di femminicidi può esserci non solo l’«obnubilamento» dei partner «fuori di testa», ma l’atteggiamento «esasperante ed aggressivo dall’altra parte».

Traduzione: se un uomo ammazza la compagna si può pensare che sia un poveraccio debole di mente, se una donna viene ammazzata dal compagno si può immaginare che fosse una gran rompiscatole. E che quindi se la sia cercata.

Visto che rompere le scatole al partner significa in buona sostanza non fare ciò che vuole lui e/o criticarlo, si deduce che la ricetta vincente per non rischiare di finire accoppate sia accontentarlo in tutto e dirgli sempre bravo. Ma non bisogna esagerare: anche l’eccesso di consenso può diventare esasperante e addirittura essere scambiato per presa per il culo, scatenando la furia omicida contro una fin troppo dolce metà.

È un vero rebus, ma, care donne, siete voi a doverlo risolvere, giacché, a quanto pare, la controparte maschile domande sulla propria capacità di gestire la rabbia non se ne fa. Ecco perché lo chiamano «femminicidio»: non tanto perché le vittime sono donne, ma perché in ultima analisi è un affare solo loro.

Tutti gli appelli virtuosi che circolano sui media sono rivolti alle potenziali vittime: leggere i segnali pericolosi, fiutare il pericolo, chiedere aiuto, un aiuto che per forza di cose è insufficiente perché non si può dare una scorta armata h24 a ogni donna minacciata.

A queste raccomandazioni ora, grazie a Barbara Palombelli, si aggiunge quella di non essere «esasperanti e aggressive». Nessuno che dica: ehi, uomo, se sei degno di questo nome devi essere in grado di mantenere il controllo delle tue azioni anche sotto stress, il ricorso alla violenza è sempre un reato, tanto più abominevole in ambito familiare, e se non sei in grado di rispettare le donne, a cominciare da quella che ti sta accanto, cammina verso oriente finché non vedi il cartello «Benvenuti in Afghanistan».

Non è una battuta. Il neo-emirato dei talebani dovrebbe essere per i maschi violenti e prevaricatori di tutto il mondo quello che Amsterdam è per i cannaioli o la California per i surfisti. Cosa aspettano a trasferirsi in massa in uno Stato che riconosce loro il diritto di trattare la moglie come un oggetto di proprietà, di tenerla segregata in casa e di punirla se disobbedisce, anzi, se li «esaspera»? La Farnesina dovrebbe organizzare scambi con l’Afghanistan: gli studenti coranici ci mandano studentesse, artiste e giornaliste di cui non sanno che farsene, e noi in cambio gli spediamo un carico di «obnubilati» o «esasperati». Sarebbe un affarone.

Lia Celi

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