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Caro Gioenzo sbrigati con quella sede o ci ritroviamo Rufo Spina

Indovino indovinello: chi può aver mandato agli organi d’informazione il comunicato contenente le perle letterarie qui di seguito riportate?

«….di chi è la responsabilità di questa spesa se ha fare ostruzionismo è la Presidente stessa?»; «La Minoranza c’è sempre stata e rappresenta anche quest’ultima una grandissima parte di cittadini Riminesi»; «Forse siamo gli unici che in questa situazione non stanno scherzando, anzi che stiamo cercando di portare un po’ di verità»; «…un farmaco si, chiamiamo le cose con il suo nome corretto»; «….cosa di cui questa Amministrazione sta fuggendo da ormai troppo tempo e proprio questi ultimi si stanno nascondendo dietro un muro di arroganza e omertà».

Per carità, in un Paese che si è dato un “Signor Presidente del Consiglio” che ha introdotto a Palazzo Chigi l’uso parlato del romanesco borgataro della Garbatella, cosa vuoi che sia se a Rimini un suo seguace, il Consigliere Comunale no-vax, si lascia andare a qualche sfrombolone nello scrivere? La Costituzione lo obbliga forse a sottostare alle imposizioni della grammatica e della sintassi? No, casomai a tentare di imporgliele sono come al solito i famigerati “loro”.

“Loro” che per far contente le multinazionali del farmaco costringerebbero tutti a vaccinarsi. “Loro” che vogliono far credere che le tremende “scie chimiche” siano soltanto una bufala inventata dai grillini della prima ora. “Loro” che continuano a parlarci della terra come se fosse tondo-sferica, non piatto-rettangolare quale in realtà è. Per rendere ancora più evidenti la ribellione e la lotta al sistema, e soprattutto al PD, uno che porti già sul petto la decorazione di no-vax, ecco che allora può essere tentato di aggiungervi pure le medaglie di no-gram e di free-sint.

Come si sarà capito, gli spezzoni riportati all’inizio sono parte integrante della pubblica esternazione del Consigliere 3V (che voglia dire Volgare Velenosa Vacuità?) al termine del secondo naufragato tentativo di insozzare l’Aula Consiliare, chiamandovi a relazionare medici e paramedici no-vax, ai quali il Governo del Signor Presidente Giorgia Meloni non solo ha riservato un cameratesco abbraccio, ma ha addirittura messo a disposizione il Fratello d’Italia Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute, che qui vediamo ritratto in uno spogliarello di protesta all’ingresso dell’Università di Bari, al tempo in cui ne era studente.

Quando il giornalista del Corriere Aldo Cazzullo gli fa notare in un’intervista che senza i vaccini la situazione sarebbe stata molto peggiore, Gemmato risponde così: «Questo lo dice lei. Questi grandi risultati non li vedo. Non cado nella trappola di schierarmi a favore o contro i vaccini. Fino ad oggi c’è stato un approccio ideologico alla gestione della pandemia».

Pur essendo un “boh vax?”, lui non ha però esitato a sottoporsi ad una “vaccinazione di comodo”, perché altrimenti non avrebbe più potuto mettere piede nella farmacia di cui è titolare.

Forte di cotanto apporto e graziosamente supportato da Gloria Lisi, il nostro consigliere no-vax si è così esibito nel ruolo di spirito guida dei chiassosi bagordi di protesta contro la maggioranza che aveva giustissimamente disertato quell’offensiva pagliacciata. Tentando in tal modo di “rubare il mestiere” a Gioenzo Renzi, che lo esercita da tempo immemorabile. Ed al quale sento a questo punto di dover scrivere una lettera aperta per segnalargli un pericolo.

«Caro Gioenzo,
pur stando da decenni su due “sponde politiche” fortemente contrapposte, non mi imbarazza dire che sento nei tuoi confronti una “quasi umana simpatia” che direi reciproca e che costituisce la “meno grave” delle mie…debolezze a destra. L’altra è infatti l’amicizia che fin dall’adolescenza mi lega a Gianni Piacenti, pure lui con passati trascorsi missini.

Credo che tu, caro Gioenzo, debba prendere sul serio la foto che qui ti mostro, dove è ritratto qualcosa che, a forza di vederlo, a te sembrerà oramai normale.

Sì, lo so che se fosse dipeso da te oggi ci sarebbe ancora il Movimento Sociale, magari con a capo Pino Rauti. Ma ti piaccia o no, tu ora sei il leader riminese di un partito i cui capi romani (La Russa a parte) fingono di essersi dimenticati che Fratelli d’Italia sia discendente diretto del Movimento Sociale di Giorgio Almirante e di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. A cominciare dalla vostra capa, che ripete più volte al giorno: “Come se chiama sta cosa? Er fascismo? Vedi ‘n po’, manco sapevo che in Italia ce fosse stato”.

E tu cosa fai? Non trovi il tempo (o forse la voglia?) di rottamare “l’insegna che fu” della tua sede a Rimini, sostituendo i suoi due “simboli del peccato originale” con quello più garbato di “Fratelli d’Italia”?

Ma non temi Gioenzo che, prima o poi, qualche fighetto trasmigrato da certa “Rimini bene” al tuo partito, e che non vede l’ora di farti cadere in disgrazia, possa inviare a Roma una foto come questa? Dove si evidenzia in tutta la sua gravità un’altra clamorosa pecca: quel tricolore smangiucchiato dal sole e dalla pioggia.

Ma come? Fate a gara a spacciarvi come i più titolati a sbandierare il tricolore, simbolo non della Repubblica, che “è di tutti”, ma della Nazione che “è solo vostra”, e tu lo esibisci come una sorta di ombrello con le sfrappe sfilacciate, a cui è scomparso il rosso ed è rimasta solo una strisciolina di bianco.
Dài Gioenzo, datti da fare. Non vorrai mica che al tuo posto ci ritroviamo uno di questi giorni Rufo Spina?»

Nando Piccari

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