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Centrodestra in stallo, Morrone sotto accusa. Celli e Valdisserri assolti, giustizia da riformare

Candidature

Per l’11 di luglio si pensava che la partita candidature per il sindaco di Rimini fosse chiusa. Così non è. Allo stato attuale i candidati ufficiali sono Jamil Sadegholvaad per il centrosinistra in tandem con Chiara Bellini. Lucio Paesani e Mario Erbetta rispettivamente a capo di due liste civiche indipendenti. Manca all’appello il centrodestra che dovrebbe chiudere la prossima settimana. Ma vediamo lo stato dell’arte.

Centrosinistra

Chiuso l’accordo politico nel Pd con i punti programmatici salienti e la garanzia dell’attuazione dell’accordo demandato al tandem Jamil Sadegholvaad-Chiara Bellini (sindaco e vice) rimane aperta la costruzione della coalizione. Alcune forze politiche, di recente costituzione, e mai passate al vaglio di una prova elettorale, tentano di porre delle condizioni: “Nessun accordo con i 5Stelle, nessun accordo con la sinistra” e via di questo passo. Protagonisti sono Italia Viva, Rimini in Azione e Volt. Poi ci sono le liste civiche che fanno riferimento al centrosinistra che non hanno preso bene l’accordo nel Pd e soprattutto il tandem. I ben informati sostengono che Gloria Lisi sia la più arrabbiata ed abbia anche minacciato di fare una sua lista civica per correre da sola. Io le ritengo solo chiacchiere messe in giro ad arte da qualcuno per alzare il prezzo. Non penso proprio che vi saranno liste fuori dalla cornice del centrosinistra. Ma il vero nodo politico sono i 5 Stelle. Ieri il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha auspicato un accordo con i 5 Stelle per le prossime elezioni amministrative anche a Rimini. Condivido. I sondaggi elettorali li danno verso il 10%. Una percentuale importante per far vincere il centrosinistra.

Chiara Bellini, Jamil Sadegholvaad, Emma Petitti

Centrodestra

Nulla di nuovo sotto il sole. La gestione congiunta nella Lega di Rimini del forlivese Jacopo Morrone e della riccionese Elena Raffaelli ha portato di fatto ad uno stallo sulla candidatura. L’ostinazione di Morrone nel sostenere l’ex sindaco di Bellaria Enzo Ceccarelli come candidato a sindaco di Rimini ha fatto irritare gli alleati oltre ogni immaginazione. Alla fine decideranno i leader nazionali del centrodestra. I nomi sono sempre i soliti. Ceccarelli, Indino, Nicola Marcello e Alessandro Ravaglioli. Vi è sempre la possibilità di un colpo di teatro. Ma sinceramente difficile da immaginare.

Jacopo Morrone, Elena Raffaelli

Giustizia

Il Governo ha approvato, non senza difficoltà e mal di pancia, la riforma della giustizia. Uno dei punti fondamentali e discussi è stata la prescrizione. La legge Bonafede, in vigore ed approvata dal governo giallo-verde prevede che dopo la sentenza di primo grado non vi sia più prescrizione a prescindere se si tratta di condanna oppure assoluzione. Una legge ritenuta da molti assurda, per i tempi che possono duventare infiniti per i cittadini. Una sorte di “fine processo mai”. Ritengo che sia corretto prevedere dei tempi certi per i processi. Superati i tempi scatta la prescrizione o come viene definita nella riforma l’improcedibilità del processo. Faccio questa premessa per commentare due sentenze di qualche giorno fa.

Sentenza Pier Luigi Celli

La prima riguarda il processo Enit, che per altro mi ha visto coinvolto in una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. I fatti delittuosi, secondo la Procura di Roma, riguardavano le procedure adottate per la nomina del nuovo direttore Enit Andrea Babbi. L’indagine è del 2014, quando partono gli avvisi di garanzia.

Il Giudice mi ha assolto in udienza preliminare e con me la maggioranza degli imputati. Il Presidente dell’Enit era allora Pier Luigi Celli. Fu assolto per l’abuso d’ufficio ed altri reati, ma rinviato a giudizio per falso e rivelazione dl segreto d’ufficio. E’ stato assolto dal tribunale di Roma due giorni fa dopo 7 anni. Un procedimento penale che ha bloccato ogni azione di rinnovamento nell’Enit, con l’Ente commissariato per l’ennesima volta. Tralascio gli aspetti personali. La procedura di nomina del direttore era corretta. Purtroppo chi ha fatto le indagini non conosceva le leggi che riguardavano l’Enit ed è stato del tutto inutile spiegarlo a Pm e Guardia di Finanza durante la fase istruttoria. Sul reato di abuso d’ufficio qualche riflessione credo vada fatta.

Pierluigi Celli

Pier Luigi Celli

Sentenza Remo Valdisserri

E’ il terzo processo in pochi anni che deve subire il dirigente del Comune di Rimini, Architetto Remo Valdisserri, ora in pensione. I reati sono sempre i soliti per chi opera nella pubblica amministrazione. Tra tutti l’abuso d’ufficio. Una volta per una licenza edilizia che secondo un denunciante non era corretta. Assolto in tutti i gradi di giudizio. Poi il permesso di spettacolo viaggiante alla ruota panoramica sul porto canale. Assolto con formula piena. Poi la licenza di spettacolo viaggiante al delfinario nel 2014 e anni successivi. Anche in questo caso assolto. Viene da chiedersi: è questa la normalità? Un Pm che accusa, si va a processo e si dimostra, spendendo tanto tempo e denaro, che era tutto regolare. E’ questo un corretto rapporto tra i pubblici uffici e la procura? Lontano da me pensare di limitare l’azione delle Procure. Non sono d’accordo neanche sul penalizzare personalmente errori eventualmente fatti dai magistrati. Ne deve rispondere lo Stato come succede oggi. La mia riflessione è un’altra. Sicuramente vi saranno delle statistiche che ci dicono quanti rinvii a giudizio per il reato di abuso d’ufficio e quante condanne oppure assoluzioni arrivino. Credo che siano in netta maggioranza le assoluzioni. Interessante capire anche quante prescrizioni. Tutti dobbiamo essere consapevoli che queste inchieste a raffica nella pubblica amministrazione che si concludono molte volte con una nulla di fatto creano invece problemi enormi. Paralisi degli atti amministrativi per paura, tanta paura di un rinvio a giudizio. Costi elevati in consulenti per pararsi dalle indagini. Spese negli avvocati che nei casi di assoluzione sono pagati, giustamente, dagli enti ai quali appartengono i dipendenti sotto processo. Poi ci sono i costi umani. Essere sbattuti in prima pagina per l’avviso di garanzia. In qualche caso ci fanno pure la locandina. Un piccolo trafiletto oppure anche niente quando si è assolti. Un esempio di come non funziona la giustizia è il processo Aeradria. Dopo anni non si è arrivati ancora alla sentenza di primo grado. Tanti reati sono stati prescritti. Ne rimangono altri che sicuramente andranno in prescrizione in breve tempo. Chi è sotto processo ha questa spada di Damocle sulla testa e periodicamente si trova nella cronaca giudiziaria dei quotidiani. Un processo deve avere un tempo certo come negli altri paesi Europei. Speriamo nella prossima riforma della giustizia.

Maurizio Melucci

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