Home___aperturaGli affreschi prodigiosamente ritrovati a Villa Verucchio diventano un libro: “Una luce sul ‘300”

Dedicato alla memoria di Antonio Paolucci da poco scomparso, presto la digitalizzazione


Gli affreschi prodigiosamente ritrovati a Villa Verucchio diventano un libro: “Una luce sul ‘300”


16 Marzo 2024 / Redazione

Gli affreschi ritrivar a Villa Verucchio diventano un libro a cura della Fondazione Carima. Che spiega: “È in movimento la laboriosa attività della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini per alimentare e moltiplicare l’attenzione verso il prodigioso rinvenimento di affreschi del ‘300 nel Convento di Santa Croce a Villa Verucchio. In questi mesi di preparazione della candidatura di Rimini a Capitale della Cultura 2026 e al di là dell’esito s’è percepito un moto positivo e diffuso che vede la Fondazione in prima fila con il suo impegno. Il volume ‘Luce sul Trecento’ è la prima traccia di un racconto che si evolverà nei prossimi mesi, una pubblicazione che fotografa lo straordinario rinvenimento e lo posiziona fra i più preziosi contributi nel racconto di una feconda stagione artistica”.

La Fondazione Cassa di Risparmio nel suo Salone delle Feste ha organizzato la presentazione del volume che è appunto dedicato alla scoperta degli affreschi di Villa Verucchio davanti ad una grande partecipazione di pubblico, “a testimonianza di quanto sia alta l’attenzione sugli eventi culturali e in particolare sul tema della pittura della scuola riminese del ‘300”.

Luce sul Trecento è un ‘breviario di strada’ concentrato su una scoperta “che ha qualcosa di provvidenziale e miracoloso, non fosse altro per la modalità con la quale è emersa. Il rinvenimento degli affreschi dietro il coro della chiesa francescana apre una nuova finestra sulla pittura riminese del Trecento, sulle sue ascendenze giottesche e bizantine, sulla storia dell’arte medievale tout court”.

Dopo la presentazione dell’ottobre scorso sono proseguite le indagini all’interno del Convento e sono evidenti le tracce di ulteriori e appassionanti scoperte da far emergere.

“La nostra è una via prediletta per farci prossimi a queste comunità – spiega nel suo testo introduttivo il Presidente della Fondazione, Mauro Ioli – per sostenere la valorizzazione delle radici identitarie e culturali. Le fondazioni bancarie sono state definite “agenti dello sviluppo sostenibile” e sentiamo la responsabilità di fornire un contributo culturale e morale, forti dell’autorevolezza conquistata sul campo. Per dare sostanza a questo sviluppo, la scoperta al Convento di Santa Croce sta connettendo vari soggetti in una logica di compartecipazione per innescare un effetto moltiplicatore della leva finanziaria da azionare”.

La pubblicazione offre anche il contributo dei rappresentanti delle Istituzioni coinvolte (Rotary club di Rimini, Sindaca di Verucchio Stefania Sabba, Padre Guardiano del convento), di alcuni degli storici dell’arte del territorio (Alessandro Volpe, Alessandro Marchi, Daniele Benati, Fabio Massaccesi, Simonetta Nicolini, Giovanni Rimondini, Mauro Minardi, Alessandro Giovanardi) e di Nomisma.

Proprio l’Istituto è stato protagonista di una ricerca nella quale è emerso che la cultura, nelle sue diverse e molteplici declinazioni, “conferma il suo ruolo di centralità per lo sviluppo e la crescita del territorio riminese e nello specifico del turismo. In particolare, l’importante scoperta culturale che ha riguardato il territorio di Verucchio può rappresentare una notevole opportunità di valorizzazione turistica ed economica oltre che culturale, per il sistema territoriale nel suo complesso, a favore di un’ampia platea di beneficiari: cittadini, turisti, studenti, studiosi”.

Giovanni Carlo Federico Villa, curatore del libro e direttore Palazzo Madama di Torino: “Ritrovare un ciclo d’affreschi della prestigiosissima scuola riminese del Trecento non è solo un recupero eccezionale per l’arte italiana ed occidentale ma, nel caso del convento di Santa Croce a Villa Verucchio, vuol dire sottolineare la storica centralità di un territorio capace di saldare vicende millenarie e offrire l’occasione a Rimini di spostare il suo baricentro dalla linea di costa a quella di collina. Nella consapevole di quanto il suo territorio sia alfiere e paradigma di quel Museo Italia tanto ben interpretato dal riminese Antonio Paolucci, al cui magistero questa raccolta di scritti è dedicata”.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, attraverso la pubblicazione di questo volume, “desidera quindi far emergere quella rete di relazioni che oggi potrebbe apparire un po’ sottotraccia”.

In queste settimane grazie al sostegno di UNIVPM (Università Politecnica delle Marche), sono state avviate, sotto il coordinamento del Prof. Paolo Clini, le prime azioni di digitalizzazione: sono state effettuate scansioni laser 3d e panoramiche 360 ad altissima risoluzione con una nuova attrezzatura che permette, già nello sviluppo panoramico, di ottenere immagini 3d fotografiche ad altissima risoluzione paragonabili a quelle effettuate con singoli sensori HD. Questa prima digitalizzazione servirà a rendere disponibili a tutti una prima forma di visita virtuale ai luoghi della sensazionale scoperta e a creare le condizioni per una successiva elaborazione dei dati al fine di ricostruire un perfetto gemello digitale dell’intero prezioso complesso architettonico.

A breve, sul sito della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, nella pagina dedicata, saranno disponibili le immagini per garantire una fruizione a coloro che non hanno avuto possibilità di ammirarli direttamente.

La pubblicazione, edita da Vallecchi di Firenze, sarà distribuita nelle librerie italiane, a partire dalla settimana prossima, al prezzo di 28 euro e grazie agli autorevoli contributi offrirà ai lettori un senso ben più ampio a quella che è la riscoperta degli affreschi.

Alessandro Bacci, della casa editrice Vallecchi: “Quando il Presidente, Mauro Ioli, mi ha chiesto di realizzare il volume ero scettico, occuparsi di un tema locale è sempre difficile per una casa editrice. Poi ho visto gli affreschi con i miei occhi e ho capito che la scoperta non si fermava solo al nostro territorio ma rappresentava qualcosa di più grande e ho deciso di realizzare il volume”.

Il ritrovamento delle pitture murali nel Convento di Villa Verucchio vuole quindi essere l’inizio di un percorso con cui accompagnare le nostre comunità e i loro territori, a creare una rete durevole di collaborazione, a mettere in relazione nuovamente e stabilmente il mare e l’entroterra, a condividere le storie e le tradizioni, alla luce di quell’esperienza privilegiata e in sé unitaria che è la valorizzazione del grande patrimonio culturale ereditato e che si vuole tramandare alle future generazioni per renderle a loro volta consapevoli e capaci di apprezzare la bellezza della quale è custode il territorio.