Il tempo dei cantieri contro il tempo della città Giovedì sera in Consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici Mattia Morolli ha fatto il punto sul sottopasso di viale Principe Amedeo. La situazione è chiara: i lavori riprenderanno solo dopo la risoluzione delle interferenze tra FiberCop e RFI. Risultato: chiusura per 12 mesi. Estate 2026 chiuso, primavera 2027 possibile riapertura. Significa che un’opera prevista per il 2023 verrà conclusa, nella migliore delle ipotesi, nel 2027. Quattro anni di ritardo. Non è un incidente, è un metodo. A Rimini i cantieri legati alle infrastrutture ferroviarie si muovono con tempi incompatibili con la vita della città. Il precedente è noto: L’apertura della stazione su piazzale Carso a mare, avviato nel gennaio 2022, è stato inaugurato solo nel settembre 2025. E manca ancora l’uscita su piazzale Cesare Battisti. Nel frattempo si aggiunge un altro paradosso: il parcheggio di via Pascoli, realizzato da un privato e concluso da mesi, resta chiuso per collaudi e procedure amministrative non chiarite. Un parcheggio importante per una zona con numerose attività commerciali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le opere pubbliche accumulano anni di ritardo, quelle private restano inutilizzate. Non è più un problema tecnico. È un problema di governo dei tempi, di responsabilità e di rispetto verso la città. Dalla
C'è tanto di rendering dal quale è possibile apprezzare, accanto ai padiglioni fieristici attuali, dove e come sarà la nuova arena spettacoli - a cupola - che Ieg (Italian exhibition group), ha progettato con l'obiettivo di elevare Rimini a destinazione di lustro per eventi sportivi, concerti e manifestazioni congressuali a capienze da capogiro. Maurizio Ermeti, presidente Ieg (nella foto), non si sbottona più di tanto ma le indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore vengono accompagnate dalla certezza che il via libera di Palazzo Garampi non tarderà ancora molto. Negli ambienti di Rimini Fiera la notizia viene data per sicura entro l'anno. La nuova arena, a questo punto collocata nella parte nord della città, sarà una costruzione a dir poco avveniristica. I dettagli principali consistono in una struttura senza sostegni dalle dimensioni gigantesche, la più grande d'Europa, pari a 20mila metri quadrati e da una copertura a cupola - 144 metri di diametro e 42 di altezza, progettata anch’essa dallo studio GMP - che ricorda un po' gli impianti del football americano. Il permesso di costruire sarà l'atto del via libera definitivo ai cantieri.
Insegnamento, consulenze e nuove progettualità: il mondo del "naso" Baldo Baldinini si allarga ad altri orizzonti. Procediamo con ordine. La vendita della Dibaldo Spirits Dalle vetrate dell'olfattorio su a Montebello - a Poggio Torriana - si vede tutta la Valmarecchia. È qui che Baldo Baldinini, il "naso" assoluto per eccellenza riminese, ha il suo buen retiro. "Ho ceduto la Dibaldo Spirits a un fondo italiano nel cui board siedono anche grandi personaggi del food e dell'industria dolciaria e vede Roberto Italia e Nicholas Gancikoff quali principali investitori. E adesso lavoro alla ricerca e sviluppo finalizzati alla creazione di un analcolico che sappia coniugare, al meglio, le mie conoscenze e la mia esperienza". [caption id="attachment_576979" align="alignnone" width="534"] Gianluca Privitera, Ceo Galvanina[/caption] Sul colle di Covignano, alla Galvanina A far notizia basterebbe questo: la cessione del "marchio" storico - anzi della filosofia ispiratrice del genius Baldinini - e la volontà espressa a dedicarsi ad altro dopo gli innumerevoli successi raccolti un po' ovunque in Europa e nel mondo. Sta di fatto che la verità va ben oltre i due intendimenti. "Ho diverse offerte per l'insegnamento - svela -; del resto ci sono ragazzi in gamba che meritano e sarebbe un peccato disperdere quanto ho costruito nel tempo; specie per
Sadegholvaad sfida Meloni sulla sicurezza: “Meno propaganda, più agenti” C’è un elemento politico che rende la polemica ancora più netta. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni ha costruito una parte centrale della propria identità politica proprio sulla critica ai governi di allora: accusati di scarso presidio delle città, di aver sottovalutato il degrado urbano, di essere prigionieri di un’ideologia definita “buonista” e di non prestare sufficiente attenzione alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Un impianto retorico che ha accompagnato per anni l’azione di Fratelli d’Italia e che oggi torna come un boomerang, nel momento in cui sindaci e Regioni denunciano carenze di organici e promesse di rinforzi smentite dai numeri. Non è più solo una difesa d’ufficio. In Emilia-Romagna i sindaci del Partito democratico e la Regione fanno un passo avanti e chiariscono il punto politico: la sicurezza e l’ordine pubblico sono competenza dello Stato, non dei Comuni. E continuare a scaricare sui territori responsabilità che non hanno rischia solo di alimentare rabbia e confusione. Il presupposto è semplice: furti e reati accadono ovunque, nessun Comune è immune, indipendentemente dal colore politico. I cittadini, però, si rivolgono ai sindaci, che diventano la prima valvola di sfogo di un disagio reale. Ma gli strumenti in mano