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Gnassi regala, dalla truffa magari ci facciamo l’evento

Possiamo vederla dal lato positivo: gli sconosciuti che nei giorni scorsi hanno creato un profilo Facebook del sindaco Gnassi che prometteva 250 euro a venti “nuovi amici” (ne ha parlato ieri Chiamamicittà.it) gli hanno fatto un complimento.

L’intento truffaldino c’era, indubbiamente. Ma per catturare l’attenzione e la fiducia dei polli i pirati digitali non hanno trovato miglior specchietto per le allodole del nostro Gnassone. E’ un po’ come quando ti rubano la foto per architettare la famigerata “truffa romantica”, reato che continua a mietere vittime tra le signore di mezza età. Vengono agganciate sui social da sedicenti ufficiali o fascinosi perseguitati che dopo averle blandite, corteggiate e illuse con progetti di convivenza o matrimonio, mandano loro drammatici appelli chiedendo mille o duemila euro per ottenere la scarcerazione da un arresto ingiusto o da un sequestro – e poi, ovviamente, spariscono.

Le povere vittime non cascherebbero con tutti e due i piedi nella trappola se il seduttore non apparisse in foto come un bell’uomo dall’aria affidabile e simpatica. I criminali si procurano queste foto semplicemente rubandole in rete a ignari 40-50enni in giro per il mondo e mettendoci un nome di fantasia. Sono anni che la trasmissione Chi l’ha visto? censisce i truffatori romantici e le fattezze di cui si servono: belle facce di medici o imprenditori, padri di famiglia, che postano le foto delle loro vacanze o delle feste con gli amici e diventano infallibili maschere acchiappa-donne sole.

Fra questi perfino uomini famosi nel loro paese, ma che in qualche altra parte del mondo possono passare per eroi della resistenza al tiranno in fantomatici paesi: il viso del nostro Leonardo Pieraccioni è stato utilizzato per irretire generose gonze nel nord Europa. Di Andrea Gnassi, uno dei sindaci più apprezzati d’Italia, i lestofanti non si sono limitati a sfruttare l’aspetto. Hanno rubato tutto il pacchetto: faccia, corpo, nome e perfino carica.

Il profilo-fake infatti si chiama Andrea-gnassi, e il link di Facebook si riferisce a un “sindaco.andrea.gnassi”. A completare la trappola c’è una foto del primo cittadino di Rimini immortalato in un momento di eloquenza pubblica, davanti a un logo promozionale della Romagna. Il finto Gnassi annuncia un “evento in condivisione della felicità” (un’astuta perifrasi che non vuol dire nulla ma riecheggia stilemi da ufficio stampa) “per venti fortunati vincitori”.

Vincitori di che? “Del mio spettacolo”, spiega il fake nel messaggio privato che arriva a chi mettere un like alla sua foto e lascia i suoi dati. Immaginiamo lo sconcerto dei veri assessori della giunta Gnassi che si sono visti chiedere l’amicizia dallo Gnassi tarocco. Non lo ammetteranno mai, ma per una frazione di secondo devono essersi domandati “cosa cavolo si è inventato questa volta?”.

Perché, diciamocelo, è davvero così implausibile che, avendo dovuto rinunciare al “capodanno più lungo del mondo”, il nostro vulcanico sindaco avesse escogitato un evento sui social con ricchi premi e cotillons? Il vero Gnassi, subito avvisato, ha preso le distanze dal suo gemello inesistente e ha denunciato l’accaduto alla polizia postale. Però secondo me la disavventura potrebbe avergli dato un’ispirazione. Magari nell’ultimo scorcio del suo mandato qualche “evento in condivisione della felicità”, senza trucco e senza inganno, ci scappa veramente. Ma scordatevi i 250 euro.

Lia Celi

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