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Governo giallorosso, dilemma in bianco e nero

Riporto un vivace battibecco svoltosi mentre la TV trasmetteva la seduta della Camera sulla fiducia al Governo PD-M5S

Interlocutore A (sarcastico-incazzato): «E io che mi illudevo fosse soltanto un brutto sogno, destinato a finire in quattro e quattro otto! Di quelli che al risveglio ti provocano prima un liberatorio sospiro di sollievo, poi il dubbio se all’origine di quell’incubo vi sia Freud o la cofana di trippa al sugo che ti eri fatta fuori a cena, infine la voglia di metterti a cantare ‘Volare’ di Modugno: “Penso che un sogno così non ritorni mai più”…».

Interlocutore B (riflessivo quanto basta): «Mi sembra chiaro che tu sia uno di quelli strasicuri che l’alleanza di governo con i Cinque Stelle segnerà la resa del PD e della sinistra al populismo di marca grillina, subdolo quasi quanto il salvinismo. E direi che, più ancora, tu stia prendendo la cosa come un insopportabile affronto al tuo vissuto esistenzial-politico».

Interlocutore A: «Non mi dire che invece tu sei felice di andare d’ora in avanti a braccetto con quella’ameba di Di Maio. Ma come fai a passar sopra alle robacce che ha detto di noi fino all’altro ieri? Vuoi che te ne ricordi qualcuna? “Il PD è un partito di miserabili che vogliono soltanto la poltrona”, “si fa pagare da Mafia Capitale”, “è il simbolo del voto di scambio e del malaffare”, “è il partito della corruzione e delle ruberie”, “è da mandare via a calci”, “nel Pd ci sono gli assassini politici della mia terra, sono criminali politici”. Dulcis in fundo, “il PD è il partito di Bibbiano, che toglie i bambini alle famiglie allo scopo di venderli”.

Interlocutore B: «Figurati se me ne sono dimenticato! Anzi, se vuoi ci aggiungo le buffonesche ossessioni funerarie di Grillo (“il partito dei morti viventi” e dei “morti che camminano”). O i deliri… a sfondo deretano del finarello Di Battista (“Questi ci prendono costantemente per il culo… Renzi e la Boschi hanno la faccia come il culo… sul referendum gli abbiamo fatto il culo”). Per non parlare della sguaiata imbecillità di quel Massimo Felice De Rosa che alla Camera se ne uscì con: “Voi donne del Pd siete qui solo perché siete brave a fare i pompini”».

Interlocutore A: «E allora cosa vuoi di più?»

Interlocutore B: «Nessuno ci chiede di dimenticare. Ma non ti sembra che se oggi loro sono passati da quelle volgarità, cariche di arroganza e bullismo pseudo-politico, al confronto civile e alla condivisione di programmi con noi, questo significhi soprattutto una vittoria morale del PD?»

Interlocutore A: «Ho capito bene? Per te sarebbero dunque venuti a Canossa con la benedizione di Grillo?»

Interlocutore B: «Non dico questo. Ma perché negare a priori che forse si stia aprendo la possibilità, fino a ieri impensabile, di provare ad uscire dalla stagione delle demonizzazioni e dei rancori reciproci? Compiendo così un grande atto di responsabilità politica verso il Paese».

Interlocutore A: «Beato te, che credi alle favole. “I fiol di gat i magna i surs”, diceva mia nonna: “i figli dei gatti mangiano i topi”. Perché questo governo possa durare, facendo le cose di cui l’Italia ha bisogno, bisognerebbe che i grillini passassero dal giorno alla notte».

Interlocutore B: «Ma come non riconoscere che per fare l’accordo col PD hanno dovuto abbassare la cresta su certe loro pretese ed accettare un compromesso, com’è inevitabile in democrazia?»

Interlocutore A: «Certo che a loro è costato un bello sforzo fare il compromesso col PD! Tanto per dirne una, prima Zingaretti ha tuonato che “non se ne fa niente se a Palazzi Chigi volete di nuovo Conte”. Poi ha ripiegato sul “va bene Conte, però no a due vice, ma solo uno al PD”. Ma Di Maio puntava i piedi per essere comunque Vicepresidente, da solo o in coppia. Per uscirne, il PD ha allora dettato una condizione… draconiana: “Aboliamo il Vicepresidente del Consiglio e non se ne parli più”.

Interlocutore B: «Guarda che Zingaretti ha avuto il grande merito di tenere unito il gruppo dirigente del PD, come non succedeva da tempo immemorabile. Questo perché invece di imporre la sua iniziale posizione a favore delle elezioni anticipate, ha lavorato per la sintesi fra le diverse posizioni. Come il Segretario dovrebbe sempre fare».

Interlocutore A: «Sì, Zingaretti ha fatto meglio che si potesse. Tenuto conto di Renzi, che incredibilmente è ricomparso travestito da filo-grillino. Per non parlare di Franceschini, il quale ogni tanto lascia riemergere… il democristiano che è ancora un po’ in lui. Ma anche tanti altri che ci hanno messo del loro, fingendo di non sapere che nel dna dei grillini ci sono solo labilissime tracce di democraticità».

Interlocutore B: «Anche se il plebiscito sulla piattaforma Rousseau parrebbe l’incoraggiante avvio di un’inversione di tendenza».

Interlocutore A: «Ma fammi il piacere! Da quella roba lì esce ogni volta solo il risultato che decide Casaleggio. Lui voleva più bene a Salvini che a Conte, ma dopo la gradassata del caporione legaiolo, la sua priorità è diventata evitare le elezioni anticipate, che avrebbero notevolmente ridotto il numero dei 333 parlamentari grillini che ogni mese gli versano una marchetta di 300 euro cadauno.»

Interlocutore B: «Al di là di tutto, non dirai però che non sia una bella soddisfazione vedere Salvini impedito a continuare a svolgere il ruolo di ministro dell’interno come un surrogato del bunga-bunga, in giro per le spiagge a trincare mojito e guardare il sedere delle cubiste. Mentre oggi fa “un bel capanno”, recitando le sue stronzate online con due toni di voce in meno e lo sguardo sperso.»

Interlocutore A: «Lo ammetto: mi dà effettivamente una grande gioia vedere “col sedere per terra” il Salvini gradasso, che per oltre un anno ci ha sommersi con la sua tracotante goffaggine; il Salvini che in quanto a pateticità supera perfino i due Corona: il re della mediocrità Fabrizio e il ridicolo valletto della filo-grillina Berlinguer a Cartabianca; il Salvini che la prima volta in cui gli hanno detto “alla fine del comizio devi sollevare il rosario”, pare abbia chiesto: “Ma perché, viene a sentirmi anche Fiorello?”. Però ho lo stesso una gran paura che questo strano governo finisca come quel valzer e accresca così, nel Paese, la già sovrabbondante coglionaggine pro-Salvini».

Interlocutore B: «E perché io non ce l’ho?»

Post Sciptum
Dimenticavo: l’Interlocutore A e l’Interlocutore B sono entrambi… il sottoscritto. Che a questo punto, più che di un chiarimento politico, teme di avere forse bisogno di un buon analista. Magari telefonando al Nazareno per avere qualche indicazione in merito.

Nando Piccari

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