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Il lungo e appassionante viaggio nel pianeta Fellinia

Annamaria Gradara: “Almanacco Fellini” – Edizioni Sebinae.

C’era un sole, attorno a cui giravano pianeti, stelle, asteroidi. Questo era Federico Fellini (1920-1993). E Annamaria Gradara, giornalista del Corriere di Romagna, per un anno sul suo giornale ci ha raccontato del grande regista attraverso i profili biografici, le interviste, le storie dei numerosi amici, collaboratori, maestranze, attori e attrici, artisti, scrittori e fumettisti che con lui, e su di lui, hanno avuto qualcosa da dire.

Sono quasi cinquanta articoli, apparsi a cadenza settimanale sul quotidiano romagnolo, fra il 23 ottobre 2019 e il 30 dicembre 2020, nella rubrica “Federico Fellini: i 100 anni del genio riminese”. “Un lungo viaggio, appassionante, che ha portato ad un racconto per schegge e frammenti, ma con una visione d’insieme, dell’universo felliniano”.

Ricordi e testimonianze le più varie: dal compositore Nino Rota agli sceneggiatori Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Tonino Guerra sino a Meri Lao, musicologa, antropologa, femminista, che collaborò a “La città delle donne” e che “Fellini adorava in quanto grande esperta di sirene”. Ma anche scrivere della profonda amicizia con lo scrittore francese George Simenon o dell’intenso rapporto con il regista svedese Ingmar Bergman.

Gradara ha compulsato con grande attenzione i numerosissimi volumi dedicati nel corso degli anni a Fellini, alla ricerca dei personaggi singolari (come il comico Polidor apparso nelle “Notti di Cabiria”, il sensitivo torinese Gustavo Rol di “Giulietta degli Spiriti” o la cartomante Pasqualina Pezzolla) ma soprattutto dei tanti legami, sparsi un po’ ovunque, della sua “riminesità” distaccata, nascosta. Ma non è questo il tema principale del volume.

“Almanacco Fellini è un invito a immergersi nel mondo felliniano con levità e contemporaneamente con sguardo profondo”. Suddiviso in capitoli, ci fa immergere nel variegato mondo del regista: i maestri (Aldo Fabrizi e Roberto Rossellini), le donne “matte, sirene e femministe” (Anna Magnani, Meri Lao, Mina, Anna Giovannini), le fratellanze (Simenon, Bergman, Alberto Arbasino, Oriana Fallaci, Camilla Cederna, Lietta Tornabuoni), bottega Fellini, ovvero i protagonisti del suo mondo: Giulietta Masina, Franca Valeri, Moraldo Rossi, Alberto Sordi, i Geleng, Ennio Flaiano, Adriana Asti, Andrea Pazienza, Gigi Proietti, Nino Rota, Sandra Milo, Piero Tosi e tanti altri ancora. Un mix fra mondo della cultura e quello della celluloide.

“Il rapporto creativo con i collaboratori – sceneggiatori, costumisti, scenografi, direttori della fotografia – è uno dei percorsi irrinunciabili per raccontare Fellini. Lo hanno perciò scelto non a caso i curatori della mostra ‘Fellini 100. Genio immortale’ come una delle ‘stazioni’ del tracciato espositivo. ‘L’intento – spiega Anna Villari – è quello di fare emergere queste grandi professionalità che furono accanto a Fellini, grandi maestri del Novecento ognuno nel proprio campo’”.

Ma Gradara si sofferma anche sull’incontro di Fellini con la psicoanalisi: “la frequentazione in particolare dello psicanalista junghiano Ernst Bernhard fu il detonatore, la miccia che fece aprire a Fellini porte di ingresso ai pozzi e miniere dell’irrazionale e del soprasensibile. Fu su sollecitazione di Bernhard che Fellini iniziò a trascrivere e disegnare i propri sogni, a scavare nel teatro del proprio inconscio e a comporre quello che oggi chiamiamo ‘Il libro dei sogni’ di Fellini. Fu sempre Bernhard ad iniziarlo anche alla lettura dei tarocchi e alla consultazione degli IChing”. La fascinazione per il mistero, le dimensioni ultramondane influenzò profondamente il lavoro del regista.

“Il Libro dei Sogni” di Fellini, scrive Tullio Kezich, “non è un diario. Non è un romanzo. Non è un comic book. Non è lo storyboard di un film. Non è una silloge di racconti, né una sintesi pittorica”, L’originale è oggi custodito al Museo della Città di Rimini, in attesa di essere destinato al futuro Museo Fellini. “Quando fu dato alle stampe per la prima volta, nel 2007, fu immediatamente evidente che ci si trovava di fronte a qualcosa di unico ed ‘esplosivo’. Bastava scorrere tutte quelle immagini, i disegni: quel profluvio di schizzi, colori, figure, donnone, nudi, amplessi. Ancora le donne. Sempre le donne. Come se tutto Fellini fosse lì, in quella ossessione”.

“Tra segni e segnacci, scrittura fitta in corsivo o graffiate di stampatello, disegni di uomini, animali, aerei, treni, letti, apparati genitali, si scopre ad esempio che il nome più citato è quello di Giulietta: fatina o grillo parlante (ma anche moglie morente). Dominano le figure femminili, l’Anitona, la Sandrocchia, ma anche gli amici, i collaboratori, gli artisti come Picasso o Simenon. Il pianeta Fellinia, certo. Miscuglio straordinario di realtà e immaginazione, immaginazione e realtà”.

Annamaria Gradara, nell’anno del centenario della nascita di Fellini, ci ha regalato un libro piacevole per entrare in questo suo variegato mondo.

Paolo Zaghini

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