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Lei che oggi avrebbe cantato «Chissà se va»

Nella domenica più carica di aspettative per lo sport azzurro, la tristezza collettiva – genuina, sincera, non di facciata – per la scomparsa di Raffaella Carrà è addolcita dal pensiero che in Paradiso noi italiani abbiamo una «santa» in più. Senza aureole e senza fumi di incenso, almeno per ora, ma quelli che vorremmo chiederle oggi, in fondo, sono miracoli squisitamente laici, caldi, allegri e spumeggianti come i suoi show. Carrambate, più che miracoli.

Anzi, una ce l’ha già regalata: carràmba, che sorpresa vedere un italiano in finale a Wimbledon per la prima volta nella storia, nello stesso giorno in cui anche la Nazionale di calcio si gioca la finale degli Europei a Wembley, a pochi chilometri di distanza, con gli inglesi per la prima volta nella loro storia.

Matteo Berrettini è un atleta senza grilli per la testa o atteggiamenti da divo, attaccato alla famiglia e dotato di una simpatia naturale, proprio come Raffa; e anche i ragazzi di Mancini, in fondo, piacciono a tutti, e non solo in patria, per la semplicità e l’allegria che diffondono, mentre macinano un successo dietro l’altro, come ha fatto la regina della tivù in oltre mezzo secolo di carriera.

Sono le migliori qualità degli italiani, che brillano in questa domenica come brillavano nei sabato sera targati Carrà. Ed è il momento giusto per rendercene conto: mentre piangiamo per la scomparsa dell’indimenticabile show-woman della nostra infanzia e giovinezza, vediamo che ciò che ne ha fatto una vincente nel mondo dello spettacolo non è nulla di sovrumano o irraggiungibile: il suo successo era fatto di forza di volontà, impegno, coraggio, tenacia, buonumore, generosità, senso dell’amicizia, le stesse virtù che hanno portato Berrettini e gli azzurri a un passo dalla leggenda.

E ora tutti speriamo che riescano a fare quell’ultimo meraviglioso passo. Perché se lo meritano, e sentiamo di meritarcelo anche noi. Sarebbe una super-domenica che ci risarcirebbe delle tante cupe settimane fatte solo di lunedì accumulate nell’ultimo anno e mezzo. Viva le feste, se in un giorno son due e più, tanto per parafrasare uno degli inni più famosi di Raffaella.

Ma nell’occasione, e visto che sia il tennista romano che gli azzurri del calcio si troveranno davanti avversari di prima grandezza come Djokovic e l’Inghilterra, forse è meglio tenere a mente anche la profonda filosofia di un altro dei suoi hit, «Chissà se va»: «Se non va non va non va c’è una novità: sai quanto me ne importa, che me ne importa a me, per una che va storta una dritta c’è.» E ancora: «La vita è tanto bella ma, se non ci sta il coraggio non è saporita, senza un po’ di guai, è meglio un capitombolo che non provarci mai».

Il presidente Mattarella (che non a caso fa rima con Raffaella) non potrebbe dirlo meglio. Quindi, dalle 14.30 a tarda sera, tutti davanti allo schermo (mini, maxi, all’aperto o al chiuso) con popcorn e bibite, o fantozzianamente con birra e frittatona, ma con un santino di Raffaella bene in vista, nella speranza che un Paese convinto a torto di valere come il due di coppe oggi possa portarsi a casa due prestigiose coppe. Forse è chiedere troppo, ma chiedere è metà dell’avere. Forza ragazzi, spazzola, e chi ci fermerà?

Lia Celi

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