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Il mio gatto odia Salvini, io no

Alle “molestie televisive” che da una anno a questa parte mi procurano i telegiornali Rai, da alcune sere s’è aggiunto un ulteriore motivo di fastidio.

I tre minuti di immancabile redazionale “laudativo” sono seguiti, come noto, dalle registrazioni audio-video di Salvini, del suo vice Di Maio e del maggiordomo che a Palazzo Chigi è al loro servizio.

Il rituale, che si ripete pari-pari ogni volta, prevede l’iniziale toccata e fuga – un minuto e mezzo – di Conte, nei panni del “buttafuori” che al tempo dei comizi in piazza saliva per primo sul palco ancora vuoto, a scandire: “Uno, due, tre, prova microfono. Ah, ah, ah, si sente laggiù in fondo?”

Dopodiché è il turno del cicisbeo grillino, che per ulteriori tre minuti e mezzo ripete a memoria e con buona dizione la quotidiana pappardella preparatagli da Casaleggio o da Casalino.

Dulcis in fundo, ecco i sette minuti a disposizione di Salvini, l’effettivo capo del Governo. E così mezzo Tg se n’è bell’e andato.

Mentre fino a poco tempo fa i volgari e paranoici sproloqui del triviale tenutario di Palazzo del Viminale colpivano solo me, da un paio di settimane il loro effetto sta riversandosi pure sul mio gatto Pri – non significa repubblicano, ma è il diminutivo di Primo: è nella foto in apertura – il quale non appena ne intravvede in Tv l’immagine, o ne ascolta l’astioso grugnire, inizia a correre all’impazzata con aria aggressiva e va a rifugiarsi sotto il letto in camera mia.

In principio ho pensato ad una serie di fortuite coincidenze, poi ne ho parlato con qualcuno che conosce e studia la psicologia animale e lui mi ha dato una convincente spiegazione. Succede più frequentemente ai cani, ma anche i gatti che vivano in forte continuità con la medesima persona – è il caso di Pri – finiscono talvolta per “sintonizzarsi” con la più o meno marcata “componente animale” che è in ognuno di noi, “assorbendo” così l’umore e imitando qualcuno dei comportamenti del padrone.

Questo mi ha anche fatto capire, a posteriori, perché Fiocco, il maremmano con cui ho convissuto a lungo a Montefiore, abbaiasse ringhioso ogni qualvolta Berlusconi appariva in televisione.

Vorrà dire che d’ora in avanti, per tenere calmo Pri, mi sforzerò di recitare a bassa voce lo scomposto rosario di improperi e anatemi che più volte al giorno “mi toglie di bocca” il gradasso caporione legaiolo. Nonostante i quali vorrei però scongiurare Salvini di soprassedere rispetto alla terribile auto-minaccia di «dare la vita per difendere i confini, la sicurezza e il futuro dei nostri figli».

Lo dico perché resto pur sempre convinto che sia meglio un padre come lui che rimanere orfani; ed anche perché un pizzico di “disprezzo civile” ci può stare, ma non deve assolutamente sconfinare nell’odio personale, per cui mai e poi mai gli rivolgerei un così terribile augurio.

Al massimo potrei ripetere l’ironica metafora a cui ricorsi in un articolo di molti anni fa, allorché il semisconosciuto consigliere comunale Salvini ebbe una prima volta a richiedere che Milano istituisse «carrozze della metropolitana per soli milanesi» e «vagoni solo per extracomunitari»; e successivamente ad esternare pubblicamente questo elegante concetto: «Leggo che ancora una volta verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno!»

Quella volta scrissi che «se costui, una volta o l’altra, scendendo le scale di Palazzo Marino inciampasse in una delle sue tante stronzate, col risultato di procurarsi qualche settimana di busto gessato, credo che non riuscirei a dispiacermene».

Post Scriptum 1: Un prete che non le manda a dire

Non vedo l’ora che si attenui questa calura per recarmi a Borgotrebbia di Piacenza, a conoscere Don Pietro Cesena e stringergli la mano.

Si tratta del parroco che nella predica dello scorso 30 giugno ha tuonato contro dei “ciarlatani canori”, ridicolmente tatuati dalla testa ai piedi, che si autodefiniscono rapper e sfornano un mix di testi idioti, con sottofondo da analfabeti della musica.

«Sono degli stronzi! Se ne incontro uno lo picchio», ha letteralmente tuonato il parroco.
Pensa che bello se incontrasse quel trombone grillino di Fedez.

Post Scriptum 2: Basta la parola

Mentre a Rimini la Notte Rosa ha dovuto accontentarsi di Francesco De Gregori, a Riccione ha goduto della presenza del ministro Tontinelli.

All’indomani il “Carlino” scriveva che «in un primo momento molti dei presenti hanno pensato si trattasse di un sosia». Poi però l’hanno sentito parlare e il dubbio è rientrato.

Nando Piccari

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