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Riformismo italiano fra partito dei sindaci, salario minimo, catasto e concessioni

Politica

Questa settimana la politica locale concede poco. Nel centrodestra continua un dibattito stanco che a breve sarà concluso senza che nulla succeda. Nel centrosinistra si aspetta l’esito del ballottaggio di Cattolica e la formazione della nuova giunta di Rimini annunciata per martedì prossimo, per fare un bilancio politico. La differenza la farà il comune di Cattolica dopo il successo al primo turno del centrosinistra a Rimini.

JAMIL SADEGHOLVAAD e CHIARA BELLINI Conferenza stampa elezione amministrative- Rimini 5 ottobre 2021 (Ph © Giorgio Salvatori)

Il partito dei sindaci

In un’intervista a Repubblica. Antonio Decaro sindaco di Bari e presidente dell’Anci, ipotizza la formazione di un “partito dei sindaci” dentro il Pd. Il motivo? Si sentono trascurati dal segretario Letta e soprattutto si vincono le elezioni amministrative grazie ai sindaci o candidati a sindaco e poi si perdono le elezioni politiche per il mancato coinvolgimento dei sindaci. Decaro dovrebbe conoscere la storia della sinistra italiana. Per decenni abbiamo governato città piccole medie e grandi, ma non il Paese. Certo, quando c’era il Pci non si poteva per la Conventio ad excludendum. Anche dopo con il Pd abbiamo continuato a vincere nelle città e nelle regioni, ma non le elezioni politiche (eccetto Prodi per due volte). La ragione non è quella di cui parla Decaro, a mio parere. Nei comuni vengono premiate la buona amministrazione e l’affidabilità delle classi dirigenti radicate sul territorio. Quando vi sono le elezioni politiche, i temi al centro sono altri. Tassazione, ordine pubblico, immigrati, disoccupazione, Europa.  Il centrodestra su questi argomenti, come è noto, ci marcia con demagogia, populismo e promesse. Più complicato per il centrosinistra.

Invece del partito dei sindaci. sarebbe opportuno un congresso dove si discuta di programmi. Dalla riforma fiscale, a un nuovo welfare, alle politiche del lavoro, a un ruolo più determinate dell’Europa, ai temi dell’ambiente e più in generale dell’economia. Questi temi che saranno al centro delle prossime elezioni politiche in Italia e in Europa. Questa la sfida dei partiti riformisti. I sindaci possono dare un contributo importante insieme a tutto il Pd.

 

Il catasto

Il governo Draghi vuole riordinare il Catasto. Decisione necessaria per una tassazione equa sul patrimonio immobiliare italiano. Lega e Fratelli d’Italia sulle barricate per evitare, dicono, “una patrimoniale camuffata”. La realtà è ben diversa e al solito le destre italiane difendono i privilegi e mai cercano di riequilibrare le diseguaglianze. Infatti, a chiunque voglia affrontare in modo approfondito e pacato la discussione in corso, è chiarissmo che valori non più corrispondenti alla realtà del mercato immobiliare generano una vistosa ingiustizia fiscale. Nel caso dei beni non accatastati siamo invece di fronte all’evasione più totale.

Per questa ragione non è una patrimoniale e neanche incide sulla pressione fiscale (che tutti vogliamo che si riduca), ma semplicemente la redistribuzione degli attuali carichi.

A mio parere il governo per difendersi dagli attacchi di Salvini e di Giorgia Meloni sta facendo un errore. Promette di mantenere una tassazione invariata a livello individuale. Se così fosse, la riforma del catasto sarebbe inutile. Infatti, significa che chi paga di più di quanto dovrebbe, in base ai reali valori di mercato continuerebbe a farlo. Viceversa, chi paga di meno continua con il suo privilegio. Il Governo dovrebbe dire che non aumenta il gettito complessivo dal catasto.

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Concessioni demaniali

Come ogni anno in occasione del Sun, il salone fieristico con le ultime tendenze per le spiagge, i sindacati dei balneari di tutt’Italia si danno appuntamento per definire la strategia sul rinnovo delle concessioni demaniali. Come ogni anno viene organizzato il convegno dove l’avvocato esperto del settore di turno, presenta l’ennesima proposta di legge per la esclusione delle concessioni demaniali marittime ad uso ricreativo dalla applicazione della direttiva servizi o Bolkestein.

Incuranti delle sentenze della Corte Costituzionale Italiana, dei Consigli di Stato, dei Tribunali, della Corte di Giustizia Europea, delle risposte della Commissione Europea alle numerose interpellanze al Parlamento Europeo. Niente, questi sindacati vanno avanti come se nulla fosse. Non prendono neanche in considerazione l’avvio della procedura di infrazione europea. La responsabilità di tutti questi anni persi è della politica che non ha mai avuto il coraggio di dire la realtà e di trovare una soluzione seria che salvaguardasse il nostro sistema di micro e piccole imprese e le norme sulla concorrenza europee.

La politica tutta è responsabile di anni di immobilismo, di mancati investimenti. Mai successo che una lobby di imprenditori tenesse sotto scacco la politica di un intero paese. All’assemblea generale dei balneari hanno portato un saluto anche il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e di Riccione Renata Tosi. Nulla da segnalare se non la “solita” richiesta che si intervenga con una legge di riordino del Parlamento. Ma sul come farla, poche indicazioni.

Salario minimo

Da tempo si discute di salario minimo in Italia. Gli unici paesi europei che non hanno introdotto il salario minimo sono Italia, Austria, Finlandia e Svezia. Ma in questi ultimi tre paesi i salari sono cresciuti e solo una piccola percentuale di lavoratori non gode di contratti collettivi. In Italia, invece, l’Ocse calcola che dal 1990 al 2020 il salario medio di un lavoratore è sceso del 2,9 per cento.

Uno dei contributi fondamentali di David Card, insignito del Premio Nobel per l’Economia, riguarda gli effetti del salario minimo sull’occupazione. Con Alan Krueger nel 1994 ottenne un risultato che allora fece scalpore e suscitò molte controversie: l’aumento del salario minimo nel New Jersey aveva aumentato l’occupazione. Studi successivi hanno raggiunto conclusioni simili in contesti diversi e con salari minimi bassi. La possibile spiegazione è che quando i datori di lavoro hanno un forte potere contrattuale nei confronti dei lavoratori, impongono loro salari molto bassi che rendono poco conveniente lavorare. Un salario un po’ più alto in questi casi aumenta, anziché ridurre, l’occupazione.

In Germania si sta discutendo la formazione del nuovo governo “semaforo” e l’aumento del salario minimo a 12 euro è tra i punti salienti dell’accordo. Si tratta di uno dei punti-bandiera portati avanti in campagna elettorale dal partito socialdemocratico. Il Pd deve insistere su questa strada.

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