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L’incognita Navigator sui finti separati di Rimini

Non è ancora entrato in vigore, ma il Reddito di cittadinanza ha già dato origine a un ricco filone di frizzi, lazzi e leggende metropolitane, diventando in un battibaleno un tema classico dell’umorismo all’italiana, come i carabinieri, la mosca nella minestra e le donne al volante.

Ma al di là delle facili spiritosaggini, di matrice anti-grillina e non solo, di spunti da commedia fondati ce ne sono parecchi. Se escludiamo una congiunzione astrale Venere-Marte che aumenta la conflittualità nel talamo nuziale a prescindere dai segni zodiacali e dal colore politico, l’aumento delle domande di separazione fra le coppie riminesi senza figli dopo l’approvazione della legge sul Rdc (il trend di gennaio fa pensare che entro l’anno si arriverà a un raddoppio secco rispetto alle separazioni del 2018) è più che sospetto, come pure l’incremento dei cambi di residenza.

I single sono privilegiati nell’assegnazione del sussidio fortemente voluto dai pentastellati, e con questi chiari di luna, in attesa del boom economico annunciato da Di Maio e del secondo semestre 2019 «bellissimo» vaticinato da Conte, ce n’è abbastanza per simulare una rottura.

Finora lo si è fatto gratis, anzi, perdendoci pure dei soldi, figuriamoci se non lo si può fare per 780 euro al mese, o addirittura 1560. Un bel risultato, per un governo che in teoria vorrebbe incentivare le famiglie.

Il Comune, che ha mangiato la foglia, promette accurati controlli su ogni domanda. Ma come si fa ad accertare che due persone fanno solo finta di non voler stare più insieme? Gli si inietta il siero della verità? Si torchiano le suocere? Si sguinzagliano spie la sera di San Valentino nei ristorantini romantici per verificare che fra le coppie che cenano a lume di candela non ce ne sia qualcuna che il giorno prima ha chiesto la separazione? Si predispongono telecamere nei negozi di fiori, nelle gioiellerie e nelle profumerie per incastrare chi compra un regalino a un coniuge che, teoricamente, ha scaricato? Non è un’impresa semplice.

Come non lo saranno gli accertamenti promessi dal Ministero del Lavoro per smascherare i furbetti del redditino che si fingono single: già si rischia grosso a farsi ritrovare sul divano da soli, figuriamoci a venirci pescati avvinghiati a un marito o una moglie da cui si dovrebbe essere separati.

Probabilmente i volponi hanno già predisposto una strategia a base di litigi, occhiatacce, plateali distruzioni di ricordini, rigatura di macchine (poi si va dal carrozziere con i 780 euro) quando non fittizi messaggi hot o foto sexy insieme a terzi, da mostrare in caso di bisogno, per provare che con l’ex è proprio finita.

E, ancora più probabilmente, i furbetti scoppiati solo per finta si staranno organizzando per continuare a vedersi di nascosto, in barba al glabro ministro del Lavoro. Qui viene il bello, perché niente eccita più del proibito. I coniugi costretti a recitare la parte dei separati potrebbero scoprire di desiderarsi molto più di prima, inventando sotterfugi da amanti clandestini o riscoprendo le paure adolescenziali di venire scoperti nell’intimità.

E, chissà, a un certo punto potrebbero decidere che 780 euro e un lavoricchio chissà dove non valgono la gioia di vivere insieme, a costo di riprovare a sbarcare il lunario con le proprie forze. C’è solo un’incognita: che il navigator che verrà affiancato a ogni percettore di Rdc sia uno strafigo o un’ultragnocca. E, naviga oggi naviga domani, la finta separazione si trasformi in un vero divorzio.

Lia Celi

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