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Mai che la neve arrivi al momento giusto

Parafrasando un celebre slogan pubblicitario, si può dire che «l’attesa della neve è essa stessa la neve»? La domanda sorge spontanea mentre guardiamo il meteo sul cellulare o leggiamo sui media gli allerta che parlano per oggi di una probabilità di neve pari al cento per cento – più che una probabilità, una certezza, quindi.

Mentre scrivo queste righe è sabato sera, e per me nevica già – nel senso del celebre slogan, cioè sono in attesa che nevichi. Mentre voi mi leggete, forse cadranno già i fiocchi, ma per voi starà piovendo, perché il meteo del cellulare annuncia pioggia per lunedì, e l’attesa della pioggia è eccetera eccetera.

Devo dire che credo più nelle previsioni piovose che in quelle nevose. A differenza della neve, che richiede una particolare combinazione di freddo e di secco, la pioggia ha meno pretese, c’è in tutte le stagioni, con qualunque temperatura. Cambiano la durata della precipitazione e il calibro delle gocce, ma alla fin fine sempre acqua è.

La neve, specie sulla costa, è, paradossalmente, il classico cigno nero: raro, imprevedibile e soprattutto inaspettato, specie dai meteorologi. Si sa che in fatto di tempo Rimini va per conto suo e sono più affidabili il ginocchio della nonna e le previsioni spannometriche del bagnino (dei bagnini di una volta: quelli di oggi o non si sbilanciano e comunque ripetono quel che dice l’app o sono dei veri professionisti come il nostro MeteoRoby). Il satellite ci prende e non ci prende, magari il pronostico è giusto, ma l’orario è sballato con una forchetta variabile fra le quattro e le ventiquattr’ore. Con la neve, poi, la scommessa è difficilissima: basta mezzo grado in più e diventa un’acquerugiola gelida.

C’è solo una certezza: non arriva mai al momento giusto, cioè a Natale, quando renderebbe più magiche le feste e potrebbe essere goduta in relax. La «bianca visitatrice», come la chiamava De Amicis, viene a visitarci immancabilmente tra gennaio e marzo, provocando solo fastidi, quando non disagi veri e propri, non solo a livello pratico.

Una nevicata il 9 gennaio, appena terminate le vacanze invernali, si profila come una vera e propria beffa. Tanto più crudele perché niente come il rapporto con la neve esprime la differenza tra giovani e vecchi, tra benestanti e sfortunati. Meno anni e responsabilità hai sulle spalle, più largo è il sorriso quando il meteo promette neve. Per dirla in termini più scientifici, l’amore per la neve è inversamente proporzionale all’età e direttamente proporzionale al reddito.

I bambini e gli adolescenti ne vanno pazzi: è una meravigliosa occasione di gioco, crea un’atmosfera romantica e, quando ci si mette, fa chiudere le scuole. Gli adulti la considerano una scocciatura e un impiccio, perché intralcia il traffico e rallenta tutte le normali attività. Gli anziani la detestano perché li blocca in casa e, se osano mettere piede fuori, rende ogni superficie sdrucciolevole e insidiosa per ossa che non sono più quelle di una volta.

Ma qui scatta l’altra discriminazione: all’adulto o all’anziano che può rimirare i candidi fiocchi dalla vetrata del suo chalet a Saint Moritz o a Cervinia, seduto in una comoda poltrona davanti al caminetto scoppiettante, con un bicchiere di brandy in mano e un segugio accoccolato sul tappeto persiano, la neve piace molto di più che al pendolare che deve guardarla dal finestrino del regionale bloccato in aperta campagna o dalla finestra di casa sua mentre si domanda come farà ad andare a fare la spesa o dal medico.

Ma la situazione meno indicata per apprezzare la bellezza di una nevicata è sicuramente quando si è in fila fuori dalla farmacia per fare il test del Covid. Perché, purtroppo, l’attesa del tampone non è essa stessa il tampone.

Lia Celi

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