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Nel paese delle meraviglie resta Alice

Sfidando la scaramanzia, ho conservato per tutto questo tempo un trafiletto del Carlino dell’estate scorsa, in fiduciosa attesa di potermene servire per l’articolo di oggi. Vi è contenuta una dichiarazione fatta all’epoca da Walter Vicario, l’assaltatore berlusconiano della Canonica che è solito aggredire l’avversario con una velocità dovuta al pericolo che, una volta tolta la spoletta al suo pensiero politico, questo possa esplodergli in mano.

Nell’occasione, disturbato dalla Festa dell’Unità che si svolgeva in quei giorni, l’ardimentoso combattente dell’Isis (Incazzosi Santarcangiolesi Idolatranti Samorani) s’era lasciato andare alla goduriosa certezza dell’ormai prossima cacciata dei “comunisti” dal Comune: «Lasciamo cantare quelli del PD per l’ultima volta, lasciamo che ballino il loro ultimo tango santarcangiolese. Fra un anno (quando a Santarcangelo si tornerà al voto per le amministrative) saranno i santarcangiolesi a spegnere il PD. Presto la musica cambierà».

Il 26 maggio la musica è effettivamente cambiata, ma non per Alice, che la stragrande maggioranza dei cittadini vuole continui a ballare il suo “tango santarcangiolese” per altri cinque anni. Gli elettori, decretando che Vicario debba rimanere fuori dal Consiglio Comunale, hanno invece fatto ballare a lui “l’ultimo tango”: ma più che ad un “tango santarcangiolese” – mi si scusi l’ardire – è sembrato assomigliare a “Ultimo tango a Parigi”, per quell’arcinota “scena del burro”.

Chi invece non riuscirà a fare neppure il primo ballo è Samorani. Ma la cosa era in fondo prevedibile, poiché tutti coloro che in questa provincia si sono finora giovati dell’appoggio di Bruno Sacchini, sono finiti inevitabilmente trombati.

Non gli è valso un granché, se non proprio assecondare, quanto meno far finta di ignorare un’indecente campagna di menzogne sull’inventato pericolo che starebbe per correre la chirurgia senologica del Franchini; i cui promotori, facendo vergognosamente leva sulle comprensibili apprensioni di tante donne che hanno beneficiato dell’indiscussa maestria professionale di Samorani medico, speravano in tal modo di apportare vantaggio al Samorani candidato sindaco.

Non gli è servito a molto neppure il “salto della quaglia” di due transfughi a lungo (ma evidentemente non abbastanza) “beneficiati” da PCI-PDS-DS-PD: Antonio Valli e Leonina Grossi.

Il modo in cui costoro hanno giustificato il loro ingresso in casa Salvini, con Forza Nuova e Casa Pound sul pianerottolo, costuisce un vero e proprio manuale di comicità. Se si fossero limitati a dire “abbiamo deciso così perché son fatti nostri”, non sarebbe rimasto che dispiacersene a chi, come me, era estimatore di Valli e fino a ieri amico di Leonina. Invece no, che diamine: loro hanno fatto una scelta di sinistra!

Così Valli s’è accodato a leghisti, neofascisti e plaudenti sostenitori di chi considera “una pacchia” affogare nel Mediterraneo, «per liberare Santarcangelo da un sistema di potere che dei veri ideali della sinistra non ha più nulla». Mentre la Grossi ha sì sponsorizzato un vecchio arnese della destra politica riminese, ma lo ha fatto «da donna convintamente di sinistra». Finché lo è stata sul serio, anche la sua tempra era “leonina”. Ben lontana dall’attuale pecoresca subalternità.

A Misano non ha vinto Max Pezzali

Certo che sono proprio dei gran masochisti, questi misanesi. Avevano la fortuna di poter eleggere un sindaco forgiatosi al pensiero e all’insegnamento di mostri sacri del diritto amministrativo quali Fazio, Fiorello e Jovanotti. Uno che per consultare i cittadini avrebbe organizzato un concerto di Max Pezzali prima di ogni decisione da prendere: si trattasse di chiudere una buca a Scacciano, o di decidere se dislocare a Misano Brasile oppure a Villaggio Argentina quel «parco dell’amore» promesso in campagna elettorale, con tanto di «separé tra una macchina e l’altra», perché «non è giusto multare i clienti delle prostitute; ci si va per mille motivi e nessuno obbliga le donne a farlo».

Per non parlare della nuova Aula Consiliare, di cui avrebbe parlato tutto il mondo. Questo perché Cecchetto l’avrebbe trasformata in Auditorium Musicale direttamente collegato a Radio Deejay; dove lui, dall’alto del suo scranno e con tanto di fascia tricolore, avrebbe condotto le sedute del Consiglio col ritmo e le movenze del suo celebre “Gioca jouer”:

«One, two, three, four, five, six, seven, eight.
Entrare-tan tan; salutare-tan tan; sedere-tan tan;
parlare-tan tan; votare-tan tan; deliberare-tan tan.
Ok ragazzi, adesso cerchiamo di farlo meglio».

Invece quei provincialotti di Misano gli hanno preferito un ragazzone del posto, tale Piccioni. A fare il sindaco sarà senz’altro bravo, ma a Saxa Rubra e a Via Teulada non lo conosce nessuno.

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