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Orgoglio Emilia Romagna per un’Italia che non sarà mai più la stessa

Stefano Bonaccini: “Il Paese che vogliamo. Idee e proposte per l’Italia del futuro” – Piemme.

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha promosso nelle settimane a cavallo di ferragosto una lunga tournée promozionale del suo ultimo libro, “Il Paese che vogliamo. Idee e proposte per l’Italia del futuro”. Una serie d’incontri di grande successo, con tantissimo pubblico ad ascoltarlo. Un modo estremamente intelligente di fare politica, di promuovere i successi della nostra Regione in numerosi settori. E Bonaccini è bravo, è capace di tenere l’attenzione su temi anche non facili, di spiegare il come e il perché delle scelte effettuate.

I primi due capitoli del libro sono straordinari (non mi piace usare i superlativi, ma è difficile poter definire in maniera diversa quanto in queste 40 pagine c’è scritto). “Qui c’è tutto ciò che siamo”, ovvero quello che siamo, plurale maiestatis, stati capaci di costruire in questi ultimi cinquant’anni. Quando da regione tra le più povere d’Italia, con interi territori usciti distrutti dal secondo conflitto mondiale, siamo riusciti a diventare oggi tra i territori più avanzati d’Europa, per l’economia, la cultura, i servizi.

“La forza di una comunità è lavorare insieme. E la comunità è in quel ‘io ci sono’, ‘noi ci siamo’. Provo a trovare ogni giorno, insieme alle persone che me le pongono, le risposte e le soluzioni concrete alle questioni. Ho imparato che governare è questo: costruire la soluzione insieme a chi ti pone il problema”.

Bonaccini non cita una sola volta la sua appartenenza politica, il suo essere uomo del centro-sinistra, uno dei protagonisti della vita del Partito Democratico a livello nazionale. Questo lo ha raccontato nel suo precedente libro “La destra si può battere. Dall’Emilia-Romagna all’Italia, idee per un Paese migliore” (Piemme, 2020), il diario della sua vittoriosa campagna nel gennaio 2020 per la Presidenza della Regione sulla destra. L’intento di questo suo nuovo lavoro è altro: “Quello che c’era prima [della pandemia] non basterà, non andrà più bene. Non so se ne saremo capaci, ma siamo chiamati a costruire qualcosa di nuovo e diverso per il futuro”.

“E’ fondamentale avere qui progetti innovativi, capaci di aprire la strada alla transizione ecologica. La trasformazione non la fai con le chiacchiere, servono investimenti concreti, risultati tangibili, per essere credibili quando diciamo di volere un Paese della piena sostenibilità”.

Ed ecco allora, perché il lavoro era comunque già avviato in questa direzione, l’Hydrogen Innovation Center di Modena, il primo polo di eccellenza nazionale per le tecnologie dell’idrogeno; il Tecnopolo di Bologna dove si sta costruendo un’autentica cittadella della scienza, cuore del Data Valley emiliano-romagnola, hub dei Big Data e delle nuove tecnologie; il Centro Meteo Europeo.

“Abbiamo investito in ricerca, innovazione e competenze per arrivare a creare oggi un ecosistema territoriale fatto di 10 Tecnopoli della ricerca, con 20 sedi collocate al centro delle filiere più importanti, oltre 80 laboratori di ricerca accreditati, 300 dottorati e borse di ricerca finanziati, centinaia di progetti di innovazione delle imprese, nuove aree dedicate alla nascita, allo sviluppo e all’accelerazione delle start-up e 9 associazioni Clust-ER formate da oltre 600 soggetti pubblici e privati che operano anch’essi nelle più importanti filiere regionali”.

In una intervista ad Alec Ross, per quattro anni consigliere all’innovazione del Presidente Barack Obama ed oggi docente alla Bologna Business School, parlando della nostra Regione, ha detto di essere colpito dalla ‘solidità’ dell’Emilia-Romagna: stabilità della governance, università e istituzioni accademiche di livello internazionale, talenti e capacità nel mondo della ricerca e del lavoro.

“Il cambiamento di cui abbiamo bisogno ha la necessità improcrastinabile di investire sulle nuove generazioni (…). Non basta attrarre capitali finanziari e investimenti fisici, servono anche capitale umano ed investimenti sulle persone”.

Ha fatto il giro del mondo la notizia che FAW, uno dei maggiori produttori automobilistici cinesi, e Silk EV, società internazionale statunitense di ingegneria e design automotive, abbiano scelto l’Emilia-Romagna per progettare e costruire auto elettriche di alta gamma in un nuovo sito produttivo a Reggio Emilia, nel cuore della Motor Valley, un distretto industriale forte di 16.500 aziende e circa 90.000 addetti. Qui hanno radici e sedi marchi noti in tutto il mondo (Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Magneti Marelli). “Nella scelta di cinesi e americani ha pesato la concentrazione di saperi e professionalità che si trovano in Emilia-Romagna: qui la qualità di addetti, progettisti, ingegneri sopravanza di gran lunga qualsiasi offerta di manodopera a basso costo da parte di altri territori”.

E così via: Bonaccini elenca decine di casi in cui i nostri territori hanno saputo costruire eccellenze economiche in grado di competere in Europa e nel mondo, in un stretto rapporto con le nostre università ed usufruendo dei tecnici ad alta formazione specialistica che escono oggi dai riformati ITS (Istituti Tecnici Superiori).

E la “buona” politica la si vede quando, come qualche mese fa, è stato firmato il ‘Patto per il lavoro e per il clima’ insieme a tutte le principali rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, alle università e alle associazioni ambientaliste. 55 sigle, insieme, per progettare il futuro al 2030. “Quel patto è un ‘unicum’ nel panorama nazionale. Parte dall’idea che nei momenti più complicati il compito della politica è unire”.

Ci siamo soffermati sui primi capitoli del libro, ma poi Bonaccini ci parla di scuola, di turismo (in un lungo capitolo dove la Città di Rimini è la protagonista), di sport, di sanità pubblica e di lotta alla pandemia di covid-19 (“vaccinarsi è a tutela della salute pubblica, è un gesto di responsabilità verso se stessi e verso gli altri”).

Bonaccini chiude le pagine del suo libro dicendo: “Ho parlato pensando all’Italia più che all’Emilia-Romagna, soprattutto perché credo che il cambiamento che serve non riguardi un Comune o una regione, ma il nostro Paese nel suo insieme. Che ha tanti e grandi nodi irrisolti da molto tempo”. Con le ingenti risorse del Next Generation in arrivo dall’Europa il nostro Paese “non può permettersi di sprecare questa opportunità”. E l’Emilia-Romagna ci sarà.

Paolo Zaghini

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