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Ri-avanti Savoia! E il Principe di Venezia ci ha fregati tutti

Bè, questa volta «avanti Savoia» ci sta. Anzi, forse l’uscita sui social di Emanuele Filiberto, “la famiglia reale sta tornando”, è l’unica impresa riuscita a un Savoia negli ultimi cento anni, senza spargimento di sangue.

L’impresa non era la restaurazione della monarchia, anche se visti i tempi ci manca solo che tornino in forze i monarchici – abbiamo un altro duce, ci manca solo un altro re – bensì il lancio di una linea di abbigliamento chiamata House of Savoy, che ricicla stemmi e insegne della dinastia e dell’esercito sabaudo su cappellini e giubbotti.

Il principe ballerino ci ha fregato tutti, con quella breve clip in cui, seduto a una scrivania di regale imponenza, con foto di famiglia sullo sfondo e una luce dorata che gli danzava fra i biondi capelli, annunciava “il ritorno della famiglia reale”, la sola in grado di riportare la serietà e l’eleganza di cui c’è tanto bisogno.

Un discorso così composto, serio e pertinente che non solo ti veniva da credergli, ma, sotto sotto, perfino da apprezzarlo. Chi può negare che oggi come oggi in Italia ci sia un disperato bisogno di serietà ed eleganza, nel senso più ampio della parola? D’accordo, Emanuele Filiberto non è il principe William, e nemmeno Harry, e come profondità di pensiero probabilmente è a livello del principino George. Ma guardiamoci in faccia: nessun principe europeo, dalla Scandinavia al Mediterraneo, si distacca troppo dal modello del bellimbusto decorativo, buono per riempire le riviste patinate che le nonne leggono sotto il casco del parrucchiere.

Va bene, il figlio di Vittorio Emanuele non ha un gran curriculum, da giovane ha fatto uso di droghe e ha pure frequentato discutibili compagnie, a cominciare da suo padre. Ma almeno non andava ai festini con minorenni organizzati da Jeffrey Epstein, come il principe Andrea d’Inghilterra, e non ha mai accusato Galileo Galilei di essere responsabile della deriva materialista dell’Occidente, come ha fatto il principe Carlo. Sa riempire bene un abito a giacca e parla almeno un’altra lingua oltre all’italiano, il che basterebbe a renderlo un ministro degli Esteri più presentabile di Giggino Di Maio.

Oltretutto ha due figlie, il che significa che se mai dovesse tornare sul trono gli succederebbe inevitabilmente una regina. E visto che la residenza reale tornerebbe ad essere il Quirinale, finalmente vedremmo una donna sul colle più alto, ipotesi che finché siamo una repubblica resta remotissima.

Insomma, per quanto i Savoia possano stare giustamente sui maroni, alla fin fine il “ritorno della famiglia reale” in questa scombiccherata Italia 2019 poteva anche non essere una catastrofe. Invece Emanuele Filiberto ci ha preso per il naso: era solo uno scherzo, una trovata pubblicitaria, e pure soavemente autoironica. Ed è riuscito a far parlare di sé e dei suoi giubbotti stemmati. Per inciso, il suo titolo, ancorché non riconosciuto, è «principe di Venezia». Vista la situazione della città, più che giubbotti fighetti, dovrebbe lanciare una linea di giubbotti di salvataggio.

Lia Celi

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