Home > Cronaca > Sull’eutanasia gli italiani sono più laici di chi li governa

Sull’eutanasia gli italiani sono più laici di chi li governa

«Vuole firmare per il referendum sull’eutanasia?» Confesso che quando il giovane attivista dell’associazione Luca Coscioni ha provato ad agganciarmi, in una piazza Tre Martiri affollata per il mercato settimanale, l’ho rimbalzato, colta da un’istintiva diffidenza per il suo entusiasmo.

Calma, giovanotto. Qui si parla di vita e di morte, mica di una nuova ciclabile. Non che certi argomenti debbano essere necessariamente proposti da figuri mesti e ascetici stile «fratello, dobbiamo morire» (replica inevitabile, «mo’ me lo segno»), ma un po’ di serietà, via. Se per un ventenne il tema del fine-vita si proietta in un futuro troppo lontano, per noi di mezz’età è ben più concreto.

Molti di noi, specie nell’ultimo anno, hanno perso nonni o genitori anziani, morti di Covid o vittime indirette di una pandemia che ha quasi monopolizzato risorse e personale sanitario. Conosciamo lo straziante senso di impotenza e il dolore di assistere una persona amata che trascina l’ultimo scorcio di vita fra sofferenze fisiche e psicologiche che i farmaci non riescono ad alleviare. Non è in nostro potere risparmiare loro quel calvario, e tremiamo al pensiero che un giorno potrebbe toccare a noi, sotto gli occhi sgomenti dei nostri cari.

Se io, in un attimo di superficialità, non mi sono fermata al banchetto per firmare la petizione per il referendum (ma intendo farlo quanto prima), 750mila cittadini in tutta Italia l’hanno già fatto, superando ampiamente la quota richiesta di 500mila firme.

Una risposta così pronta e corale non si ricorda dai tempi dei referendum su divorzio e aborto, segno che su certe questioni la gente è molto più laica di chi la governa. I politici non se la sentono di affrontare un tema «divisivo» – nel senso che dividerebbe i partiti, non gli italiani, che secondo tutti i sondaggi sono favorevoli alla legalizzazione dell’eutanasia con percentuali che si aggirano sul 70 per cento.

Risultati che hanno già allarmato la Chiesa, contraria a qualunque pratica che interrompa la vita, e anche alcuni giuristi, che hanno sottolineato le ambiguità del quesito referendario. Il cardinal Paglia ha sostenuto che il malato terminale invoca la morte non perché la desidera, ma perché si sente solo e abbandonato nel dolore e nella paura, e dunque bisognerebbe rispondere a questa esigenza anziché assisterlo nel suicidio. Ma su questo pure la Chiesa dovrebbe farsi qualche domanda. Preti e suore sono presenti da sempre negli ospedali, appesi alle pareti delle corsie ci sono Madonne e crocefissi, ma questo non contribuisce a un’accettazione più serena e rassegnata della morte e del dolore da parte dei malati e dei loro congiunti.  Negli ultimi anni le cure palliative hanno fatto passi avanti, non altrettanto, mi sembra, la capacità della Chiesa di confortare nel momento estremo. Non che i laici siano meno pavidi nel trattare l’argomento.

A scuola, per dire, si studia come nasce la vita, ma si evita accuratamente di spiegare come finisce, questione interessantissima e affascinante, perché la morte è un fenomeno naturale, ma scientificamente più enigmatico dei buchi neri. «La biologia non ha ancora trovato nulla che indichi l’inevitabilità della morte,» affermava il fisico Richard Feynman nel 1964, e i ricercatori si stanno tuttora scervellando. Secondo le ultime teorie, invecchiamento e morte sono una conseguenza del nostro essere animali complessi: i geni che ci rendono belli, intelligenti e adattabili hanno un grande costo dal punto di vista metabolico, e così col passare degli anni il nostro organismo si consuma fino a collassare.

Invece la Turritopsis dorhnii o medusa immortale, ritorna giovane e ricomincia da capo. L’idra, un piccolo invertebrato d’acqua dolce, non invecchia, e se fatta a pezzi si rigenera. Gli scienziati vogliono rubare il segreto di questi esseri viventi ma non morenti e regalarlo all’umanità. E prima o poi ci riusciranno, rendendoci finalmente tutti immortali e sempre giovani. Un’opzione cui metteremmo volentieri la firma tutti, cardinali compresi, e senza bisogno di referendum.

Lia Celi

Ultimi Articoli

Scroll Up