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“Taca, Zaclèn!”: così a Bellaria Carlo Brighi inventò la balera

Carlo Brighi (1853 – 1915) era nato nella frazione Fiumicino  di Savignano sul Rubicone. Andò a scuola di violino da diversi maestri, a Savignano sul R. ed a Cesena.
Brighi suonò tra i violini dell’orchestra del teatro comunale di Cesena,  quindi suonò musica classica nelle opere.

Dopo il 1890 si dedicò invece alla musica popolare delle sale da ballo.  Fondò una sua orchestra con la quale si mise a girare la Romagna.
Suonavano polke, mazurche e valzer nei circoli cittadini, nei caffè-concerto,  nelle sale grandi dei palazzi signorili. Gli strumenti erano tre violini, il clarinetto ed il contrabbasso.
AI primi del 900 Brighi inserì la chitarra al posto del terzo violino. Il saxsofono, la fisarmonica e la chitarra basso in sostituzione del contrabbasso erano ancora là da venire.

Non si conoscono i nomi dei componenti delle prime formazioni di Carlo Brighi.  È probabile che l’orchestra all’inizio non avesse una formazione stabile, ma che si mettesse assieme a seconda del locale, includendo musicisti del posto  in cui di volta in volta Brighi si esibiva.

Carlo Brighi

Brighi, dopo aver organizzato un capannone itinerante, chiamato all’origine  “E Festival” (“Il Festival”) poi successivamente “Capannone Brighi”,  nel 1910 decide di fermarsi a Bellaria, paese natale della moglie.

Qui Brighi inventò quelle che poi sarebbero state chiamate le balere.  Adattò una parte della sua stessa casa a sala da ballo cui diede il nome  di “Salone Brighi”.  Specialmente nei pomeriggi domenicali, al Salone affluivano appassionati  da ogni parte della Romagna.

Ancora oggi l’espressione “Taca, Zaclèn” (Attacca, Zaclèn) costituisce l’invito ai musicisti perché inizino a suonare.

Gaetano Dini

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