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Il tesoro ritrovato del Buonamici, l’uomo che catalogò la grande bellezza di Rimini

Gianfrancesco Buonamici “Delle cose notabili d’Arimino” – Edizione critica a cura di Patrizia Alunni, fotografie di Gilberto Urbinati. NGC Edizioni / Guaraldi.

Una “chicca “ bibliografica. Costosa sì (100 euro), certamente non per il grande pubblico, ma testimone ancora una volta dei “tesori” presente presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini. Un “tesoro” di testi manoscritti ed inediti di fondamentale importanza per la conoscenza della storia della Città.

Autore del testo il celebre architetto pontificio ed erudito riminese Gianfrancesco Buonamici (Rimini 1692 – Roma 1759), nome significativo della cultura artistica e antiquaria, non solo in ambito locale, della prima metà del Settecento. A Rimini costruì, tra le tante cose, negli anni Quaranta del Settecento la Pescheria (terminata nel 1747), sistemò il porto-canale (1753-1759), costruì la Chiesa di San Bernardino (1757-1759).

Rimini, 02/03/2012: chiesa san bernardino ©Riccardo Gallini_GRPhoto

Chiesa di San Bernardino, particolare della facciata
(©Riccardo Gallini_GRPhoto)

Il manoscritto è custodito presso la “Gambalunga” dal 1871 quando fu acquisito insieme alla vasta collezione di documenti appartenuta al canonico, nonché collezionista, studioso ed epigrafista, Zeffirino Gambetti (1803-1871).

Diviso in due libri, il manoscritto che viene pubblicato per la prima volta è corredato di trascrizione integrale, note di commento, indici e un ricco apparato iconografico originale a cura di Patrizia Alunni, docente e storica dell’arte. A differenza della consimile guida “Pitture delle chiese di Rimino” edita nel 1754 da Carlo Francesco Marcheselli (reprint Alfa, 1972 a cura di Pier Giorgio Pasini), era intenzione del Buonamici redigere un testo che illustrasse compiutamente lo stato delle ricerche storiche più avanzate a Rimini, con particolare rimando all’antichità e alla storia patria della città, unito allo studio e alla puntuale e meticolosa descrizione delle più notabili opere artistiche ancora visibili. Ne emerge un’immagine di Rimini ricca di opere d’arte e di artisti, tra i quali alcuni mai menzionati dalla locale storiografia. Nuova è inoltre l’attenzione professionale rivolta all’architettura degli edifici e alla trattazione dei monumenti, in specie l’Arco d’Augusto e il Ponte di Augusto e Tiberio, minuziosamente descritti dal Buonamici.

La Pescheria del Buonamici

La Pescheria del Buonamici

Potrei avventurarmi nel dire alcune cose su questa bella pubblicazione, ma dopo aver letto l’ampia e dotta recensione scritta dall’amica Annamaria Bernucci sul numero di ottobre della rivista “Ariminum” , non mi resta che riprendere alcune sue affermazioni che condivido pienamente (da lettore un poco ignorante dei temi trattati).

“Fu l’acutezza di Piero Meldini ad individuare, qualche anno fa, per affinità calligrafiche e per relazioni di contenuto, l’autore del manoscritto con Gianfrancesco Buonamici. Il testo autografo ha la forza di un diario, diviene testimonianza di cose d’arte, di cantieri, di fabbriche della città viste in diretta con una sensibilità non solo storica ma già prefigurante una metodologia archeologica e stratigrafica, aggiornata ad una curiosità sperimentale e scientifica in sintonia con il clima erudito enciclopedista e la contemporanea scuola di Jano Planco”.

Inoltre la Bernucci accompagna il suo testo con una intervista a Patrizia Alunni, che ha curato la pubblicazione del testo. L’Alunni, rispondendo ad una domanda, afferma: “Intorno alla metà del Settecento Rimini era una città ricca di artisti eccellenti e di opere pregevoli che facevano bella mostra sugli altari delle chiese o nelle sale nobili dei palazzi cittadini. In particolare nel Libro Secondo – vera e propria guida artistica della città – il Buonamici, con spirito critico e piglio da vero conoisseur, non tralascia di entrare in ogni edificio religioso, iniziando il suo tragitto dalla chiesa della Colonnella per terminarlo sul colle di Covignano”.

E ancora: “Rispetto all’opera del Marcheselli, la guida del Buonamici non solo compie un percorso differente ma porta una maggiore testimonianza verso l’arte dei pittori romagnoli e marchigiani, piuttosto che verso quelli bolognesi o di orientamento tale, come invece avevano fatto il Marcheselli e il [Giovan Battista] Costa”.

Il ricco apparato iconografico si deve invece al fotografo riminese Gilberto Urbinati che ha realizzato una campagna fotografica originale (in totale 122 fotografie), aggiornata allo stato attuale delle opere. Urbinati ha fotografato tutte le opere citate nella guida ancor oggi esistenti e i principali monumenti cittadini, visitando nel complesso 18 chiese oltre alle tante opere collocate in Museo.

Paolo Zaghini

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