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Vuoi mettere l’ebbrezza di buttare i panni del barbone nel cassonetto?

Dobbiamo stare attenti non lasciare in giro cappotti, piumini e sciarpe – anche in questi giorni di grande freddo può succedere, magari ci stiamo provando qualcosa vicino a una bancarella del mercato, o vogliamo risistemarci il maglione.

I nostri indumenti potrebbero essere intercettati da qualche leghista in trasferta che li scambia per quelli di un barbone e li getta nel primo cassonetto. E, non contento, li immortala su Facebook in mezzo ai sacchetti del pattume indifferenziato, gloriandosi della sua bella impresa e sottolineando di essersi lavato le mani dopo l’atto.

Insomma, fa quello che ha fatto Paolo Polidori, vicesindaco salviniano di Trieste, spaccando l’opinione pubblica: chi ha applaudito il raid in nome del decoro urbano lordato dai vagabondi, segnatamente stranieri, chi ha solidarizzato con il povero clochard che nei giorni più gelidi dell’anno, e una città non certo nota per il clima mite, non ha più ritrovato i panni con cui si ricopriva di notte.

Al di là della mancanza di pietà umana, quel che mi ha più impressionato è la gioia gongolante con cui Polidori resocontava l’operazione e la «soddisfazione» (sic) che ha provato nel buttare quegli stracci nella spazzatura, alla faccia dei benpensanti.

Certo, per lui sarebbe stato più appagante poter infilare nel cassonetto anche il loro proprietario (purtroppo il decreto sicurezza non ha sdoganato il linciaggio dei senzatetto), ma chi si contenta gode, e il vicesindaco triestino ha goduto come un matto.

Se il mondo fosse una bella commedia, si scoprirebbe che quegli indumenti non erano le povere cose di un barbone, ma i prototipi di Bohemian Street Decadence, la nuova trasgressiva collezione disegnata da Chiara Ferragni, di passaggio in incognito per Trieste, e ora la fashion blogger minaccia di svillaneggiare la bella città giuliana su tutti i social del mondo se quei preziosi modelli finto-poveri, in realtà di valore inestimabile, non le verranno subito restituiti.

Il sindaco Roberto Dipiazza, per scongiurare la figuraccia internazionale e la pesantissima penale che il Comune dovrebbe pagare, obbligherebbe il suo vice non solo a chiedere scusa, ma a recuperare gli «stracci» con ogni mezzo possibile, a costo di tuffarsi nella discarica dell’indifferenziato.

Solo dopo essersi rotolato per ore nelle peggio schifezze Polidori riesce a ritrovare il maltolto e a riconsegnarlo, puzzolente e malconcio, alla Ferragni, ricevendone in cambio due schiaffoni. Perché nel frattempo la sua collezione è saltata fuori (la Vip l’aveva semplicemente dimenticata in hotel) e il fatto che Polidori l’abbia confusa con i cenci di un vero barbone è un’offesa mortale.

Nell’ultima scena del film, l’ormai ex vicesindaco è costretto a dormire sotto un vecchio giornale, e quando un homeless impietosito fa per prestargli la sua coperta, scappa via gridando istericamente.

Disgraziatamente la realtà è molto più squallida. Ma visto che la trama l’ho messa insieme, la lascio qui incustodita. Se passa qualche regista (non leghista), se la prenda pure. Sarà il cinepanettone del Natale 2019.

Lia Celi 

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