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19 ottobre 1922 – Riccione diventa Comune

 Il 19 ottobre 1922, con Regio Decreto n° 1439, viene sancita la nascita del Comune di Riccione.

Un anno prima le aspirazioni autonomistiche di Riccione erano state finalmente riconosciute dal Comune di Rimini, guidato dal sindaco socialista Arturo Clari dopo una lunga battaglia durata oltre due decenni.

Sin dai primi anni del Novecento i riccionesi si erano resi conto che, per rispondere alle crescenti esigenze della frazione, che si era già affermata come centro balneare e in cui l’urbanizzazione si era sviluppata con più velocità dei servizi, l’unica strada era quella di ottenere il comune autonomo, distaccandosi dal Municipio di Rimini.

Infatti la distanza dal centro decisionale e la mancanza di una classe residente, capace di imporre soluzioni e provvedimenti alla municipalità riminese, avevano portato, presto, al disinteresse quasi totale per i problemi della borgata. Primi fra tutti, la mancanza delle reti idrica ed elettrica. 

L’autonomia amministrativa di Riccione si imponeva fortemente per la sistemazione definitiva dei servizi pubblici e per la risoluzione di tutti quei problemi che, se trascurati, avrebbero pregiudicato il promettente incremento di questa frazione.

A Rimini, in realtà, non vi fu mai una fiera opposizione a queste considerazioni. Il fatto è che Riccione cresceva troppo in fretta, come del resto altre frazioni litoranee e la stessa Rimini. Era la macchina comunale del tempo a risultare del tutto inadeguata a una crescita così tumultuosa. Non pochi nel capoluogo vedevano il distacco di Riccione come una bella quantità di problemi in meno e se si andò per le lunghe fu più che altro per vincere l’atavica inerzia delle burocrazie di fronte ai cambiamenti radicali.

Nel 1905 Sebastiano Amati, Ausonio Franzoni e Felice Pullè, avevano dato vita alla società “Pro-Riccione” che cercava anche di risolvere i problemi contingenti della vita quotidiana, ottenendo maggiori servizi dal Comune di Rimini.

Nel 1910 si arrivava a formalizzare ufficialmente questa volontà con una petizione firmata dalla maggioranza dei riccionesi e con la decisione di presentare al Ministero degli Interni l’istanza per la costituzione del Comune autonomo.

Lo scoppio della prima guerra mondiale e il terribile terremoto del 1916 arrestarono sia lo sviluppo di Riccione che il suo percorso verso l’autonomia.

Terminato il conflitto, a Rimini fu la giunta socialista del sindaco Arturo Clari a varare gli adempimenti formali per l’autonomia riccionese. Il primo cittadino riminese il 6 aprile del 1921 riconosceva legittime le aspirazioni autonomistiche di Riccione. Successivamente il consiglio comunale di Rimini approvava all’unanimità l’autonomia riccionese.

Cartolina della collezione Zangheri

L’autonomia non era del resto più rinviabile perché la comunità di Riccione aveva raggiunto indubbiamente il grado di maturità necessario per gestire la propria azienda amministrativa e finanziaria, senza dimenticare che la domanda di autonomia rispondeva già da tempo alle condizioni richieste dalla legge per la costituzione del Comune.

Si erano sviluppate l’industria dalla pesca e quella edilizia, le attività commerciali e artigianali, ma soprattutto, la nascente industria turistica già nel primo dopoguerra, a fronte di ventimila presenze, si rivelava come il centro propulsore dell’economia locale.

Il primo sindaco

Il 4 novembre 1923 si insedia il primo sindaco, Silvio Lombardini.  Pubblicista e imprenditore tipografico di Forlì residente a Riccione, è un repubblicano ed eccellente amministratore.

Lombardini crea interamente il Comune pensando a costruire strade, ponti e scuole, a fare arrivare luce e acqua nelle case. I decennali problemi: luce elettrica, viabilità, acqua potabile (il primo acquedotto è del 1910) sono tutti da affrontare. Lombardini accetta di iscriversi al partito fascista, ma il suo rapporto con il regime non è idilliaco: la sua vocazione di amministratore cozza con le ingerenze del partito. Alla fine, nel 1928 è costretto alle dimissioni e restituisce la tessera del PNF. 

Il libro di Manlio Masini dedicato a Silvio Lombardini

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