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21 gennaio – “Per Sent’Agnes, la lusertla pr’e paes”

“Per Sent’Agnes, la lusertla pr’e paes, Per Sant’Agnese la lucertola (in giro) per il paese: è il desiderio, la voglia di bel tempo. Nell’imolese aggiungono: “Se la i va a coda dréta, u j è dla feva nech par la breca”, se ci va a coda ritta c’è della fava anche per l’asina (è un indizio di buon raccolto”.

Così Gianni Quondamatteo  nel suo E’ Luneri rumagnol, (1980). Dunque come noi, i nostri nonni giunti a questo punto dell’inverno non ne potevano davvero più. E si attaccavano al minimo indizio che potesse segnalarne la prossima fine

Per scrutare i segnali della natura sceglievano il giorno dedicato alla mite Santa e Martire romana del IV secolo, Agnese appunto, patrona di vergini, fidanzate e giardinieri. Una Santa veneratissima dai primi cristiani che anche a Rimini aveva, ed ha, una chiesa dalle origini molto antiche.

Sita nell’attuale via Garibaldi (la Cuntrèda di Magnèn, Contrada dei Magnani, cioè i fabbri), Sant’Agnese è nominata per la prima volta addirittura in un diploma di Ottone III del 6 maggio 996, quale “monasterium sancte Agnetis”; da un documento del 1105 si sa che dava il nome al quartiere circostante. Ma è probabile che la fondazione fosse ancora più remota: come faceva notare Luca Vici su Chiamami Città,  “nella vicina Ravenna bizantina il suo culto era molto sentito: S. Agnese è raffigurata nello splendido mosaico della “Teoria delle Vergini e dei Santi” in S. Apollinare Nuovo (VI secolo), mentre le era dedicata anche una basilica, oggi scomparsa”.

La Teoria delle Vergini in S. Apollinare nuovo a Ravenna; S.Agnese è la seconda da sinistra

La chiesa restò distrutta dal terremoto del 25 gennaio 1308 e venne completamente ricostruita. “Dobbiamo immaginarci un piccolo edificio – prosegue Vici – affiancato da una cappella dedicata a Santo Stefano e fondata da Gozio della famiglia Battagli, poi Battaglini, cardinale residente nella corte pontificia di Avignone. Del cardinale vediamo ancora oggi gli stemmi in quella che fu una sua abitazione. Purtroppo, quello che è un rarissimo, se non unico, esempio di casa trecentesca riminese, versa abbandonata e in uno stato addirittura di degrado”.

La casa di Gozio in via Garibaldi con gli stemmi della famiglia Battagli

La chiesa fu poi trasformata tra il 1770 e il 1776 per un legato della nobildonna riminese Anna Piccioni, la cui famiglia aveva il palazzo nei pressi e dove un vicolo porta ancora quel nome.

“Il quartiere era però sempre più popoloso e la chiesa troppo piccola. Così, nel 1823, iniziarono i lavori di ingrandimento, affidati all’architetto Onofrio Meluzzi. A farne le spese fu la cappella di Santo Stefano, con tanto di contenzioso con gli eredi del cardinale De’ Battagli”.

“Durante la seconda guerra mondiale le bombe colpirono la navata centrale e l’abside di S. Agnese, facendo crollare il tetto e le volte. Si salvarono solo il campanile e la facciata, ma quest’ultima non fu possibile salvarla, per esigenze di un piano di ricostruzione che prevedeva una rettifica dell’allineamento dei fabbricati di Via Garibaldi. In realtà, come si vede oggi, il riallineamento fu solo parziale, preservando, per esempio, proprio la casa del cardinale”.

“La ricostruzione della chiesa fu affidata all’ingegner Leonardo Trevisol, che realizzò una facciata in cemento a finto travertino molto simile a quella della vicina San Gaudenzo, che però mal si armonizza con quanto la circonda. Invece il vecchio campanile è ormai invisibile dalla strada, nascosto dalle nuove case. La chiesa – conclude Luca Vici –  fu riconsacrata Il 17 ottobre 1953″.

Dal 2017 la chiesa di S. Agnese è stata concessa alla Parrocchia ortodossa romena dedicata a San Gerarca Gelasio, al servizio di quasi duemila fedeli presente a Rimini.

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