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22 febbraio – San Massimiano, arcivescovo nell’età d’oro di Ravenna

E’ Luneri rumagnol di Gianni Quondamatteo annota alla data del 22 febbraio: “La Scarana ad San Pir”. Oggi infatti la Chiesa cattolica celebra la Cattedra di San Pietro Apostolo, ovvero la “consegna delle chiavi”.

La Cattedra di San Pietro nella basilica vaticana: un trono ligneo donato da donato nell’875 dal re dei Franchi Carlo il Calvo a papa Giovanni VIII, fra il 1656 e il 1665 fu incastonato dal Bernini in una fastosa composizione barocca

Una festa che la Romagna ha sempre celebrato a modo suo. E cioè provando in tutti modi a liberarsi di quella “scarana” che qui significava dominio non solo religioso, ma temporale e politico. Salvo una tregua fra XVI e XIX secolo, la storia della regione è quella dei tentativi di staccarsi dal potere di Roma. Gli esarchi “bizantini” come i signorotti dei medio evo e i patrioti dell’Ottocento, del Papa Re avrebbero fatto volentieri a a meno. I pontefici potevano pur accampare il breve passo dell’evangelista Matteo (“Tu sei Pietro..”), la (falsa) “Donazione di Costantino” del IV secolo o le (vere) concessioni dei Franchi del IX. Fin da quando Ravenna divenne sede dell’imperatore d’Occidente e quindi capitale dell’Esarcato dipendente da Costantinopoli, la prima sede di un arcivescovo in Italia ambiva a qualcosa di più: l’autocefalia, cioè l’indipendenza da Roma, di cui si riteneva alla pari. Questo diritto le fu effettivamente riconosciuto tra il 666 ed il 680-82 dall’imperatore Costante II. Ne nacque un vero e proprio scisma fra l’arcivescovo di Ravenna Mauro e papa Vitaliano, con tanto di reciproci anatemi. Ma poi il crollo dei “Romani” di Costantinopoli di fronte ai Longobardi e quindi l’intervento dei Franchi confinò le pretese della ex capitale imperiale fra i sogni di una nobile decaduta, che non contava più nulla.

Curiosamente, proprio oggi il calendario religioso riporta un’altra celebrazione che appare in esatta contraddizione con quella della “scarana”: il 22 febbraio è anche la festa di San Massimiano di Ravenna.

Il mosaico della basilica di San Michele in Africisco di Ravenna, venduto al re di Prussia nel 1842 e ora al Bode Museum di Berlino

E chi fu? Non solo il ventottesimo vescovo di Ravenna, ma fu proprio Massimiano il primo vescovo d’Occidente a portare il titolo di arcivescovo in quanto titolare di una diocesi metropolitana. Aveva ricevuto la consacrazione episcopale da papa Vigilio nel 546 e resse la sede per dieci anni, durante i quali fu una delle più importanti figure nell’Italia del VI secolo.

Massimiano nacque nel 498 a Pola in Istria  e divenne diacono della Chiesa locale. Che  a trovarlo sia stato padre, o lui stesso, ebbe la fortuna possedere un non meglio precisato “tesoro” che lo aveva reso ricchissimo. Approdato alla corte imperiale di Costantinopoli, si guadagnò la stima di Giustiniano in persona. Nel 545, alla morte del vescovo di Ravenna Vittore, l’imperatore consigliò papa Vigilio di scegliere proprio Massimiano invece del candidato proposto dai cittadini. Così fu e il nuovo vescovo fu consacrato il 14 ottobre 546. Però la popolazione non ne voleva sapere e Massimiano dovette accamparsi fuori le mura, ospite del vescovo ariano dei Goti. Ma qui emersero tutte le sue doti di tatto e diplomazia: un poco alla volta i cittadini non lo considerarono più un estraneo imposto dall’esterno e infine lo accettarono come loro pastore.

San Vitale a Ravenna

Mai decisione fu più azzeccata: l’episcopato di Massimiano fu l’età d’oro della Chiesa di Ravenna. Basterebbe ricordare fu lui a completare e consacrate le basiliche di San Michele e San Vitale, mentre fece edificare di sua iniziativa San Giovanni, Santo Stefano e varie chiese nella natia Pola: tutte decorate con splendidi mosaici, di cui curava personalmente l’esecuzione, come del resto nelle molte altre già esistenti che fece abbellire. Fu anche scrittore prolifico: cronache, descrizioni di Ravenna, cataloghi dei vescovi della città e dodici volumi di suoi sermoni.

San Giovanni Evangelista a Ravenna, pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati della II guerra mondiale

Durante le lunghe assenze da Roma di papa Vigilio, con l’Urbe anche assediata dai Goti, fu Massimiano a tenere effettivamente le redini del potere spirituale in Italia, cercando sempre di ripristinare l’armonia e l’unità delle chiese divise dallo scisma detto dei “Tre capitoli”. Il suo biografo Agnello lo descrisse così: “Accoglieva gli stranieri, richiamava coloro che cadevano in errore, dava ai poveri ciò di cui necessitavano e consolava i sofferenti”.

Il celebre mosaico che immortala la corte di Giustiniano in San Vitale a Ravenna

Massimiano morì a Ravenna il 22 febbraio 556 e le sue spoglie furono tumulate nella basilica di Sant’Andrea, ove rimasero sino al 1809 per poi essere trasferite in cattedrale, in seguito alla sconsacrazione della chiesa. Nella basilica di San Vitale, consacrata in pompa magna il 17 maggio 547 (o ’48?) alla presenza di Giustiniano e Teodora, San Massimiano è raffigurato accanto all’imperatore nel grandioso mosaico sul lato nord del santuario, con in mano una croce tempestata di gemme preziose.

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