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22 febbraio 1566 – Nasce a Rimini la Strada Nuova, oggi via Castelfidardo

Il 22 febbraio 1566 a Rimini in Consiglio si decide la costruzione di una nuova strada. Che verrà chiamata infatti Strada Nuova, come del resto sempre accedeva ai tempi in cui le vie non venivano intitolate a personaggi o fatti del tutto avulsi dal luogo. E non esistevano “commissioni toponomastiche”, dove, come ora, le intitolazioni devono essere attentamente soppesate, anche in base all’area politica del personaggio in questione. Prima della Rivoluzione francese, l’ideologia non aveva nulla a che fare con le vie e a deciderne il nome era la vox populi, la consuetudine degli abitanti. Si appoggiava alla presenza di una certa chiesa, di una famiglia importante, di determinati mestieri e così via, come ancora si vede in tante città italiane come Bologna o Firenze. Nomi labili, non segnati da alcuna targa stradale e che potevano cambiare insieme alle abitudini che li avevano generati.

L’anno prima, il 4 ottobre, era stato stabilito che il Comune acquistasse il terreno degli orti che appartenevano ai Francescani, “e di pagare a questi un annuo livello per ogni tavola secondo la misura di Rimini e ciò di ventinove anni in ventinove anni”. Il livello stabilito fu di “soldi cinque all’anno per ogni tavola”. Il “livello“, come si sarà intuito, era quella che noi chiamiamo rata, mentre la tavola era un’unità di superficie per misurare i terreni, il cui campione ufficiale si può ancora vedere, insieme alle altre misure, sotto i portici dell’Arengo.

La Strada Nuova fu uno dei pochissimi interventi urbanistici eseguiti nella Rimini tornata sotto l’amministrazione diretta del Papa. Conducendo dalla Pattarina (Via IV Novembre) al convento di San Marino (la chiesa oggi detta di S. Rita) doveva servire a vitalizzare una porzione di città che era rimasta semi-disabitata da secoli. Obbiettivo raggiunto solo in parte.

Questa fetta del Rione Pataro (mantenne sempre il nome degli eretici pur scomparsi già nel ‘200) era infatti occupata per lo più da orti e attraversata dalla fossa Patara, qui ormai maleodorante canale di scolo per le attività artigianali della città, soprattutto il trattamento delle pelli. Qualche convento, come appunto S. Marino e S. Maria degli Angeli detta La Colonnellina, qualche molino e nient’altro. Fino alle lottizzazioni dei villini a fine ‘800, che avrebbe reso irriconoscibile questa landa fino ad allora negletta.

Evidenziata in giallo, la Strada Nuova nella pianta di Rimini di Cesare Clementini (1614)

Evidenziata in giallo, la Strada Nuova nella pianta di Rimini di Cesare Clementini (1616)

Dal Borgo Marina vi giungeva, per perdersi nei campi, la Codalunga, una delle strade più malfamate della città. Arrivava fino alla selvaggia zona chiamata “Le Tane”, un modesto rilievo a ridosso delle mura dove i frati Cappuccini nel 1609 avrebbero costruito il loro convento, accanto alla chiesa di S. Maria in Turre Muro: la chiesa di un lazzaretto, tanto il luogo era isolato. Senza che nessuno ancora sospettasse che sotto giaceva l’anfiteatro romano.

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