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23 settembre 1845 – Il Manifesto di Rimini e l’insurrezione di Renzi

Il 23 settembre 1845 Luigi Carlo Farini (nell’immagine di apertura) pubblica quello che passerà alla storia come “Il Manifesto di Rimini”. E’ un lungo documento che ricostruisce la grave situazione della Romagna durante gli ultimi anni di governo della Chiesa ed è rivolto al pontefice, ai sovrani e ministri di Austria, Francia, Inghilterra, Rucssia e Prussia, oltre che a tutti gli italiani.

Il Manifesto di Rimini si conclude con queste 12 richieste a Papa Gregorio XVI:

  • 1° – Che conceda piena e generale amnistia a tutti i condannati politici dall’anno 1821 a questo giorno.
  • 2° – Che ci dia codici civili e criminali modellati su quelli degli altri popoli civili d’Europa, i quali consacrano la pubblicità dei dibattimenti, la istituzione dei giurati, l’abolizione della confisca e quella della pena di morte per le colpe di lesa maestà.
  • 3° – Che il tribunale del Santo Officio non eserciti nessuna autorità sui laici, né su questi abbiano giurisdizione i tribunali ecclesiastici.
  • 4° – Che le cause politiche siano quindi d’ora innanzi condotte e punite dai tribunali ordinari giudicanti colle regole comuni.
  • 5° – Che i consigli municipali siano eletti liberamente dai cittadini ed approvati dal sovrano; che questi elegga i consigli provinciali fra le terne presentate dai municipali, ed elegga il Supremo Consiglio di Stato fra quelle che saranno avanzate dai provinciali.
  • 6° – Che il Supremo Consiglio di Stato risieda a Roma, sovrintenda al debito pubblico ed abbia voto deliberativo sui preventivi e consuntivi dello Stato e lo abbia consultativo nelle altre bisogne.
  • 7° – Che tutti gl’impieghi e le dignità civili e militari e giudiziarie siano per i secolari.
  • 8° – Che l’istruzione pubblica sia tolta dalla soggezione dei vescovi e del clero, al quale sarà riservata l’educazione religiosa.
  • 9° – Che la censura preventiva della stampa sia ristretta nei termini sufficienti a prevenire le ingiurie alla Divinità, alla religione Cattolica, al sovrano ed alla vita privata dei cittadini.
  • 10° – Che sia licenziata la truppa straniera.
  • 11° – Che sia istituita una guardia cittadina alla quale siano affidati il mantenimento dell’ordine pubblico e la custodia delle leggi.
  • 12° – Che infine il Governo entri nella via di tutti quei miglioramenti sociali che sono reclamati dallo spirito del secolo, ad esempio di tutti i Governi civili d’Europa.

Luigi Carlo Farini (nell’immagine in apertura), nato a Lugo il 22 ottobre 1812, carbonaro e iscritto alla Giovine Italia, è un patriota di idee assai moderate. Fra il 1834 e il ’35 è stato medico condotto a Montescudo. Dal 1843 è in esilio, avendo partecipato ad alcuni moti insurrezionali. E altri ne organizza dal suo ultimo rifugio di Lucca, dove redige anche il Manifesto.

Infatti, a Rimini lo stesso 23 settembre 1845 Pietro Renzi tenta il colpo. Con alcuni compagni, fra cui un nutrito gruppo di fuorusciti a San Marino, occupa a lo Sferisterio, dove in quel giorno si trova gran parte della popolazione, disarma i carabinieri pontifici, s’impossessa (avendo corrotto i soldati) della casermetta di S. Francesco, apre le carceri e proclama addirittura un governo provvisorio.

Pietro Renzi

Pietro Renzi

Tuttavia già il 27 settembre, al sopraggiungere dei rinforzi delle truppe pontificie, Renzi e i suoi devono fuggire a San Marino e poi in Toscana, dove venne però lui viene arrestato e consegnato al governo di Roma.

In prigionia Renzi vuota il sacco. Viene poi liberato l’anno dopo con l’amnistia concessa dal nuovo papa Pio IX all’inizio del suo pontificato. Ma tornato a Rimini intorno a lui il clima è a dir poco pesante.

Renzi ha un bel dire di aver fatto solo nomi di persone già morte o perfino immaginarie. Lo stesso Farini lo aveva ormai bollato come traditore con queste parole: «Lo sciagurato volle mansuefare i suoi inquisitori e campare la vita a prezzo d’infamie, e confessò le proprie colpe e quelle degli amici, e per provare ch’egli era veramente quell’importante e pericoloso uomo che i governanti credevano, architettò favole di cospirazioni nuove, accusò e calunniò sfrontatamente. Laonde i rigori della polizia crescevano… ».

Renzi morirà  “in tenebroso oblio” forse a Roma nel 1882 all’età di 75 anni.

Luigi Carlo Farini sarà colui che fra il 1859 e il ’60 porgerà al re Vittorio Emanuele II i risultati dei plebisciti con cui i ducati emiliani e le province delle Legazioni di Bologna e delle Romagne chiedevano l’annessione al nuovo regno d’Italia.

L'arrivo di Farini a Torino nel marzo 1860

L’arrivo di Farini a Torino nel marzo 1860

Ministro dal 1861, nel 1863 diviene Presidente del Consiglio. Ma dopo poche settimane dalla sua nomina manifesta sintomi di una grave malattia mentale. La cosa viene tenuta celata per scongiurare un crollo della Lira, finché durante un Consiglio dei Ministri arriva a minacciare con un coltello il Re in persona, poiché non ha voluto dichiarare guerra alla Russia. Dopo un ricovero nello “stabilimento di salute” (il manicomio) di Novalesa presso Torino, muore in miseria nel 1866 a 54 anni.

XXIII settembre

Alla data del 23 settembre 1845 la città di Rimini ha dedicato la via che dal Borgo San Giuliano attraversa tutto il quartiere delle Celle, fino alla chiesa e alla biforcazione delle Vie Emilia e Popilia.

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