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4 novembre 1946 – Inizia il calvario di Porta Montanara

Fino al 1944 Porta Montanara, la più antica di Rimini essendo stata costruita dai romani in epoca repubblicana, presentava ancora più o meno il suo aspetto medievale. La Porta aveva in origine due archi, ma per poterla meglio difenderla uno di essi, già in tempi remotissimi, era stato murato. Non se ne era però persa la memoria e ancora era visibile, inglobato nelle cantine di palazzo Turchi.

L’altro fornice era stato invece rialzato.  Successivamente, con l’allargamento della cinta muraria in età medievale, era stata completamente inglobata da edifici che furono detti “Le Case Rosse” , appartenute per lungo tempo ai Malatesta; una nuova porta “di S. Andrea” fu realizzata lungo la nuova cerchia.

Ricostruzione ipotetica dell’aspetto originario di Porta Montanara

I bombardamenti avevo distrutto palazzo Turchi sorto sulle “Case Rosse”, ma avevano risparmiato gli archi. Anzi, quello murato, che ancora conservava l’originario aspetto romano, era tornato alla luce. L’altro però fu demolito subito dopo il fronte; si disse allora, «per farci passare i camion militari».

Porta Montanara nel rilievo di Luigi Tonini nell’800 e in una foto di inizio ‘900 (da “Le città nella storia d’Italia-Rimini”)

Inizia così il calvario di ciò che resta di Porta Montanara, ricostruito nei dettagli da Emanuela Penni Lacco in “Città e monumenti dell’Italia antica” (1999).

Porta Montanara in un rilievo del 1941

Nel dopoguerra il piano di ricostruzione prevedeva l’allargamento di via Garibaldi. L’arco superstite andava dunque spostato, nonostante fossero appena stati fatti lavori di consolidamento. Molti Riminesi non vedono l’ora di farlo sparire; scrive infatti nella sua relazione l’ispettore onorario del Comune all’archeologia, Carlo Lucchesi, che quei lavori aveva fatto eseguire a partire dal 4 novembre 1946: «la sicurezza della Porta era sempre minacciata da frequenti furti di conci a opera di ignoti, tesi al diroccamento della struttura».

Il fornice superstite di Porta Montanara nel 1946; dietro, le rovine dell’oratorio di San Nicola da Tolentino con la facciata unica superstite

Nel 1949 viene proposto di collocare la Porta a fianco del Tempio malatestiano, fra le rovine dell’ex-convento di San Francesco e sede del Museo civico colpito dalle bombe, che si intende ricostruire. I lavori di smontaggio iniziano nel novembre dello stesso anno e si concludono nel giugno del 1950, con il rimontaggio nel luogo prescelto. A eseguire i lavori la ditta Calvitti di Ravenna, per un importo totale di 850 mila lire.

Qualcosa però non quadra: intanto nel rimontare la porta si è usato cemento portland 500 insieme ad altri leganti moderni e peggio ancora i conci non corrispondono né per numero né per posizione allo stato originario; in compenso ne sono spuntati di nuovi.

Porta Montanara ricollocata fra le rovine dell’ex- convento di San Francesco

Gli anni passano, ma il museo non sarà mai ricostruito e tutt’ora è allo stato di macerie E nemmeno si mette almeno una tettoia alla Porta, come pure era previsto. Il reperto inizia inesorabilmente a deteriorarsi.

La situazione si aggrava nei primi anni Sessanta, quando scoppia un contenzioso fra il Comune di Rimini e la Curia per la realizzazione del Mercato Coperto nell’area limitrofa a quella del Tempio Malatestiano. Nonostante lettere di fuoco della Soprintendenza, il risultato è che sotto la Porta romana passa il muro di cinta del mercato. 

Questa situazione vergognosa perdura fino al 1979, quando si riesce almeno a smontare di nuovo l’arco per rimontarlo pochi metri più in là, senza che debba cavalcare il muro. Si trova però né più né meno che in un parcheggio, ignoto ai più e ignorato da tutti.

Solo nel 2003  iniziano i lavori per ricollocare l’antica Porta al suo posto d’origine. O almeno da quelle parti, solo un po’ più verso l’esterno della città: la posizione originaria si scopre osservando la «ripavimentazione con cubetti di selce fluviale del tratto di via Garibaldi da via Circonvallazione a via Bonsi, a segnare l’antico sedime  medievale».

«L’operazione di spostamento in via Garibaldi – si legge nel sito di Rimini Turismo – è avvenuto attraverso lo smontaggio pietra per pietra, seguita dalla pulitura di ogni singolo concio. Al termine di questa complessa operazione di smontaggio, pulitura e rimontaggio, l’antica porta d’epoca romana repubblicana è stata così ricollocata nel suo contesto originario, tornando ad essere simbolo e immagine dell’ingresso alla città da monte e valorizzare così l’antico Borgo Sant’Andrea».

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