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9 luglio 1832 – Un soldato “croazzo” commette uno stupro sulla spiaggia di Rimini

Il 9 luglio 1832 a Rimini, «Un soldato “croazzo” violenta in acqua la giovane moglie di un “artiere” che si era recata a prendere il bagno. La spiaggia riminese è ancora terra di conquista e chi vi si avventura lo fa a suo rischio e pericolo». Così Ferruccio Farina, in “Una costa lunga due secoli: storie e immagini della Riviera di Rimini”).

Dalla notizia sappiamo comunque alcune cose. Intanto, che nel 1832, 11 anni prima dell’apertura dei primi stabilimenti balneari, l’abitudine di “prendere il bagno” ha già preso piede. E non solo presso la nobiltà stravagante e di origini straniere, come la marchesa Elisabeth Kenneis Rondanini, che nel 1790 fu la prima, a quanto risulta, a tuffarsi fra le onde riminesi per puro diletto. Ormai la moda ha contagiato anche categorie più umili come gli “artieri”, cioè gli artigiani. Che non trovano più da ridire sul fatto che le mogli vadano in spiaggia anche a costo di simili rischi. Mentre fino a pochi lustri prima un comportamento del genere era ritenuto semplicemente inconcepibile: non solo indecente, ma anche deleterio per la salute. Ma gli studi sull’igiene hanno fatto grandi passi e ora tutti sanno dei benefici del mare.

Ma che ci fa un soldato “croazzo”, ovvero croato, sulla spiaggia di Rimini?

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Un figurate in uniforme dell’esercito imperiale asburgico

L’anno prima in Romagna erano scoppiati i moti contro il dominio pontificio, con l’effimera proclamazione delle Provincie Italiane Unite e la battaglia delle Celle a Rimini. Restaurato il dominio papale, la repressione infierisce ad opera delle truppe dell’impero austriaco, che dopo la presa di Bologna continuano a occupare le Legazioni al posto dell’esercito pontificio.

Un’occupazione che assume anche toni violenti, visto che l’episodio sulla spiaggia di Rimini non resta isolato. E non si perde nemmeno l’occasione per provocare i patrioti romagnoli, come quando, il 25 marzo 1832, gli austriaci decidono di celebrare solennemente l’anniversario della battaglia delle Celle. Una vittoria peraltro poco gloriosa per loro, che anzi grazie alla penna di Giuseppe Mazzini era divenuta un motivo di propaganda anti-asburgica in tutta Europa. 

Ciò nonostante, come annota Carlo Tonini«si fece solenne funzione nella Cattedrale in rendimento di grazie a Dio di essere stata in quel frangente preservata la città da grandi pericoli».

E l’occupazione dei «todeschi» continua a sostegno della repressione di Roma«Il Commissario Albani cancellava dalla lista di questi consiglieri sette cittadini, che gli putivano di liberalismo, e quasi al tempo stesso pubbìicavasi la scomunica lanciata da Papa Gregorio contro i ribelli».

Papa Gregorio XVI

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