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Caro Elio, re della Rimini che non dormiva mai

Abitando entrambi in viale Trieste, facevamo spesso la strada assieme, soprattutto la domenica quando più o meno alla stessa ora, ci recavamo al mare per le nostre irrinunciabili nuotate. Ricordo con affetto la nostra ultima chiacchierata sui personaggi dello spettacolo che, nei mitici anni sessanta, si mescolavano disinvoltamente al pubblico all’ora dell’aperitivo ai tavolini all’aperto dell’Embassy.

“Oggi –osservava lui – viaggiano tutti con le guardie del corpo. Si isolano. Inavvicinabili. Mentre allora chiunque poteva sedersi con loro e chiacchierarci… Per gli artisti, era anche un modo di mettersi in mostra, di comunicare coi propri fan… Mentre ora c’è la televisione, Internet, i social… E non c’è più la sicurezza di una volta, quando si poteva andare a fare il bagno di notte, sulla spiaggia, senza il timore d’esser rapinati”.

“ E nei locali non esistevano ancora i buttafuori…”.

“Macchè! Un poliziotto in borghese, praticamente invisibile, che non interveniva quasi mai…”.

“E alla Cassa facevate passar senza pagare studentelli in bolletta come me…”.

“Già, c’era un addetto, all’ingresso, che vi selezionava, e finiva poi per conoscervi tutti. E io vi facevo entrare volentieri, sempre in giacca e cravatta, belli, educati, che quando invitavate a ballare spegnevate la sigaretta, vi piegavate leggermente in avanti… E ‘Permette?’ Non come adesso in Discoteca…”.

A questo punto mi metto canterellare: “Ricordati di Rimini-di un bacio all’imbrunir-di quelle notti all’Embassy-trascorse in un sospir…”.

Ed Elio: “Me lo ricordo, Fred, mentre compone quel bellissimo swing al pianoforte del locale con Chiosso, suo paroliere e amico fraterno, che gli siede accanto. Era di mattina presto e Leo era venuto a trovarlo, da Milano, come faceva sempre due o tre volte alla settimana per tutto il mese di luglio e agosto… Erano capaci di lavorare assieme, dopo aver mangiato un panino, anche per tutto il pomeriggio…”.

“Ma quando dormiva, Fred, considerato che rimaneva spesso a suonare per noi ragazzi, quando i suoi Asternovas erano già andati a letto? Pazzi per il suo jazz, lo imploravamo circondandolo, dopo l’ora di chiusura, sedendoci poi tutti sulla pista ad ascoltarlo incantati … Mi sembra di vederlo mentre esegue al piano Stardust… con la sua bella Fatima al contrabbasso…”.

“Dormire? Poco o niente! Era capace, dopo aver suonato per voi, di uscire in barca con i pescatori… Aveva un dialogo con tutti. Erano suoi amici perfino i facchini della stazione… E coi bambini, poi… Lui e Fatima non avevano avuto figli… Quante scatole di dolci e caramelle mi ha fatto distribuire… In quegli anni che fece all’Embassy dal ’54 fino a quando non si schiantò nel ’60 contro quel maledetto camion, era diventato un vero punto di riferimento per tutti gli artisti che si trovavano in giro per la Riviera con i loro spettacoli e che poi venivano a trovarlo”.

“E te li ritrovavi tutti lì con lui, seduti sullo spiazzo all’ora dell’aperitivo, con la gente che passeggiava per viale Vespucci: Walter Chiari, Bruno Martino, Bramieri, Celentano, la Mondaini, la Vanoni, Sordi…”.

“E’ vero Gibo. A quei tempi c’era un gran bel movimento! Basti pensare che nel giro di duecento metri avevamo, oltre all’Embassy, che era davvero il massimo (nel ’54 l’elezione di Miss Italia si fece lì!) altri quattro locali da ballo: Casina del Bosco, Oriental Park, Lumaca e il Wisky Juke-box di Carlo Alberto Rossi che è stata la prima Discoteca! E tre Caffè Concerto! Il nostro, il Mokambo e il Sombrero… C’erano perfino due Cinema all’aperto! In confronto oggi Rimini è diventata un dormitorio!”.

Caro Elio. Sono trascorsi due anni esatti dalla Tua partenza per la nuvoletta rosa che ospita tutti i Grandi Riminesi e la spiritosa definizione che desti della nostra attuale città estiva è più che mai attuale. Pare che non farà neppure ritorno, nonostante gli accorati appelli dei fan di Duke Ellington e Charlie Parker, quel Festival del Jazz Tradizionale che, a giugno, ci teneva svegli per una settimana…

“Ricordati di Rimini…”. Mah! Speriamo che prima o poi qualcuno se la ricordi…..

Giuliano Bonizzato

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