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Prendevamo l’omnibus a cavallo: tutta la strada del trasporto pubblico in Romagna in 200 anni

Roberto Renzi: “Romagna in carrozza. Trasporto pubblico tra Otto e Novecento” – Amr

Ho provato a raccontarlo alcune altre volte negli ultimi anni, ma lo ripeterò ancora una volta: i volumi che raccontano la storia del nostro territorio si sono fatti rari. Le nostre case editrici pubblicano sempre meno.

La ricaduta di questa situazione è che chi, come me, da tanti anni si diverte a recensire libri locali, almeno uno a settimana, diventa sempre più difficile avere un libro da segnalare a disposizione. Poi c’è però un’altra realtà, quella delle pubblicazioni fatte da enti, associazioni, comuni, chiese. Non reperibili in libreria, ma ottenibili solo attraverso un complicato sistema di relazioni ed avendo un radar attento a captare l’uscita di questi libri “fantasma”.

Questa premessa per dire che il volume che oggi segnalo è uno di quei casi in cui il mio radar non ha funzionato. Esso è stato pubblicato dalla Agenzia Mobilità Romagnola (AMR) come cadeau natalizio del 2019, e a me è stato regalato come mio cadeau natalizio del 2020 da un’amica che lo aveva ricevuto in dono l’anno prima. Non lo conoscevo, mi era sfuggito fra le uscite avvenute. Eppure, sebbene edito come strenna natalizia, esso è un bel libro.

Racconta la storia del trasporto pubblico nelle province Romagnole, dalle diligenze pontificie agli autobus a metano, dal tram a cavalli a Metro Mare.

Agenzia Mobilità Romagnola, ente regolatore dall’1 marzo 2017 del trasporto pubblico romagnolo, attraverso la penna di Roberto Renzi, ci racconta un’avventura lunga duecento anni di uomini e mezzi al servizio dei Romagnoli e dei visitatori di questa nostra meravigliosa terra.

Renzi, classe 1953, funzionario delle varie società succedutesi nel tempo del trasporto pubblico locale, autore di altre pubblicazioni storiche dedicate alla mobilità, ha messo a disposizione il materiale raccolto e i propri ricordi per scrivere questo libro. Ma forse sarebbe meglio dire per illustrare questo libro, ricco di alcune centinaia di magnifiche foto, tratte da collezioni private e dai fondi fotografici delle biblioteche comunali, che ci ripropongono i vari mezzi di locomozione pubblica in attività nel corso degli ultimi duecento anni.

“Risale al XIX secolo la nascita del trasporto pubblico di massa attraverso l’utilizzo degli omnibus ossia delle carrozze coperte a traino equino”, ci ricorda Roberto Fagnani, Presidente di AMR, nella sua Premessa al volume. “Da allora ne è stata fatta di … strada”.

Scrive Renzi nella sua Introduzione: “Nei decenni passati dopo che il treno prima e la corriera a motore poi spezzarono l’isolamento delle città e delle campagne, a ‘unificare’ trasportisticamente la Romagna fu di certo la SITA, compagnia nazionale del trasporto su gomma nata in casa FIAT e che, dopo essersi insediata a Forlì nel 1920, per lunghi anni giunse con i suoi mezzi quasi dappertutto in terra romagnola”.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale si rese disponibile un gran numero di autoveicoli residuati bellici che furono riconvertiti per usi civili. Questo diede un notevole impulso al trasporto automobilistico, con la nascita anche in Romagna di numerose società a tal fine preposte. Nel 1920 la SITA (nata nel 1912 a Torino) si insedia in Romagna, e nel 1923 i suoi mezzi avevano già creato un vasto reticolo di tratte.

Oltre alla SITA negli anni ’20 e ’30 nacquero diverse tratte ferroviarie locali: nel 1914 la Ferrovia Castelbolognese-Riolo Bagni, nel 1916 la Ferrovia Rimini-Mercatino Marecchia (importante per il trasporto dello zolfo dalla miniera di Perticara), nel 1932 la Ferrovia Rimini-San Marino, nel 1934 la Ferrovia Imola-Massalombarda. Tutte tratte dalla vita effimera, cancellate dalla Seconda Guerra Mondiale o poco dopo.

Rimini, in base a una delle tante scelte fatte dall’allora Sindaco comunista Walter Ceccaroni, nel 1959 non rinnovò la convenzione con la SITA per la gestione della filovia Rimini-Riccione. Il 23 giugno 1960 la nuova azienda comunale – ATAM – ne iniziò la gestione.

Nel decennio degli anni ’60 il trasporto pubblico attraversò il suo periodo meno felice: “Questa è l’epoca in cui si afferma il mito dell’automobile e i mezzi di trasporto collettivi sembrano destinati al declino”. Nei primi anni ’70 nacquero anche a Ravenna e a Forlì le aziende pubbliche del trasporto. Iniziò “a farsi strada l’idea che alla gestione privata, non più in grado di assicurare la necessaria socialità al servizio, debba sostituirsi la mano pubblica”.

Da allora, in un susseguirsi vorticoso di sigle di aziende che vengono costituite, fuse, trasformate, unificate a livello locale e romagnolo, il nostro territorio anticipa le scelte che il Governo nazionale e la Regione Emilia-Romagna faranno.

Nel 1979 la nostra Regione emanò una delle prime leggi organiche in materia (legge 1 dicembre 1979, n. 45). Ma era stata la crisi petrolifera del 1973 a rilanciare con forza la necessità di uno sviluppo della mobilità pubblica eco-sostenibile.

Fu sulla base di questa indicazione che nel 1975 “la città di Rimini, per mezzo della sua municipalizzata ATAM, diretta dall’ingegner Enrico Fabbri, ebbe la coraggiosa iniziativa di rilanciare il mezzo filoviario, trovandosi al bivio se dismettere o no l’impianto costiero, giunto quasi al traguardo dei quarant’anni di anzianità e a sua volta ‘erede’ della linea tranviaria la cui presenza tanto aveva contribuito al sorgere della megalopoli turistica estesa da Rimini a Riccione”.

Scelta anticipatrice e coraggiosa: oggi il filobus circola in 15 città italiane, un primato su scala continentale. Il TRC, dopo una lunga e controversa gestazione, continua “idealmente la tradizione degli impianti fissi nella città di Rimini e lungo la costa, iniziata con il tram a cavalli, proseguita con il tram elettrico, con i filobus novecenteschi, e infine con quelli elettronici degli anni Duemila”.

Nel 2012 sono confluite in START Romagna, unica società pubblica di gestione, tutte le precedenti aziende operanti nelle tre province romagnole. Essa somma circa 25 milioni di km annui effettuati, con un trasporto di oltre 30 milioni di passeggeri.

Questo naturalmente prima del terribile anno 2020 e dello scoppiare della pandemia del Covid-19.

Paolo Zaghini

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