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Raccontare e affrontare il covid con la poesia in dialetto

Cumited “Com una volta” – San Clemente: “Giustiniano Villa. 28. concorso di poesia dialettale” – La Piazza.

Ventotto anni di esistenza e di attività per un Concorso di poesia dialettale è un tempo lunghissimo. Quello intitolato a “Giustiniano Villa” a San Clemente (promosso ed organizzato dal “Cumited Com una volta” con il sostegno dell’Amministrazione Comunale) è quasi sicuramente uno dei più longevi. Anche nel 2020, “annus orribilis” a causa della pandemia di Covid-19, il comitato organizzatore e la Giuria, presieduta da Piero Meldini, sono riusciti, pur in mezzo a mille difficoltà organizzative, a gestire e a premiare le migliori poesie e zirudeli pervenute (48 i partecipanti, alcuni dei quali sia per la sezione Poesia sia per la sezione Zirudela).

Tra gli autori, spiccano la giovanissima Nina Ummarino di Misano Adriatico, 10 anni, con una simpatica poesia dedicata alle “Bole ad savon” e il più vecchio/giovane della manifestazione sanclementese: l’amico Mario Tonini, anche lui di Misano Adriatico, suonatore di flicorno nelle bande ma anche, a tempo perso, poeta dialettale. Ancora una sua poesia sul covid (“Una preghiera ma d’jeroi”), dopo quelle pubblicate nel volume “Per non dimenticare. Riflesion d’un cittadèn pursia (Riflessioni d’un cittadino qualunque). Coronavirus” (La Piazza, 2020).

Ha scritto la sindaca Mirna Cecchini presentando questo volume che raccoglie tutte le poesie partecipanti al premio: “E’ mancato il momento della cerimonia pubblica e della consegna dei premi. Ma il valore del progetto, l’autorevole collocazione all’interno del panorama dell’attività letteraria dedicata alla valorizzazione del dialetto (dei dialetti) sono rimasti integri e carichi d’autentica emozione (…). Veniamo da quelle radici e a quelle radici non dobbiamo far mancare il nostro tangibile segno di riconoscenza”.

E Claudio Casadei, Presidente del “Cumited Com una volta”, annota la sorpresa di come mentre “il mondo si fermava, a San Clemente arrivavano, incuranti del virus, le buste con poesie e zirudele (…). In gara quaranta poesie che in questo anno disgraziato sono da considerare un successo inatteso”.

Piero Meldini invece sottolinea come “la pandemia, inevitabilmente, sia il tema dominante delle composizioni, scritte perlopiù durante il lockdown primaverile. Ben sedici tra le poesie, e cioè poco meno della metà, parlano infatti del ‘virus cun la corôna’ (…). Ma anche nelle composizioni dove si parla d’altro si respira, in generale, un clima di incertezza, di smarrimento, di malessere, riscattati talvolta dalla nota finale di fiducia e speranza: speranza in altri giorni, in altre generazioni, in un’altra umanità. Il Coronavirus ha contagiato la poesia, ma nella poesia c’è anche un potentissimo vaccino: un distillato di parole in grado di alleviare, curare, risanare”.

La Giuria ha premiato per la sezione Poesia romagnola la delicatissima “L’òiba” di Lorenzo Scarponi di Bellaria-Igea Marina; al secondo posto la nostalgica “Silenzi” di Marcella Gasperoni, anche Lei di Bellaria-Igea Marina; al terzo posto “Ta t’un si de” di Loris Martelli di Cesena.

Per la sezione Zirudela il Premio è stato assegnato a “Coronavirus” di Franco Ponseggi di Bagnacavallo.
Infine il premio Opera Dantesca, in accordo con il Centro Studi Danteschi San Gregorio in Conca presieduto dal prof. Angelo Chiaretti, è stato assegnato a Bruno Zannoni di Ferrara per la sua zirudela “E zentunesum Cant”.

Il vincitore, Lorenzo Scarponi, ha edito nel 2015 uno dei più bei libri di poesie in dialetto romagnolo degli ultimi anni: “E’ mi fiòur” (Pazzini, 2015). Anche la poesia con cui ha vinto il Premio “Villa” 2020 testimonia di questa sua raggiunta maturità poetica ed artistica.

L’òiba
I dè ch’i nasc e i mór / i s pórta vì un insógni / la nòta ch’la róg / lasmi andàe; / un cór ch’e’ sbanda / u l fa da zét / u n’è i dè / ch’i s’arvarà cmè bózli ‘d rósa / i basarà e’ sòul / quand ch’e’ darà léusa m’e’ mònd / l’è tè che ta t svég / ta l fé murói / s’l’è dròinta instèch / e’ vén dl’àelt. / A cór dri mal nóvli biàenchi / ch’e’ pórta vì e’ vént / tra sprai ad zil celèst / barbài ad sòul / na dmandàes che dè ch’l’è.
(L’alba. I giorni che nascono e muoiono / si portano via un sogno / la notte che urla / lasciami andare / un cuore che sussulta / lo fa in silenzio / non sono i giorni / che si apriranno come boccioli di rosa / baceranno il sole / quando darà luce al mondo / sei tu che ti svegli / lo fai morire / se è dentro nel profondo / ritorna. / Corro dietro alle nuvole bianche / che porta via il vento / tra sprazzi di cielo azzurro / barbagli di sole / non chiedersi / che giorno è).

Una piccola citazione in merito alla zirudela di Zannoni, molto bella e giustamente premiata, quando parlando di Dante arrivato in cerca di rifugio a Ravenna scrive:

E pu, t’è avù furtóna / (la t’è andéda pròpi bóna!) / perché t’si un “Guelfo Biänc”; / che’ t’putitia fêr ad mãnc / ad dmandêm d’pasê d’acvè / se un “Guelf Négar” t’sivia te.
(E poi, hai avuto fortuna / (ti è proprio andata bene!) / perché sei un “Guelfo Bianco” ; / poiché avresti potuto fare a meno / di chiedermi di passare da qui / se tu fossi stato un “Guelfo Nero”).

Il “Cumited Com una volta” è già al lavoro per la 29. edizione del Premio Villa per l’anno 2021.

Paolo Zaghini

(nell’immagine in apertura: Giustinano Villa, 1842-1919)

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