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E per San Valentino abbraccio e regalino: a noi stessi

Ci voleva già prima un po’ di sforzo per prendere sul serio San Valentino, ma nel 2022 è veramente un’impresa. Negli ultimi due anni, a causa delle restrizioni, Cupido ha dovuto mettere in soffitta arco e frecce, anche per non correre il rischio di essere preso a sassate dai no-vax che potrebbero scambiarlo per un drone cecchino che spara dosi di Moderna.

Fra distanziamento, quarantene e mascherine è stato praticamente impossibile frequentare in presenza qualcuno abbastanza da innamorarsene, in compenso è stato facilissimo averne pieni gli zebedei del/della partner, diventato non solo convivente, ma anche collega di scrivania in smart working. Ci sono sempre le relazioni virtuali, certo, ma il partner virtuale è come il tamagotchi, quel mini-simulatore di animaletto che andava di moda alla fine dei Novanta: se ti fa sentire affettivamente appagato, è perché sei diventato matto. Quindi le coppie che domani sera festeggeranno con cuore sincero la festa degli innamorati si conteranno sulle punte delle dita; varrebbe la pena di andare nei ristorantini romantici solo per avvicinarsi al loro tavolo, stringergli la mano e chiedergli qual è il loro segreto.

E allora che si fa? Bè, a prescindere dalla nostra attuale situazione sentimentale, forse il San Valentino 2022 è un’occasione per festeggiare un innamoramento che dovremmo coltivare tutti, o riaccendere, qualora si sia affievolito: quello per noi stessi.

Non solo perché, come diceva Oscar Wilde, «amare se stessi è un romanzo che dura tutta la vita», ma perché l’amore di sé è la premessa necessaria per amare veramente un’altra persona – e questo non lo afferma un guru dei sentimenti come Umberto Galimberti o Massimo Recalcati, ma addirittura il Vangelo, quando ci dà il comandamento di amare il prossimo come noi stessi.

Purtroppo, a giudicare da come trattiamo il prossimo, specie di questi tempi, ci amiamo poco e male. Per questo sarebbe bello che ognuno di noi facesse di questo San Valentino quasi-post-pandemico un’occasione per riaccendere la stima, l’affetto e, perché no? la passione non solo per il suo innamorato/a (se ha la fortuna di averlo) ma anche per sé, dopo un anno di fatiche, di paura e di sacrifici.

Se abbiamo mantenuto la testa sulle spalle e siamo ancora qui, un autoabbraccio e pure un regalino sono il minimo. Compriamoci dei fiori, della cioccolata di qualità, un massaggio o qualcosa di prezioso, perché ce lo meritiamo. Domattina facciamoci più belli del solito e guardiamoci allo specchio con tenerezza, perché è giusto così: ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma dev’essere bello per lo scarrafone stesso.

Vogliamo chiamarlo narcisismo? Sì, ma del tipo buono e positivo che raccomandano i terapeuti: se ti prendi cura di te stesso e ti apprezzi, non avrai bisogno di vampirizzare l’attenzione e l’amore altrui, quindi puoi costruire relazioni più rispettose e sane. Il narcisismo tossico è un’altra cosa – è la tendenza a usare gli altri come specchi e pretendere che ci rimandino solo l’immagine che vogliamo.

Buon San Valentino narcisista a tutti, quindi. E anche se la mia teoria non vi ha convinto a festeggiare, mettetevi la mano sul cuore e fatelo per il Pil. Che in fondo è cieco e incostante, come l’amore.

Lia Celi

(immagine: pxhere.com)

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