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Per rileggere tutto Olindo Guerrini, primo poeta in dialetto della Romagna


6 Febbraio 2022 / Paolo Zaghini

Olindo Guerrini: “Sonetti romagnoli. Edizione e commento a cura di Renzo Cremante. Traduzione di Giuseppe Bellosi” Longo Editore.

Abituato da sempre, nella mia lunga attività di bibliotecario, di vedere i “Sonetti romagnoli” di Olindo Guerrini (1945-1916) nell’edizione pocket della Zanichelli (innumerevoli volte ristampata), uscita postuma nel 1920 a cura del figlio Guido, senza traduzione italiana e note, e trovarmi oggi di fronte a questo voluminoso volume di quasi 900 pagine è stata una bella sorpresa. Questa nuova riedizione è nata per volontà dell’Associazione “Amici di Olindo Guerrini” di Sant’Alberto, una frazione del Comune di Ravenna, dopo l’intenso calendario di iniziative svolte in occasione del centenario della morte del poeta nel 2016.

Del resto scriveva Guerrini nel 1916 nel volume “La mia giovinezza”: “Sono nato (ahimè!) a Forlì; ma la mia vera patria è Sant’Alberto, 15 km al nord di Ravenna, dove i miei avi hanno sempre vissuto”.

La nuova edizione si deve all’impegno e alla perizia di Renzo Cremante, classe 1942, che è stato docente all’Università di Bologna e a quella di Pavia, filologo e studioso da sempre attento ai casi letterari di Romagna . A Giuseppe Bellosi, classe 1954, studioso dei dialetti, della letteratura dialettale e delle tradizioni popolari, in particolare della Romagna, si deve invece la traduzione italiana. Oltre che all’impegno e al lavoro dell’editore Alfio Longo per la splendida nuova edizione.

Olindo Guerrini, figlio del farmacista di S. Alberto, laureato in giurisprudenza a Bologna, lavorò alla Biblioteca Universitaria (di cui fu anche direttore), poeta e giornalista (collaboratore di numerose testate bolognesi e ravennati, di cui molte satiriche). Usò tantissimi nom de plume, ma il più famoso fu quello di Lorenzo Stecchetti. Nel 1877 con questo nome firmò il suo primo volume di poesie “Postuma”. Vicino agli esponenti milanesi della cosiddetta scapigliatura democratica, nei suoi versi utilizzò una vena erotica e anticlericale.

Partecipò attivamente alle lotte politiche locali, sia a Ravenna che a Bologna. A Ravenna fu consigliere comunale dal 1870 al 1883 e poi lo fu a Bologna dal 1889 al 1891, quando si ritirò da ogni attività politica.

Sono 264 i sonetti pubblicati in questa edizione (undici in più dell’edizione del 1920), distinti in sei sezioni tematiche, ciascuna provvista di un proprio titolo dialettale: “Preludi”, “I dscurs”, “E’ viazz”, “Interludi”, “Vita paisana”, “Pritt”. Scritti in un arco di tempo molto lungo, per un quarantennio a partire dal 1876.

I primi “sonetti romagnoli” sono del 1876 quando, come scrive Cremante nella Introduzione, la Romagna vive “torbidi passioni, in cui mezzo di governo era l’’amunizion’ (…) e arma di ribellione il coltello. Attivo in quegli anni, pur risiedendo stabilmente a Bologna, sulla scena politica e amministrativa ravennate come avversario irriducibile della consorteria clerico–moderata dei ‘brigant’, di “Chi n’fa un cazz”, dei “papalen”, con le armi dell’invettiva, della parodia e della satira, in prosa e in verso”.

Cremante fa proprio, citando il critico attento e competente di poesia dialettale fra Otto e Novecento, il bolognese Oreste Trebbi (1872-1944), la definizione di Olindo Guerrini come “il primo poeta dialettale della Romagna, veramente degno di questo nome”, che ne ha fatto uno “strumento agile e pronto per rappresentare i vari aspetti della vita del popolo minuto della sua regione e per esprimerne l’intimo sentire”.

Richiamando l’influsso notevole che ebbero i poeti dialettali Carlo Porta (1775-1821), milanese, e Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), romano, su Guerrini, Cremante scrive che questa “sia chiamata a surrogare, in qualche misura, la mancanza di una autonoma tradizione poetica dialettale romagnola”.

Ora, per carità, non voglio dire che forse nelle quasi 900 pagine, ricchissime di rinvii e citazioni, sarebbe stato bello se Cremante avesse per lo meno citato una volta il nostro povero poeta ciabattino Giustiniano Villa (1842-1919). Non so se Guerrini abbia mai avuto per le mani uno dei foglietti con le sue zirudele (la prima raccolta delle zirudele di Villa è solo del 1962: “La poesia dialettale di Giustiniano Villa”, annotata e commentata da Luigi Pasquini e Gianni Quondamatteo), ma Cremante certamente ha avuto occasione di occuparsene nei suoi studi romagnoli. Certo, mondi lontani di questi due autori, utilizzo diverso delle rime dialettali (i sonetti per Guerrini, le zirudeli per Villa), ma per l’uno e per l’altro i versi dialettali servivano per narrare la vita politica e sociale dei contadini romagnoli e le loro lotte di classe. In anni difficili per il nuovo Regno d’Italia.

Mi piace chiudere, così come fa Cremante, riprendendo l’affermazione dello scrittore veneto Luigi Meneghello (1922-2007) fatta nel suo libro “Libera nos a malo” (Feltrinelli 1963): “Il dialetto è per certi versi realtà e per altri versi follia”.
Fra i 264 sonetti vi propongo “Elezioni” uscito originariamente sulla rivista satirica “Il Lupo” il 22 giugno 1879.

Andate pure, andè pù là, Battesta,
Che sono stanco d’stêr a cuntrastê.
Dunque fate, fasì coma ch’uv pê,
E vutè pù la scheda prugressesta.

Andate pure, ma badè che questa
Non vorrei ch’a l’avessov da paghê,
E non vorrei ch’ui foss dal nuvitê
Par quii ch’in vô vutê la nostra lesta.

Me av deggh sol ch’al avressov da savè
Che a fêl’amor cun i brigant us magna,
E i libarél in dà gnanca da bé.

Andè pu là! … che Crest uv accompagna! …
Quant a cla cambia lena pu … pruvé
S’uv la sconta la Giovine Romagna.

(Elezioni. Andate pure, andate pur là, Battista, / che sono stanco di stare a contrastare. / Dunque fate, fate come vi pare, / e votate pure la scheda progressista. // Andate pure, ma badate che questa / non vorrei che la doveste pagare, / e non vorrei che ci fossero delle novità / per quelli che non vogliono votare la nostra lista. // Io vi dico solo che lo dovreste sapere / che a far l’amore con i reazionari si mangia, / e i liberali non danno neanche da bere. // Andate pur là! … che Cristo vi accompagni! … / Quanto a quella cambialina poi … provate / se ve la sconta la Giovine Romagna”).

La “Giovine Romagna” fu un giornale democratico ravennate fondato nel 1877 in deliberata opposizione al partito moderato.

Nota di Cremante: “Si notino, nelle parole del candidato della consorteria moderata (‘i brigant’), nelle quartine l’alternanza di lingua e dialetto, nelle terzine l’uso esclusivo del dialetto, quasi per risultare più convincente e farsi comprendere meglio dal subalterno e dialettale Battesta”.

Qualsiasi possibile attualizzazione del testo è responsabilità del singolo lettore.

Paolo Zaghini