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Giocatori più ciechi della fortuna? Ma forse vogliono solo aiutare lo Stato

E’ la fortuna a essere cieca – anzi, ipovedente come si dice oggi – o siamo noi iper-distratti? Domanda inevitabile davanti a casi come quello del biglietto vincente non ritirato al Bar Sport di Pietracuta: 100mila euro sono giaciuti nella vana attesa del legittimo possessore del tagliando di una giocata vincente del Superenalotto, e verranno re-incamerati dallo Stato, che in questo momento ne ha tanto bisogno, con 2.365 miliardi di debito pubblico.

Una goccia, anzi, una molecola d’acqua nell’oceano, ma piuttosto che niente, meglio piuttosto. E mentre la gente normale come voi e me, che nella vita al massimo ha vinto cinque euro solo al quinto tentativo con i gratta e vinci da un euro, sbatte la testa nel muro all’idea che qualcuno abbia avuto per mesi in tasca il passaporto non per la ricchezza, ma per un po’ di tranquillità economica, e l’abbia lasciato scadere, si fa strada un sospetto: che l’anonimo giocatore di Pietracuta, il suo omologo di Mercato Saraceno che ha dimenticato di riscuotere una vincita simile allo stesso concorso, e gli altri sei sconosciuti renitenti alla fortuna che in questi giorni stanno per dire addio a un gruzzolo che difficilmente si ripresenterà, volessero proprio questo: fare beneficenza al super-bisognoso Stato italiano che non riesce ad aggiustare le scuole, ad assumere infermieri a sufficienza negli ospedali, a restaurare gemme del patrimonio artistico, a ridare una casa decente ai terremotati.

Se vi sembrano follemente generosi gli oscuri vincitori romagnoli, che dire dello Smemorato di Sagnino, in provincia di Como, che l’anno scorso non ha ritirato un premio da un milione di euro vinto al concorso natalizio 20 Nababbi a Natale? Su diciannove nababbi laureati dalla Sisal, lui solo ha rifiutato la laurea.

Per non parlare dei 344 milioni e passa vinti al lotto da tanti giocatori per cui l’ebbrezza dell’azzardo finisce consiste nel giocare i numeri sognati la notte, ma non nel controllare se sono usciti.

Sì, forse è questo il vero motivo per cui le vincite vengono neglette: molti tentano la fortuna in un sussulto di ottimismo, ma al momento di confrontarsi con i risultati dell’estrazione si tirano indietro per paura di affrontare una delusione, forse l’ennesima.

Cosa vuoi, andrà come tutte le altre volte, io non vinco mai, troppa fatica cercare l’elenco dei vincitori sul giornale o in rete, confrontare affannosamente i numeri estratti, per poi sentirsi il povero scemo di sempre. E così, quando la fortuna protende le labbra per un bacio, la scacciano via come se fosse una molestatrice alla Weinstein.

Certo, nella lista dei motivi per cui non si ritira una vincita può esserci anche il fato bastardo: problemi di salute, incidenti, biglietti dimenticati in tasca e disintegrati dalla lavatrice. Fatto sta che ogni anno allo Stato resta un bel malloppetto.

Negli Usa le vincite non riscosse (quest’anno un americano non ha ritirato la più grossa vincita alla lotteria di sempre, 1.53 miliardi di dollari – sì, miliardi) vengono distribuite fra tutti gli Stati dell’Unione. E in Italia? Il sindaco di San Leo propone che vengano investite nei comuni dov’è stato acquistato il biglietto. Vedremo così giardinetti ripuliti, arredo urbano restaurato, scuole ammodernate grazie al pessimismo e alla distrazione. Ma su ogni miglioria andrà apposta la targa «Dono della Dea bendata». E’ il minimo.

Lia Celi

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