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Le nuove verità sulle stragi di Fragheto e in Valmarecchia

“Vittime e colpevoli. Le stragi del 1944 a Fragheto e in Valmarecchia” A cura di Antonio Mazzoni – Viella.

Fortemente voluto dall’Istituto Storico della Resistenza di Rimini e dal’Associazione Il Borgo della Pace di Fragheto, questo volume fa il punto sulla strage di Fragheto (oggi in provincia di Rimini, ma allora in quella di Pesaro e Urbino) avvenuta nell’aprile 1944 in cui truppe naziste trucidarono 30 civili, comprese donne e bambini. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 25 aprile 2003 conferì al Comune di Casteldelci, in cui vi è la frazione di Fragheto, la medaglia d’argento al merito civile.

I saggi presenti nel volume tengono conto dell’esito del processo di Verona, tenutosi dal 2012 al 2013, che nel 2014 mise la parola fine alla vicenda giudiziaria che vedeva imputati tre ufficiali del battaglione responsabile dell’eccidio, con l’assoluzione per insufficienza di prove per due e un non luogo a procedere per il terzo militare, deceduto prima del processo.

Se per la giustizia la vicenda è chiusa, così non è per gli storici. Il processo ha portato alla luce preziosi documenti tedeschi fino ad allora sconosciuti: sono emersi documenti, fotografie e testimonianze nel corso degli interrogatori di 17 militari, ormai anziani – tutti sopra gli 85 anni – ma ancora in grado di ricordare.

Scrive nella Introduzione il curatore Antonio Mazzoni: “Abbiamo ripreso e riepilogato gli avvenimenti accaduti nella primavera-estate 1944 in Valmarecchia, per circostanziarli e arricchirli con quanto emerso nei processi”. Se fino all’8 settembre 1943 i legami tra tedeschi e italiani erano stati “contrassegnati dal reciproco sostegno nella condotta del conflitto contro il resto del mondo, dopo questa data, la fratellanza militare si trasformò in aperta ostilità. L’accusa di tradimento rivolta dai tedeschi al governo e all’esercito italiani si concretizzò ben presto in una condotta di guerra spietata anche nei confronti della popolazione civile. La guerriglia partigiana accentuò l’accanimento omicida da parte delle formazioni militari tedesche, sia quelle regolari della Wermacht, sia quelle dei reparti delle SS”.

E’ in questo quadro che si inseriscono le stragi che insanguinarono il territorio italiano dal 1943 in poi, consumate da soldati tedeschi e da militi fascisti ai danni degli abitanti delle borgate collinari e montane, ritenuti collusi con i partigiani.

Per oltre settant’anni i responsabili dell’eccidio sono sfuggiti alla giustizia, poiché si ignorava a quale reparto appartenessero. Grazie alle ricerche compiute dagli storici italiani, in primis il professor Carlo Gentile, negli archivi tedeschi si è riusciti solo in questi ultimi anni ad assegnare un nome al reparto germanico che operò in zona e al suo comandante. Si trattava dello Sturm-Bataillon OB Sudwest che da gennaio a giugno 1944, agli ordini del capitano Hans-Achim Borchert (1916-1944), ebbe il compito di stroncare la lotta partigiana sulla dorsale appenninica, nella zona dove operava l’8.a Brigata Garibaldi.

Sono Elisa Cantori e Elisabetta Gardini (“Gli uomini dello Sturm-Bataillon OB Sudwest”) nel loro saggio ad analizzare la storia, gli uomini di questo reparto tedesco, in Francia dove venne costituito nell’autunno 1943 e poi in Italia (in Liguria, nel forlivese, sui Colli Albani, in Valle Camonica). Ovunque con compiti anti-guerriglia e di rappresaglia ai danni della popolazione civile. Composto da giovanissimi, tutti sotto i venti anni, si sono macchiati di delitti orribili.

Andrea Cominiti (“Sulle tracce di un battaglione tedesco”) in anni di ricerca negli archivi in Germania e di contatti con i reduci tedeschi, ha il merito di avere scoperto e acquisito un archivio privato tedesco di fondamentale importanza, quello del capitano della Wermacht Michael Wechtler (1914-1998), ultimo comandante dello Sturm-Bataillon che operò sia in Valmarecchia che in Valle Camonica, dove Cominiti vive. Tra le carte di Wechtler documenti, diari, testimonianze, foto sue e raccolte tra i camerati, membri del battaglione, ordinati e classificati con grande scrupolo.

Marco Renzi (“La strage del venerdì santo”) ancora una volta ci racconta la storia della strage di Fragheto, aggiornata con tutti i dati emersi nel corso del dibattimento processuale. Suo era il volume “La strage di Fragheto (7 aprile 1944)” pubblicato nel 2007 dalla Società di studi storici per il Montefeltro. Nel saggio, come nei fotogrammi di un film d’azione, si intrecciano e si sovrappongono i movimenti e i sentimenti delle parti coinvolte: i militi tedeschi, i partigiani e gli abitanti del luogo. Il 6 aprile i tedeschi lasciarono Forlì dove sono acquartierati per dirigersi verso il Monte Fumaiolo, convergendo nella località di Capanne dove le bande partigiane dell’’8.a Brigata Garibaldi hanno montato un’infermeria da campo. Di qui iniziano i rastrellamenti e le uccisioni che proseguiranno a Fragheto il giorno seguente, con l’eliminazione di trenta civili, e si concluderanno nella mattinata dell’8 aprile sul greto del torrente Senatello, alla confluenza con il Marecchia. In questo luogo, a poca distanza da Ponte Carattoni, altri otto giovani rastrellati a Capanne verranno fucilati da militi della Guardia Nazionale Fascista che sostengono l’operazione militare tedesca.

Lorenzo Valenti (“Una tormentata vicenda processuale”), storico e avvocato di parte civile nel processo di Verona, ricostruisce con rigore e puntualità le varie fasi che dal 1946 a oggi hanno contrassegnato l’iter processuale inerente alla strage di Fragheto, compresa la scomparsa di tutta la documentazione per decenni nell’”armadio della vergogna”.

Infine Daniele Susini (“L’estate violenta del 1944”) ricostruisce i mesi “caldi” vissuti in Valmarecchia da aprile a settembre 1944. Susini nel suo racconto considera vittime civili anche i partigiani non caduti in combattimento, ma fucilati a sangue freddo nella condizione di prigionieri di guerra. In Valmarecchia commisero in quei mesi atti tremendi non solo i tedeschi ma anche gli italiani della legione “Tagliamento” e il IV battaglione volontari di polizia: a Pennabili, nelle località di Gattara, Lamone, Schigno, a Torricella nel comune di Casteldelci. Susini parla a lungo anche delle violenze sulle donne.

Il volume si conclude con un ricco apparato documentario inerenti il processo di Verona, le testimonianze dei militari tedeschi, le sentenze dei Tribunali italiani inerenti il fatto a partire dal 1947. Sono inoltre pubblicate una decina di foto inedite riguardanti la presenza dello Sturm-Bataillon OB Sudwest in Valmarecchia nel 1944.

Paolo Zaghini

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