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Sono sempre di più quelli che si accorgono di possedere una risorsa a quattro zampe e sanno trarne profitto: grazie ai social naturalmente


Lo sapevate di avere in casa un pet influencer?


18 Febbraio 2024 / Lia Celi

«Ogni donna è seduta sopra la sua fortuna e non lo sa», diceva Mae West, seduttrice disincantata e ben consapevole del potere della femminilità quando è unita a una sana e intelligente ambizione. Parafrasando Mae, potremmo dire che ogni proprietario di cani o gatti ogni giorno raccoglie la cacca della propria fortuna e non lo sa. Oddio, non proprio “ogni” proprietario. Sono sempre di più quelli che si accorgono di avere in casa una risorsa a quattro zampe e sanno trarne profitto, grazie ai social, naturalmente.

E se già la parola “influencer” vi fa digrignare i denti, “pet influencer” (o “pupfluencer”) rischia di procurarvi l’ulcera, perché non indica un essere umano che postando foto e video ha conquistato un tenore di vita che voi potreste raggiungere solo sbancando il Superenalotto, ma un animale da compagnia trasformato dal suo padrone in una star del web profumatamente pagata. Peggio ancora: a volte il padrone è a sua volta un influencer profumatamente pagato – o lo era almeno fino a poco tempo fa, come Chiara Ferragni, la cui cagnolina Matilda, un bulldog francese deceduto lo scorso luglio alla rispettabile età canina di 13 anni, era diventata una celebrità, con 400mila followers su Instagram. Anzi, a farla conoscere all’Italia tutta era stato Fedez, quando, ancora scapolo, l’aveva sfottuta in Vorrei ma non posto per il papillon di Vuitton e il collare più glitterato di una giacca di Elton John. Resistono nel mondo reale e in quello virtuale Audrey, l’ingioiellata Jack Russell di Donatella Versace e i barboncini di Michelle Hunziker.

Ci sono anche sono i pet influencer il cui successo è stato abilmente costruito dai loro padroni a suon di foto, video e post acchiappaclic. Sono cani e gatti di razza, ma anche meticci salvati dai canili, irresistibili per definizione e capaci di colpire al cuore anche i più scontrosi – siamo onesti, anche noi ci sdilinquiamo almeno una volta al giorno sui video di mici birichini e cagnoni coccolosi. Su TikTok spopolano batuffoli di nome JiffPom, Nala e Shibakoma, con milioni di followers e, inevitabilmente, migliaia di emuli. Ormai i pet influencer sono talmente inflazionati che i padroni non sanno più cosa inventarsi per farli notare: c’è chi arriva a colorare di blu le orecchie del suo barboncino o chi punta su altre specie, come criceti, scimmie e volpi. Ma alla fine della fiera i cari vecchi normalissimi cani e gatti di casa sono quelli che piacciono di più, specie se esaltati da un’accorta regia, con un appropriato sottofondo musicale e un commento spiritoso.

Scommetto che ora guardate il vostro Buck con occhi diversi, e vi pentite di avere fatto sterilizzare la vostra gatta, che tre o quattro volte all’anno avrebbe potuto rendervi parecchio sfornando irresistibili cucciolate da filmare per almeno un paio di mesi. Magari vi pentirete di non esservi iscritti alla masterclass in programma proprio questo fine settimana in un hotel di Rimini, in cui esperti content creator insegnavano a trasformare il proprio animale in un divo social.

Io, almeno, un po’ di rimpianto ce l’ho. In casa ho due gatti pigri e malmostosi che si limitano a tappezzare di pelo ogni superficie della casa e mi costano un patrimonio in cibo e lettiera. Forse sono così intrattabili perché si sentono incompresi. Hanno tutto per diventare pet influencer – il look, la stoffa, il carisma – ma io non sono in grado di valorizzare il loro carisma e di lanciarli su TikTok. E non basteranno i croccantini deluxe a farmi perdonare.

Lia Celi