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Ma quel Galasso da Secchiano ammirato da Dante fu uomo di pace o impalatore?

“Galasso da Secchiano, Conte di Montefeltro – Podestà, Capitano del Popolo e condottiero del XIII secolo”
A cura di Roberto Monacchi
Presentazione di Franco Cardini
Società di Studi Storici per il Montefeltro

Questo volume nasce a seguito del Convegno “Galasso da Secchiano, alias Galasso di Montefeltro”, tenutosi a Novafeltria il 27 ottobre 2018, promosso dalla Società di Studi Storici per il Montefeltro. Sono riportate le relazioni, ampliate ed annotate, di Roberto Monacchi (“Galasso feltrio da Secchiano, Podestà, capitano del popolo e condottiero del XIII secolo”, di Gian Paolo Giuseppe Scharf (“Galasso in Toscana”), di Enrico Angiolini (“Galasso da Montefeltro podestà e capitano del popolo di Cesena”).

Gli autori ci portano nel tempestoso clima del basso Medioevo nel Centro Italia, fra Romagna, Marche, Toscana, dove alla fine del 1200 si consuma la fine delle autonomie comunali e l’inizio della nascita delle nuove Signorie territoriali. Galasso da Secchiano, appartenente alla famiglia dei Montefeltro, nato negli anni quaranta del 1200 e morto nel 1300, fu un protagonista di quei decenni tumultuosi: nel 1270 comandante delle forze senesi; nel 1289 guidò le truppe ghibelline di Arezzo contro i guelfi fiorentini nella battaglia di Campaldino dove perse; nel 1290 podestà di Arezzo; nel 1296, a capo della lega ghibellina, occupa Imola; nel 1296, podestà di Cesena, mette a ferro e fuoco la pianura di Ravenna; nel 1298 assedia il castello di Piega e fa strage dei nemici Olivieri; nel 1298, già capitano di Cesena, è fatto anche podestà e terrà queste cariche sino alla sua morte nel 1300.

Nella presentazione del volume lo storico Franco Cardini scrive sulla sua “durezza come partigiano inflessibile della parte ghibellina. Vero è tuttavia che, capitano generale della lega ghibellina dei romagnoli nel 1296 insieme con il noto e arcidiscusso Maghinardo da Susinana, egli contribuì alla quanto meno provvisoria pacificazione di quella terra nota per faziosità e violenza”.

Il lungo periodo di dominazione sulla Città di Cesena, tra il 1296 e il 1300, per 4 anni e 10 mesi, “prima come podestà e quindi come capitano del popolo, fu caratterizzato da illuminata moderazione”.
Annota Scharf come Galasso in Toscana abbia “fama di mediatore”. “Quel che sorprende è tuttavia che tale ritratto non collimi quasi per nulla con quella che fu la fama del personaggio in Romagna, famoso per il suo ardimento e per la sua crudeltà”.
Questo elemento è richiamato anche da Cardini: “a gettare un’ombra crudele sulla sua immagine è valsa anche la recente pubblicazione del romanzo finora inedito di Enrico Carboni (1835-1885) dal titolo Clarice, incentrato sull’eliminazione da parte di Galasso nel 1298 dei difensori del castello di Piega, membri della famiglia Olivieri, che il vincitore spietatamente fece impalare”. Il libro di Carboni, “Clarice. Romanzo medievale. Galasso da Secchiano e la strage degli Olivieri” è stato edito da La Stamperia nel 2019.

Galasso ha uno spazio anche nella “Divina Commedia” di Dante Alighieri (canto XXVII dell’”Inferno”). Lo scrittore fiorentino parla di lui con ammirazione, come persona liberale, che governò la sua città, Cesena, non come signore assoluto ma come funzionario eletto dal popolo. Dante non accenna minimamente alle vicende del castello di Piega.

Non è stato semplice per Monacchi ricostruire il profilo biografico di Galasso per “la carenza di documentazione certa. Ed in effetti per il basso Medioevo la scarsità delle fonti deriva dalla distruzione di archivi, dalla mutabilità dei poteri (…)”. Monacchi cerca di illustrarci la quanto mai complicata geografia politica del Montefeltro e dell’alta Val Marecchia nella seconda parte del Duecento. Borghi, castelli e comuni sotto il controllo di “consorterie o piccole aristocrazie rurali”.

“Questi signori diventano di fatto controllori e sorveglianti dei territori di cui reclamano, spesso, incerte giurisdizioni quando non usurpate, e manifestano la propria supremazia organizzandosi in abitati castelllari anche di nuova fondazione”.

“Il riordino territoriale ed urbanistico, attraverso i diffusi insediamenti fortificati, trova spiegazione in quanto dall’XI e XII secolo la supremazia del vescovo-conte si contrae, entrando in crisi il suo potere per le tensioni con i potentati locali; inoltre il forte scontro tra Ravenna e Roma, la lontananza e la latitanza dei poteri forti quale papato e impero, determinano un vuoto di potere che alimenta lo stato di anarchia, entro cui le famiglie emergenti finiranno per svolgere potere sostitutivo di fatto. Ed allora il Montefeltro si frantuma per la presenza di queste nuove forze”.

“I signori locali controllavano il Montefeltro, terra di viandanti, di pellegrini, di soldataglia”.

Monacchi ci ricostruisce inoltre la storia dei tre castelli di cui era signore Galasso in alta Val Marecchia: Secchiano, Uffogliano e Vico.
Ancora Monacchi: “Il XIII secolo registra la fine del sistema consolare comunale, espressione delle aristocrazie nobiliari; il suo superamento provoca lo sviluppo di una presenza politica più efficiente che corrispondesse alle necessità di dare equilibrio al disordine ed eccessi delle forze in gioco. Giunge il tempo dell’ufficio podestarile (…) il podestà, autorità che per il prestigio e reputazione meritati, anche nell’esercizio della presidenza in altre città, per la riconosciuta notorietà, garantirà le volontà politiche, amministrative, giuridiche e militari delle forze dominanti, siano esse aristocratiche, siano mercantili e delle corporazioni. L’istituto podestarile aveva un preciso carattere tecnocratico, il podestà si avvaleva di tecnici che lo assecondavano nei suoi spostamenti e che costituivano una nuova burocrazia politico-amministrativa, di cui lui era il capo”.

E Galasso da Secchiano nella seconda metà del 1200 sarà podestà e capitano del popolo fra i più noti e reclamati, facente parte della famiglia dei Montefeltro che in quei decenni dominò la scena politica e militare, cugino del più famoso Guido da Montefeltro.

Il volume non scioglie però, pur illustrandoci per quanto possibile la complicata vita di Galasso, se egli deve passare alla storia come impalatore dei nemici o oculato amministratore delle città a Lui affidate. Scrive Cardini a conclusione della sua Presentazione: “Questo volume investe Galasso e il suo operato di nuova, concreta, convincente luce storica e si presenta come un meritorio contributo a una maggiore e migliore conoscenza di una figura meno conosciuta di quanto non abbia finora meritato”.

Paolo Zaghini

(nell’immagine in apertura: le rovine del castello del Sasso di Secchiano)

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