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Natale Nicolò, il capostazione di Rimini che lavorava in segreto per la Resistenza

Lavorando da tempo sulla storia dei partiti politici riminesi e sugli uomini che ne hanno fatto parte, ogni tanto mi capita di soffermarmi su qualche figura, non di primo piano, ma comunque significativa, che ha contribuito a determinare il successo del suo Partito, almeno per un tratto della sua storia. E’ questo il caso di Natale Nicolò, una figura particolare della storia politica riminese, la cui memoria è ormai caduta da tempo nell’oblio. Nicolò fu il capostazione di Rimini per diversi decenni, dagli anni ’30 ai primi anni ‘50. Dunque operò sotto il fascismo, aiutò la Resistenza, e poi dopo la Liberazione fece il Consigliere Comunale del PCI e l’Assessore.

Non ho trovato testi scritti che parlino di Lui, e neppure lontani parenti. Per questo sono dovuto ricorrere alle memorie del ferroviere, prima anarchico e poi comunista, Libero Angeli (1912-1986) (“Uno dei tanti” in “Storie e Storia” n 4/191980): «Abitavo nel Palazzo Ghetti, in Borgo XX Settembre. Il capostazione Nicolò Natale abitava nello stesso Palazzo Ghetti, al piano nobile».

Nel presentare le memorie di Angeli, lo storico Liliano Faenza annotava: «Angeli è figura quasi emblematica di un certo strato di antifascisti negli anni del ventennio e nei mesi della Resistenza. Come tanti altri oppositori rimasti occulti e oscuri come lui, Angeli ci appare infatti più volontario di un movimento che militante di un partito; collegato e separato al tempo stesso dall’organismo in embrione da cui riceve periodicamente indicazioni, e a cui ricorre di quando in quando per attingere fiducia. Seguendo la narrazione del protagonista, infatti, non si è condotti all’interno di un apparato clandestino vero e proprio. Ci si muove invece nella zona fluida di un gruppo di opinione o quasi. Si direbbe che il partito c’è e non c’è. Per tanti e tanti altri come Angeli – negli anni del regime – deve essere stato così, fermo restando sempre, al fondo di ciascuno, lo stato d’animo di avversione al potere costituito». Così deve essere stato in gran parte anche per Nicolò, anche se il ruolo da Lui ricoperto in ambito ferroviario aveva una visibilità ben maggiore di quella dell’operaio ferroviario Angeli (che era stato assunto dalle ferrovie nel 1933).

Si arriva così alla guerra, alla fuga del Re l’8 settembre 1943, all’occupazione tedesca dell’Italia e all’avvio della Resistenza. Attilio Venturi (1896-1990), responsabile militare prima del PCI clandestino e poi del CLN, sempre nel numero 4/1980 di “Storie e Storia” (“Appunti storici di un partigiano”) scrive: «Un altro compito era costituito dal controllo dei treni, onde regolarsi circa la merce trasportata verso sud e verso nord. Infatti da questo si traevano diverse informazioni utili per la resistenza armata. Queste quotidiane informazioni le potevamo avere per il tramite di due compagni capostazione (sic!) quali Angeli Libero e Nicolò Natale, per trasmetterle poi con premura al C.L.N.».

Ricorda ancora Angeli che pochi giorni dopo l’8 settembre «cominciarono a passare, in carri chiusi, i soldati italiani fatti prigionieri e diretti in Germania. In accordo col personale di manovra io ed altri ferrovieri abbiamo provocato delle fughe, specialmente ai primi transiti dei convogli […]. Al compagno Venturi, che teneva i collegamenti, ogni due giorni consegnavamo un rapporto sul movimento dei trasporti militari. Fra il personale dei vari servizi che gravitava in stazione non esisteva più un’organizzazione del partito comunista, né un’organizzazione partigiana, ma singoli membri, non collegati fra loro». Nicolò, per l’incarico che ricopriva e per l’importanza delle informazioni che poteva raccogliere e passare ai partigiani, fu sempre coperto al massimo livello.

La stazione di Rimini dopo i bombardamenti del 1943-44

Nonostante ciò Angeli rischiò per una sua azione temeraria di essere deportato. Ricorda lui stesso: «A causa dei continui bombardamenti, l’ufficio di stazione era stato trasferito in una baracca di legno posta a duecento metri circa dalla via Zavagli. Nel ripostiglio avevo notato due cinturoni militari germanici, con le rivoltelle infilate nelle fondine. I ferrovieri tedeschi, come prendevano servizio, per essere più liberi nell’eseguire le manovre e gli altri lavori, si toglievano il cinturone. Una sera alla fine del mio turno prendo le due rivoltelle e le porto a Semprini, nel Borgo Mazzini. Semprini era l’unico rimasto ancora in città a riparare le biciclette. Una grotta sotto la sua officina fungeva da armeria». Nicolò, a causa delle due rivoltelle sparite, corse il rischio di essere deportato dai tedeschi.

Prima di parlare del dopoguerra, vorrei ricordare alcuni dati anagrafici di Natale Nicolò e della sua famiglia. Era nato a Rimini il 3 febbraio 1894. Negli anni Venti fu assunto in ferrovia e negli anni Trenta divenne il capostazione di Rimini (e lo rimarrà sino ai primi anni ‘50). Sposò il 23 aprile 1921 Marianna Melucci (1893-1952) ed il 28 dicembre 1921 nacque la loro unica figlia, Liliana (1921-1991), insegnante, coniugata nel 1951 con il geometra Romano Rambelli (1921-2012).

Dopo il 21 settembre 1944 i dirigenti del CLN riconobbero il lavoro svolto da Nicolò a favore della Resistenza. Poté finalmente iscriversi alla luce del sole al PCI ed accettare di entrare in lista alle elezioni per la nuova amministrazione comunale di Rimini il 6 ottobre 1946. Venne eletto Consigliere avendo ottenuto 67 preferenze, risultando così il 13° eletto dei 17 consiglieri del PCI (per i candidati del PCI ottenere le preferenze fu sempre un problema, si votava il partito e non l’uomo: per esempio in questa tornata elettorale del 1946 Walter Ceccaroni ne prese solo 42, risultando il 15° degli eletti). Dall’ottobre 1946 diventa Assessore e lo rimase sino all11 aprile 1950 quando si dimise per far rientrare in Giunta l’ex Sindaco Ceccaroni, dopo la prima sospensione prefettizia del 15 novembre 1949, come assessore. Poco dopo viene nominato nella Commissione d’Amministrazione dell’Ospedale riminese.

Alle elezioni suppletive provinciali del 14 marzo 1954 per il collegio Rimini 2 (a seguito della morte del consigliere democristiano Ferruccio Angelini avvenuta il 14 dicembre 1953) Nicolò fu il candidato unico del PCI e del PSI contro il candidato Giuseppe Babbi (1893-1969) della coalizione DC-PRI-PLI-PSDI. Perse, pur ottenendo 5.986 voti (pari al 39,01%) contro gli 8.716 voti (pari al 56,79%) di Babbi.

Non è candidato alle elezioni amministrative del 1951, mentre invece lo sarà a quelle del 27 maggio 1956. Con 291 preferenze venne eletto nella lista del PCI. Ma quel Consiglio Comunale non sarà mai insediato per la parità dei seggi riportati dalle due coalizioni contrapposte. Alle elezioni del 1957 venne nuovamente ricandidato, ma questa volta non fu eletto (risultò essere il 2° dei non eletti della lista del PCI).

Maggio 1956. Immagine di Natale Nicolò apparsa sulla Nuova Voce per la campagna elettorale

Zeno Zaffagnini, dirigente comunale comunista negli anni ’50, lo conobbe e mi ha parlato di Natale Nicolò come di una gran brava persona, con il phisique du role giusto per essere il capostazione in divisa e al servizio del Partito (come quando cedette il suo posto in Giunta a Ceccaroni o accettò di candidarsi al collegio provinciale sapendo che era un collegio blindato democristiano), con un largo seguito fra i ferrovieri. Un compagno sì, ma non certamente un leader politico.

Nicolò morì il 19 marzo 1964 a Rimini all’età di 70 anni.

Paolo Zaghini

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