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Quel che ha fatto Amato Mannocchi per Santarcangelo

Amato Mannocchi con Flavio Semprini: “Così ho amato Santarcangelo. Storie, fatti e personaggi degli ultimi settant’anni di vita cittadina” – Pazzini.

A volte da un libro mi aspetto molto, e quando invece questo molto non c’è la delusione è forte. E’ questo il caso del libro di Amato Mannocchi che, pur essendo stato per molti anni a partire dagli anni ’60 un co-protagonista di molte vicende santarcangiolesi, ci ha dato un testo molto egocentrico, con un percorso solo cronologico delle tante cose che ha fatto. Forse alla fine del volume se ne è reso anche conto se è vero che scrive: “Santarcangelo ha vissuto tanti cambiamenti. Ho cercato di raccontarli in questo libro che può solo essere una testimonianza personale e, giocoforza, parziale, della vita di questo mio meraviglioso paese (…). Questa è la ‘mia’ Santarcangelo, quella che posso raccontare solo dal mio punto di vista, con le mie esperienze personali e pubbliche”.

Mannocchi, classe 1944, è nato a Montalto delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno in una famiglia di contadini. Alla fine degli anni ’40 con la famiglia arrivò a Santarcangelo: “Fu come trovare il paradiso: un terreno finalmente pianeggiante e ricco d’acqua quando a Montalto si coltivava su terreni collinosi e aridi, ricchi solo di calanchi. Era il 1951 e qui si producevano solo cipolle e foraggio per il bestiame. Mio padre, mio zio e altri iniziarono la coltivazione dell’insalata e degli ortaggi, contribuendo in questo modo a far progredire la ricchezza della piccola cittadina”.

Lavorando l’estate al mare, rimediò i soldi per studiare. Nel 1958 si iscrisse a ragioneria e nel 1963 si diplomò. Grazie a don Walter Pasolini trovò lavoro presso l’azienda Nicoletti, ma nel 1965 dovette partire militare (ufficiale bersagliere a Caserta per diciotto mesi). Al rientro, dal 1966 al 1984, lavorò per il servizio opinioni della RAI, la struttura che prima dell’Auditel raccoglieva i pareri dei telespettatori: “In pratica ogni giorno dovevo intervistare almeno quattro santarcangiolesi, presi a campione, per sapere cosa avevano ascoltato alla radio o visto in tv”. Ma contemporaneamente iniziò a lavorare anche per le assicurazioni Generali.

Nel 1967, a 23 anni, cambiò lavoro: entrò in Comea (Cooperativa Operaia Manufatti Edili e Affini) che fabbricava mattonelle in graniglia e cemento come responsabile amministrativo. “La Comea è una cooperativa ‘rossa’ e i venti soci/prestatori d’opera sono tutti comunisti, tranne uno iscritto al PSI”.

“Tutti sanno che io sono dell’Azione Cattolica e all’interno della Comea si sviluppa un certo dibattito sulla mia presenza. Si sviluppa un dibattito leale, che finisce per portare al reciproco rispetto. Del resto io capisco fin da subito di avere a che fare con gente seria, onesta e sincera”. La Comea non era solo una cooperativa: “Oltre a essere una realtà imprenditoriale, è anche una realtà politica e sociale importantissima per la città perché quelli erano anni in cui la solidarietà contava”. Presidente della cooperativa in quegli anni era Giovannino Balducci, “un grande compagno di viaggio”. Nel tempo Comea arrivò a essere la seconda industria santarcangiolese per fatturato, dopo l’Unicem.

Nel 1975 Comea si alleò con la Coop Prefabbricazione guidata da Antonio Benzi ed iniziò a produrre prefabbricati. Ma il mercato italiano si mostrò refrattario a questa tipologia di costruzioni e la rifiutò. Alla fine degli anni ’70 Balducci e Mannocchi chiesero alla CMC di Ravenna di fondersi. L’operazione si realizzò e così si salvarono tutti i posti di lavoro. Mannocchi rimase in CMC sino al 1984.

Nel 1970 su richiesta dell’allora Segretario del PCI Manlio Gattei e del futuro Sindaco Romeo Donati, Mannocchi accettò di essere candidato indipendente nella lista del PCI. Venne eletto e Donati lo chiamò a far parte della sua Giunta con le deleghe al turismo, allo sport e al decentramento. Tante le iniziative che mise in campo per la promozione sportiva: non solo calcio, ma atletica, pugilato, basket, baseball. E grande attenzione e sostegno alle attività sportive delle ragazze e dei giovani.

Come assessore al turismo rivoluzionò la Pro Loco e ne fece un centro assai attivo per l’organizzazione di manifestazioni ed eventi. E’ qui che nacque l’idea del Festival Internazionale del Teatro in Piazza e il Sindaco Romeo Donati la sposò subito con entusiasmo. La prima edizione è del 1971 e “di riffa o di raffa me ne occupo sino al 1980, fintanto che rimango assessore”.

Nel 1975 Mannocchi è rieletto in Consiglio Comunale ed è confermato assessore al turismo e allo sport, con l’aggiunta della delega al commercio e ai vigili urbani. Nel 1976 lanciò il nuovo format della Fiera di San Martino che è in voga ancora oggi. “Il successo è immediato: l’intero paese è coinvolto; le attività e le manifestazioni all’interno della Fiera crescono di numero e vengono diluite su più giorni”. Fu sempre lui che s’inventò nel 1976 la “Coursa di bech e di fiul di bech”, cioè la “Corsa dei cornuti e dei figli dei cornuti” e fu in quell’occasione che apparirono per la prima volta le corna di bue sotto l’Arco in Piazza Ganganelli.

Condivise le scelte urbanistiche messe in campo dal Sindaco Donati nei primi anni ’70 con il nuovo Piano Regolatore, soprattutto la sistemazione del centro storico: qui vi regnava “l’anarchia e sembra di essere in un suk”. Fu Virgilio Landi, un anziano santarcangiolese, che “conosce a menadito la storia delle contrade, ama profondamente Santarcangelo e ha un’idea assolutamente moderna per quel tempo: il recupero del centro storico (…). Landi mi apre gli occhi: il centro storico può diventare davvero un patrimonio turisticamente interessante per la nostra cittadina”. In quegli anni l’Amministrazione comprò anche Palazzo Cenci, oggi sede del Museo Storico Archeologico. Mentre invece non riuscì ad acquistare la rocca malatestiana. Terminò la sua esperienza da Assessore nel 1980, assieme al Sindaco Donati. L’ultimo progetto che avevano a cuore si completerà solo nel 1981: l’apertura del Museo Etnografico, progettato fin dai primi anni ’70 nella sede dell’ex macello comunale. L’apertura avverrà “tra lo scetticismo generale. In molti non ne capiscono l’utilità e le critiche sono feroci”. Ma col tempo in molti capirono che il Sindaco Donati “ci aveva visto giusto”.

Se gli anni ’70 furono quelli dell’avvio delle trasformazioni urbanistiche di Santarcangelo, gli anni ’80 vedono “l’evoluzione verso il commercio e un artigianato più strutturato e moderno che oggi caratterizza Santarcangelo”.
Lasciata l’Amministrazione nel 1980 e la CMC nel 1984, Mannocchi divenne ragioniere commercialista. Fu il promotore della Corte Arbitrale di Romagna alla fine degli anni ’90; nel 1996 diede vita a “Santarcangelo delle professioni” con “l’intento ‘sociale’ di aiutare la città, i mestieri e le professioni”; nei primi anni ’90 divenne Sindaco Revisore della Cassa Rurale ed Artigiana di San Vito e lo rimase sino alla fusione con la Cassa Rurale di Ospedaletto, quando nacque la Banca Malatestiana. Nel 2002 tornò in Pro Loco e la riportò ad essere l’associazione intraprendente che già aveva costruito in passato. E per onorare il suo passato militare, da anni è Presidente dell’Associazione nazionale bersaglieri, Sezione di Rimini.

Insomma una vita attiva, a 360 gradi, tra pubblico e privato, basata sulla concretezza dell’agire. E un amore infinito, questo sì che emerge con forza da tutte le pagine, per questa terra che lo ha accolto ragazzino ormai quasi settanta anni fa.

Paolo Zaghini

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